Marcia indietro di Musk: Tesla non licenzia (o forse sì)


Con un nuovo tweet l’imprenditore sabato ha annunciato che nei prossimi 12 mesi l’organico complessivo aumenterà, ma il numero degli stipendiati dovrebbe restare piuttosto stabile.


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Il giudizio dell’analista Dan Ives: una bizzarra soap opera.

Forse colpito dalla reazione negativa del mercato finanziario, Elon Musk nel weekend ha fatto un passo indietro e sabato ha scritto che l’organico complessivo di Tesla è destinato a crescere. Strana e contraddittoria affermazione, diffusa via Twitter solo 24 ore dopo l’annuncio di venerdì 3 giugno in cui il Ceo di Tesla diceva che si preparava a tagliare l’organico del 10%. Qual è la verità forse non lo sa nemmeno Musk, che negli anni ci ha abituato a questa tecnica di comunicazione (o di contrattazione) fatta di ballon d’essai che poi vengono ritrattati.

Come dice il noto analista di Wedbush, Dan Ives, uno che Tesla e il suo fondatore li conosce molto bene, “probabilmente Musk ha cercato di inviare un segnale ai suoi dipendenti, ma gli si è ritorto contro e ora ha fatto una ritrattazione delle sue affermazioni”. Giudizio finale dell’analista: “Un’altra bizzarra soap opera".

Titolo in rialzo nel pre-market di lunedì.

Venerdì scorso Musk non aveva dato una spiegazione degna di quel grande manager pianificatore che in realtà è. “Ho un bruttissimo presentimento sull’economia”, aveva scritto, quindi licenzio. Emotiva come non mai, Wall Street ha reagito con un ribasso del 9,2% dell’azione Tesla, scesa a 703,55 dollari. Oggi, dopo la fumosa marcia indietro dell’imprenditore, l’azione Tesla è scambiata nel pre-market in rialzo del 3% a 723,50 dollari.

Il messaggio di venerdì aveva sorpreso bruscamente il mercato, perché nel mondo finanziario tutti sanno che in questa fase Tesla è duramente impegnata ad aumentare la produzione, sia nel suo stabilimento principale a Shanghai, sia nelle nuove fabbriche appena avviate di Berlino e Austin (Texas). L’organico totale di Tesla oggi conta circa 100.000 persone ed è cresciuto del 40% nel 2021, anno in cui il numero delle vetture prodotte da Tesla è aumentato dell’85%. Il consensus degli analisti prevede che nel 2022 le vendite di Tesla crescano del 50% raggiungendo 1,4 milioni di veicoli. E’ un obiettivo possibile con il 10% dell’organico in meno?

Il 40% dei dipendenti Tesla lavora sulle linee di montaggio.

Nel tweet correttivo di sabato scorso Musk ha scritto che nei prossimi 12 mesi l’organico complessivo aumenterà, ma il numero degli stipendiati dovrebbe restare piuttosto stabile. Oggi circa il 40% dei dipendenti Tesla lavora sulle linee di montaggio.

La sensazione è che Musk abbia messo nel mirino quella che lui chiama “l’etica del lavoratore” che per lui, come ha detto un mese fa intervenendo a Miami all’evento All Inn Summit, ha come massima espressione il lavoratore che resta anche a dormire in fabbrica. Lo ha fatto lui stesso per mesi nel 2018, quando Tesla non riusciva a fare decollare la produzione della nuova Model 3. Lo hanno fatto nei mesi scorsi i dipendenti della fabbrica di Shanghai, che nonostante il lockdown per Covid ha potuto continuare a produrre perché il management si è impegnato con le autorità ad adottare la formula del “tutti chiusi dentro”. Per settimane i lavoratori non sono tornati a casa.

A Tesla il record delle multe per violazione delle norme sulla sicurezza.

Coerente con questa visione, pochi giorni fa Musk ha decretato la fine dello smart working: un impiegato, ha detto, deve farsi vedere in ufficio almeno 40 ore alla settimana, e più ha incarichi di responsabilità, più la sua presenza deve essere visibile.

Nell’etica del lavoro, come la intende Musk, non c’è un grande spazio per il rispetto delle regole. Secondo Forbes, nell’industria automobilistica Usa Tesla ha il record delle multe per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Dal 1° marzo 2019 l’Occupational Safety and Health Administration ha contestato a Tesla 29 infrazioni e l’ha condannata a pagare 393.000 dollari di multe federali.

Nello stesso periodo, tutti gli altri 14 costruttori americani di auto e veicoli commerciali, inclusi General Motors, Ford, Toyota, Stellantis, Honda, Hyundai, Nissan, Kia, Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, hanno totalizzato complessivamente 21 infrazioni e hanno pagato multe per 148.488 dollari.

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Codice: TSLA.US
Isin: US88160R1014
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