La narrativa sulla fine della guerra guida ancora Wall Street

I mercati sembrano credere alle parole di Donald Trump su una prossima pace in Medio Oriente anche se proseguono le operazioni militari in Iran, con Teheran che sembra ancora non essere disposta a trattare.
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Wall Street oggi
Modalità ancora risk-on a Wall Street dopo le chiusure positive di ieri arrivate a seguito dell’orizzonte di pace in Medio Oriente indicato da Donald Trump.
Sulla stessa scia, oggi i future sui principali indici (S&P500, Nasdaq e Dow Jones) della Borsa di New York guadagnano circa l’1% quando manca circa un’ora all’avvio delle trattative ufficiali, mentre il dollaro si indebolisce sulle maggiori possibilità di un allentamento monetario, con il cross EUR/USD che torna (+0,40%) sopra quota 1,16, condizionando anche l’andamento dei prezzi dell’oro, in crescita a 4.744 dollari l’oncia (prezzo spot). Bene anche il Bitcoin, crescita del 2%, a 68.500 dollari.
Le prospettive di pace spingono alle vendite gli investitori sul petrolio: Brent a 101,70 dollari e greggio WTI a 98,80 dollari al barile.
La narrativa della fine della guerra
Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero terminare gli attacchi militari all'Iran entro due o tre settimane, anche nel caso in cui non si arrivi ad un accordo con l’Iran. Intanto, Trump dovrebbe rivolgersi alla nazione più tardi nel corso della giornata, alle 3 di notte ora italiana.
"I mercati stanno sposando questa narrativa secondo cui la guerra potrebbe essere finita o almeno che gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi. Questo sta creando un sentimento positivo sugli asset di rischio", spiega Evelyne Gomez-Liechti, analisti multi-asset di Mizuho, aggiungendo però di essere più incline ad essere scettica sul rally: "Ci sono ancora attacchi in corso. Israele non ha ancora parlato di un cessate il fuoco e sono anche una componente molto importante dell'equazione" e "L'Iran non sembra in ogni caso disposto a negoziare".
"Sebbene i segnali di disponibilità a negoziare siano positivi, permangono ostacoli prima di una reale fine del conflitto. La ripresa dei flussi energetici potrebbe richiedere anche più tempo", segnalano gli analisti di Ubs Global Wealth Management, avvisando che "Una fine improvvisa del conflitto, mentre lo status dello Stretto di Hormuz resta incerto, potrebbe anche mantenere i prezzi dell'energia più alti più a lungo".
"Per Trump, questa non è una situazione che può permettersi di prolungare, con i tassi di approvazione in calo e il rischio di un'ulteriore diminuzione", secondo Kenta Inoue, senior fixed-income strategist presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities Co. a Tokyo.
La Fed potrebbe tagliare i tassi?
La fine del conflitto, che dura ormai da oltre un mese, e il calo dei prezzi del petrolio potrebbero consentire alla Federal Reserve di allentare nuovamente la politica monetaria, secondo le previsioni dei mercati monetari. Attualmente, la probabilità che la banca centrale statunitense riduca i tassi di interesse di un quarto di punto entro la fine dell'anno è stimata al 40%, mentre meno di una settimana fa un rialzo dei tassi era stato quasi completamente scontato.
La mancanza di convinzione da parte della Fed sui rischi di inflazione "significa rimanere in attesa, restare fermi perché è pericoloso reagire quando le cose cambiano", segnala Remi Olu-Pitan, responsabile della crescita e del reddito multi-asset presso Schroders, aggiungendo che più a lungo lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso alle spedizioni di energia, "più dovremo pensare ai danni alla crescita".
Con l'attenuarsi delle preoccupazioni per la crisi energetica, "si prevede che la parte a breve termine della curva dei rendimenti scenda, scontando così un taglio dei tassi da parte della Fed, mentre la parte a lungo termine faticherà a salire", secondo Inoue.
Oggi, intanto, sono arrivati alcuni dati macro che l’istituto centrale analizzerà in vista della prossima decisione di politica monetaria.
L’occupazione non agricola di marzo calcolata dall’ADP è risultata di 62 mila unità, leggermente sotto il dato precedente (66 mila) ma oltre le attese (41 mila), mentre le vendite al dettaglio di febbraio sono cresciute su base mensile allo 0,6% (0,5% previsto), dal dato piatto (0%) di gennaio.
Notizie societarie e pre market USA
Nike (-9%): vendite in Cina in calo del 7% nel terzo trimestre, mentre il margine di profitto lordo si contrae per il sesto trimestre consecutivo, scendendo di 130 punti base al 40,2%, soprattutto a causa delle tariffe.
Ncino (+17%): ricavi del 4° trimestre in aumento del 6% a 149,67 milioni di dollari, superando le stime di 147,82 milioni (dati LSEG).
Axsome Therapeutics (+1%): ha acquisito i diritti globali di balipodect, un farmaco orale sperimentale per la schizofrenia e la sindrome di Tourette, dalla giapponese Takeda.
Cyclerion Therapeutics (+37%): si fonderà con Korsana Biosciences, puntando sui trattamenti per l'Alzheimer, e la società combinata otterrà 380 milioni di dollari in finanziamenti privati guidati da Fairmount e Venrock sufficienti a finanziare le operazioni fino al 2029.
Cal-Maine Foods (+3%): vendite nl terzo trimestre a 667 milioni di dollari, oltre una stima media degli analisti di 642 milioni.
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