Lagarde: “obiettivo inflazione al 2% nel medio e lungo periodo”

Lagarde: “obiettivo inflazione al 2% nel medio e lungo periodo”

Oggi la BCE non ha modificato la sua politica monetaria e la Presidente ha ribadito il target sui prezzi, specificando che resta sia nel medio e nel lungo termine, anche se restano i rischi inflazionistici a causa dei dazi.

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La Banca centrale europea lascia fermi i tassi

Tutto secondo previsioni: oggi la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse, dopo averli tagliati otto volte in un anno e portandoli dal 4% di un anno prima all’attuale 2%.

Con l'inflazione tornata all'obiettivo della BCE e destinata a rimanervi, il Consiglio dell’istituto ha scelto di non intervenire, proprio mentre i colloqui commerciali tra l'UE e l'amministrazione Trump sembravano giungere alla fase finale.

I banchieri, che hanno preso la decisione all’unanimità, hanno inoltre tracciato un quadro equilibrato dell'economia, con l'incertezza a breve termine sul commercio compensata dagli investimenti pubblici nel futuro. "Riflettendo in parte i precedenti tagli dei tassi di interesse del Consiglio direttivo, l'economia si è finora dimostrata complessivamente resiliente in un contesto globale difficile", ha dichiarato la BCE, aggiungendo che, "allo stesso tempo, il contesto rimane eccezionalmente incerto, soprattutto a causa delle controversie commerciali".

Prospettive incerte

Dopo la decisione si è tenuta la consueta conferenza stampa della Presidente, Christine Lagarde, la quale ha sottolineato che gli indicatori dell'inflazione di fondo suggeriscono che l'inflazione si stabilizzerà al target e le aspettative di inflazione a medio e lungo termine continuano a attestarsi intorno al 2%.

Le prospettive di inflazione nell'area dell'euro sono più incerte del solito, ha aggiunto la Presidente, sottolineano che “il robusto mercato del lavoro, l'aumento dei redditi reali e i solidi bilanci del settore privato continuano a sostenere i consumi". Elementi a cui si potrebbero aggiungere “nel tempo, anche i maggiori investimenti pubblici in difesa e infrastrutture che dovrebbero sostenere la crescita".

"Nel primo trimestre, l'economia è cresciuta più del previsto. Ciò è dovuto in parte al fatto che le aziende hanno anticipato le esportazioni in vista dei previsti aumenti tariffari. Ma la crescita è stata anche sostenuta da maggiori consumi e investimenti privati", ha affermato Lagarde nella sua dichiarazione di apertura.

Tra i rischi, la Presidente ha citato “i dazi doganali effettivi e previsti più elevati, l'euro più forte e la persistente incertezza geopolitica stanno rendendo le aziende più restie a investire".

I negoziati UE-USA sui dazi

Interpellata sui negoziati commerciali UE-USA e sulle notizie secondo cui l'Unione si sta dirigendo verso un accordo commerciale con gli Stati Uniti che si tradurrebbe in una tariffa del 15% sui prodotti UE importati negli Stati Uniti, Lagarde ha avvisato di stare “attenti alla direzione intrapresa dai negoziati”.

“Siamo attenti a dove stanno andando i negoziati commerciali. Non siamo in una posizione negoziale. Stiamo operando sulla base del lavoro che svolgiamo per prevedere e anticipare”, prosegue.

"Ma una cosa che aggiungerei è che prima si risolverà questa situazione, minore sarà l'incertezza che dovremo affrontare e questo sarebbe gradito a tutti gli attori economici, noi compresi", ha concluso Lagarde.

Quali le prossime mosse secondo analisti

Se "al 2%, i tassi rimangono saldamente al centro dell'intervallo neutrale della BCE, compreso tra l'1,5% e il 2,5%”, secondo Marchel Alexandrovich, economista presso Saktnarsg Ecibinucs, “l'incertezza è tuttavia molto elevata e, se le tensioni commerciali dovessero intensificarsi, potrebbe essere necessario un ulteriore allentamento monetario più avanti nel corso dell'anno per sostenere la fiducia di imprese e consumatori".

Per Sylvain Broyer, Chief Emea Economist presso S&P Global Ratings, il tasso di riferimento “è praticamente pari a zero in termini reali. Il mercato del lavoro è ancora teso, il che significa che il tasso di disoccupazione è al di sotto del suo equilibrio, e la BCE crede in una relazione di tipo Phillips tra disoccupazione e inflazione. Inoltre, la Germania sta per avviare un'enorme ristrutturazione della sua economia, che avrà ricadute positive sul resto dell'eurozona e oltre”. Per questo motivo, “forse la prossima mossa della BCE non sarà al ribasso, come credono i mercati, ma la pausa può durare e la prossima mossa potrebbe essere al rialzo."

Chi punta su un prossimo taglio è Mathieu Savary, Chief Strategist presso BCE Research. "La BCE è rimasta immobile oggi, ma questa pausa non è la fine della storia. La disinflazione è già profondamente radicata in tutta la zona euro. Ora, con un euro più forte, i dazi statunitensi incombenti e l'intensificarsi della concorrenza cinese, la regione si trova ad affrontare una nuova minaccia: la deflazione. Il Consiglio direttivo potrebbe presto trovarsi costretto a tagliare i tassi in modo più aggressivo di quanto i mercati attualmente prevedano”, conclude Savary.

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