Ma davvero l'Italia non prenderà i soldi del PNRR?


Per la prima volta il nostro Governo ammette ritardi degli investimenti del PNRR. Il mancato rispetto degli obiettivi sospende o non consente di erogare le somme pattuite: entro fine aprile si sapranno le decisioni della Commissione Europea.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM


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Fiducia dei consumatori USA MoM di aprile in uscita oggi alle 16:00 (stima 104 punti contro 104,2 di marzo).

Ieri l’indice IFO di aprile è risultato leggermente più basso delle attese (93,6 punti contro 94 atteso), ma superiore a quello di marzo e pari a 93,2 punti.

Negli ultimi giorni diversi membri del nostro Governo hanno ammesso ritardi e ostacoli nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il ministro per gli Affari Europei, Fitto, ha spiegato che è matematico che il governo non riuscirà a raggiungere alcuni degli obiettivi previsti dal piano. Sono timori che circolavano da mesi, ma è la prima volta che il governo li ha esplicitati così chiaramente da quando è entrato in carica, cinque mesi fa.

I denari del PNRR, come noto, non arrivano tutti in una volta. Ogni sei mesi la Commissione Europea, che si occupa del monitoraggio dei vari piani nazionali, versa una rata da diversi miliardi in base al rispetto di scadenze e obiettivi imposti all’inizio del piano. Il loro mancato rispetto può far perdere il diritto a ricevere una parte di finanziamento. Più di frequente capita che la Commissione sospenda il versamento della rata per spingere il governo a fare di più per raggiungere gli obiettivi fissati.

Ed è proprio quello che è successo in questi ultimi giorni. La Commissione Europea ha fatto sapere che esaminerà i risultati raggiunti dall’Italia negli ultimi sei mesi del 2022 soltanto a fine aprile, un mese dopo quanto previsto. E solo allora approverà o rinvierà l’erogazione della rata prevista, che vale 19 miliardi di euro.

Al di la delle decisioni della Commissione Europea, che non ci è dato di conoscere, ci sembra importante focalizzare l’attenzione sulle aziende coinvolte dal PNRR. In particolare, dove sono destinati gli investimenti previsti dal piano e quindi quali sono le aziende che ne potranno beneficiare più di altre?

Cominciamo con il dire di che cosa stiamo parlando. Come noto, il PNRR prevede un’ambiziosa agenda di riforme di cui le quattro principali riguardano: la pubblica amministrazione, la giustizia, la semplificazione e la competitività. Il PNRR è pienamente coerente con i sei pilastri del Next Generation EU riguardo le quote da destinare ai progetti green (37%) e digitali (20%).

Le risorse stanziate nel PNRR sono pari a 191,5 miliardi di euro, anche se per finanziare ulteriori interventi il Governo Italiano ha approvato un Fondo Complementare ulteriore pari a 30,6 miliardi di euro, portando quindi gli investimenti a 222,1 miliardi di euro, ripartite in sei “missioni”:

Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, per 40,32 miliardi. I progetti di investimento hanno l’obiettivo di favorire l’innovazione in chiave digitale, sostenendo le infrastrutture del Paese e la trasformazione dei processi produttivi delle imprese e sono accompagnati dalla riforma sulla proprietà industriale che mira a definire una strategia pluriennale per promuoverne la cultura, l’innovazione e gli strumenti di protezione e valorizzazione;

Rivoluzione verde e transizione ecologica per 59,47 miliardi. I progetti di investimento hanno l’obiettivo di favorire la transizione verde del Paese puntando su energia prodotta da fonti rinnovabili, aumentando la resilienza ai cambiamenti climatici, sostenendo gli investimenti in ricerca e innovazione e incentivando il trasporto pubblico sostenibile. Sono previsti inoltre 250 milioni di euro per la crescita di startup innovative nel settore della transizione ecologica con lo scopo di creare un Green Transition Fund (GTF), gestito da CDP Venture Capital, rivolto ai settori delle rinnovabili, dell’economia circolare, della mobilità, dell’efficienza energetica, dello smaltimento dei rifiuti, dello stoccaggio di energia e affini. Il GTF investirà in fondi di venture capital, startup e programmi di incubazione/accelerazione;

Infrastrutture per una mobilità sostenibile per 25,40 miliardi. Entro il 2026 gli investimenti mirano a rendere l’intero sistema infrastrutturale Italiano più moderno, digitale e sostenibile e in grado di rispondere alla sfida della decarbonizzazione indicata dall’Unione Europea. Gli investimenti previsti si pongono in linea con quanto previsto dall’attuale Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), laddove prevede che per i trasporti si attribuisce rilievo prioritario alle politiche per il contenimento del fabbisogno di mobilità e all’incremento della mobilità collettiva, in particolare su rotaia, compreso lo spostamento del trasporto merci da gomma a ferro;

Istruzione e ricerca per 30,88 miliardi, con il fine di potenziare le competenze presenti nel nostro Paese e cogliere le sfide tecnologiche e ambientali. Le misure previste nel PNRR sono finalizzate a favorire un’efficace interazione tra il mondo della ricerca e il mondo produttivo, migliorare la propensione all’innovazione delle piccole e medie imprese e la loro partecipazione a filiere strategiche per la competitività nazionale ed europea, a cominciare dagli IPCEI (batterie, microelettronica, idrogeno) fino ai centri di trasferimento tecnologico;

Inclusione e coesione per 19,81 miliardi allo scopo di favorire l’avvio di nuova imprenditorialità femminile. Gli investimenti previsti hanno un ruolo di grande rilievo nel perseguimento degli obiettivi, trasversali a tutto il PNRR, di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne. Tali interventi pongono rimedio agli scarsi investimenti nelle competenze, e al conseguente rallentamento della transizione verso un'economia basata sulla conoscenza: sono previsti investimenti in attività di upskilling, reskilling e life-long learning, che mirano a far ripartire la crescita della produttività e migliorare la competitività delle PMI e delle microimprese italiane. Il progetto è stato avviato dal ministro Giorgetti che ha reso operativo il “Fondo Impresa Donna”, previsto nella legge di Bilancio 2021, destinando un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro;

Salute per 15,63 miliardi. La strategia perseguita con il PNRR è volta ad affrontare in maniera sinergica tutti gli aspetti critici del Servizio Sanitario Nazionale messi in luce dalla pandemia. Un significativo sforzo in termini di riforme e investimenti è finalizzato ad allineare i servizi ai bisogni di cura dei pazienti in ogni area del Paese. Inoltre, una larga parte delle risorse è destinata a migliorare le dotazioni infrastrutturali e tecnologiche, a promuovere la ricerca e l'innovazione e allo sviluppo di competenze tecnico-professionale, digitale e manageriali del personale.

Ogni progetto è stato disegnato per rafforzare il potenziale di crescita del Paese secondo una precisa visione di politica industriale, in accordo alle “Raccomandazioni Specifiche” della Commissione Europea. L’obiettivo dichiarato è quello di porre le basi per uno sviluppo duraturo e sostenibile dell’economia nazionale, garantendo la rapidità di esecuzione dei progetti attraverso una semplificazione degli strumenti in modo da favorire un aumento della produttività.

Si capisce quindi immediatamente quali siano le imprese maggiormente coinvolte dagli investimenti del PNRR e che hanno difronte un’opportunità unica di sviluppo. Sono tutte quelle che operano nel settore della digitalizzazione di prodotto ma anche di processo, della cyber security, della trasmissione di dati su rete fissa o mobile. Ma anche tutte le imprese avamposto della rivoluzione verde, da quelle locali a quelli nazionali, senza dimenticare tutte quelle che operano nel settore delle infrastrutture e della salute. Il discorso vale un po’ per tutte le Borse Europee, ma la parte del leone tocca a Piazza Affari: per fare un esempio, nel solo settore della digitalizzazione all’Italia toccano, come abbiamo, visto 40 miliardi di euro, alla Spagna 24, alla Germania 12 e alla Francia 10.

La speranza è che finalmente anche il nostro Paese possa imboccare la strada della crescita sostenibile. Lo capiremo comunque abbastanza presto.

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