La performance del settore energetico rallenterà

Gli investitori sono sempre più costretti a muoversi in un ambiente caratterizzato da incertezza. La narrativa positiva dei primi due mesi dell’anno si è invertita a marzo con i mercati azionari deboli e le materie prime che hanno sovraperformato
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
In crescita la seconda lettura dell’inflazione dell’Europa YoY di marzo rispetto alla lettura flash (+2,6% da 2,5%) e in crescita rispetto al +1,9% di febbraio), quale effetto dell’aumento del prezzo dell’energia. Decisamente maggiore delle attese il PhillyFed di aprile (26,7 punti contro 10,3 atteso) e in crescita rispetto ai 18,1 punti di marzo. Minori delle attese le richieste settimanali USA alla disoccupazione (207k contro 213k attese) e in flessione rispetto alle 218k della scorsa settimana. Diminuisce la produzione industriale MoM USA di marzo (-0,5% contro +0,1% atteso) e in flessione rispetto al +0,7% di febbraio, che porta il tendenziale annuo al +0,7% (dal +1,4% di febbraio).
Mentre le ostilità in Medio Oriente persistono, i mercati finanziari continuano ad affrontare una crescente incertezza in un contesto di cessate il fuoco di due settimane che appare sempre più fragile. Gli investitori seguono con attenzione gli sviluppi nella regione, soprattutto a causa delle potenziali ripercussioni che l'aumento dei prezzi dell'energia può avere sull'economia globale. Sebbene i mercati auspichino chiarezza, gli investitori sono sempre più costretti a muoversi in un ambiente caratterizzato da incertezza.
Nei primi due mesi di quest'anno, i mercati globali avevano seguito un andamento più ottimistico. L'indice MSCI Emerging Market e l'indice MSCI Developed Market avevano sovraperformato l'indice S&P 500, mentre a livello settoriale i settori dell'S&P 500 strettamente legati alle condizioni macroeconomiche, come Energia, Materiali, Industria e Servizi di pubblica utilità, erano stati tra i settori con le migliori performance da inizio anno (fino al 27 febbraio).
Gli investitori erano stati incoraggiati dai segnali di una solida crescita economica globale e dalle aspettative di tagli dei tassi da parte delle banche centrali. Tuttavia, la narrativa positiva si è invertita a marzo, quando sono emerse interruzioni nell'approvvigionamento energetico, causando un'impennata dei prezzi del petrolio e riaccendendo le preoccupazioni per l'inflazione e la stabilità economica.
Da allora, i mercati azionari hanno registrato una generale debolezza. Allo stesso tempo, le materie prime si sono affermate come la classe di attivi con la performance migliore. I rischi di inflazione sono riemersi, i tassi di interesse sono aumentati su tutte le scadenze a reddito fisso e le aspettative del mercato si sono spostate dai tagli dei tassi di interesse della Fed, verso la possibilità di futuri aumenti. Gli investitori ora valutano non solo la minaccia di un'inflazione più elevata, ma anche il rischio che prolungate interruzioni possano rallentare la crescita economica globale.
Sebbene la volatilità del mercato riceva spesso un'attenzione negativa, sappiamo che può anche presentare potenziali opportunità per gli investitori disciplinati. La diversificazione è un elemento fondamentale per gli investitori a lungo termine, ma non significa "comprare e dimenticare". Come un giardino, crediamo che un portafoglio debba beneficiare di una manutenzione periodica, in genere sotto forma di ribilanciamento: la pratica di riallocare gli investimenti da titoli le cui valutazioni riteniamo eccessive a titoli che consideriamo potenzialmente più interessanti.
Oggi, per esempio gli analisti stimano interessanti opportunità per un ribilanciamento del portafoglio, spostandolo dal settore energetico, che ha sovraperformato l'indice S&P 500 del 27,5% da inizio anno (al 10 aprile), al settore dell'Information Technology (Tech), che nello stesso periodo ha sottoperformato l'indice S&P 500 del 3,5%. Le valutazioni del settore Tech si sono significativamente ridotte e ora sono in linea con quelle del più ampio S&P 500, considerando il rapporto prezzo/utili previsto per i prossimi 12 mesi.
Nonostante la debolezza dei prezzi, tuttavia, gli analisti ritengono che il settore Tech continui a mostrare un forte potenziale di crescita degli utili. Secondo le previsioni di Bloomberg, al 10 aprile, il settore tecnologico dovrebbe registrare una crescita degli utili del 35% nel 2026, rispetto al 18% dell'indice S&P 500. Ciò significa che gli investitori potrebbero valutare un'esposizione al settore tecnologico, che presenta una crescita degli utili più favorevole rispetto all'indice S&P 500.
Al contrario, gli analisti ritengono che la performance del settore energetico rallenterà una volta raggiunto il picco dei prezzi del petrolio e considerano l'attuale sovraperformance come un'opportunità per riallocare il portafoglio e sottopesare il settore rispetto al suo peso nell'indice S&P 500.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!
