Mercedes affonda sotto i dazi Usa... che non frenano la Cina

Mercedes affonda sotto i dazi Usa...  che non frenano la Cina

I conti del gruppo tedesco segnano un brusco calo degli utili, con un impatto diretto dei dazi stimato in un miliardo di euro. Intanto, secondo i dati CNBC, le esportazioni cinesi verso gli Usa tengono e le entrate tariffarie migliorano il bilancio federale americano

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Conti Mercedes: utile in calo del 57%

Il primo bilancio concreto dei dazi voluti da Donald Trump arriva dai conti di Mercedes-Benz. Il gruppo automobilistico tedesco ha chiuso il 2025 con un utile operativo di 5,8 miliardi di euro, in calo del 57% rispetto all’anno precedente e nettamente inferiore alle attese del mercato, che puntavano a circa 6,6 miliardi. Un risultato che segna uno dei peggiori arretramenti degli ultimi anni e che il management attribuisce, tra le altre cose, a un impatto diretto dei dazi statunitensi stimato in circa 1 miliardo di euro.

La notizia, annunciata oggi, fornisce una fotografia chiara di come le tensioni commerciali stiano incidendo sui grandi gruppi europei più esposti al mercato Usa. Il titolo Mercedes sta reagendo negativamente in Borsa: a metà seduta la quotazione è in calo del 3,6% a 55,86 euro. Dall’inizio dell’anno la flessione è del 10%.

Sono evidenti le preoccupazioni degli investitori per un contesto che resta complesso: concorrenza cinese sempre più aggressiva, costi industriali in crescita, transizione all’elettrico ancora non pienamente profittevole e, ora, un quadro tariffario penalizzante.

Il caso Mercedes e le difficoltà dell’industria europea

Nel dettaglio, Mercedes ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 132,2 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, ma con margini in forte compressione. Il gruppo ha già annunciato nuovi piani di riduzione dei costi per il 2026 e un obiettivo di ritorno sulle vendite per la divisione auto compreso tra il 3% e il 5%, in calo rispetto al 5% registrato nel 2025. Anche il free cash flow industriale è atteso in lieve flessione rispetto ai 5,4 miliardi dell’anno scorso.

Il messaggio è chiaro: per l’industria europea dell’auto, i dazi statunitensi rappresentano un costo reale e immediato, che si somma a una fase già delicata del ciclo industriale. Mercedes non è un’eccezione, ma uno dei primi grandi gruppi a mettere nero su bianco l’impatto delle nuove barriere commerciali.

Dazi e conti pubblici Usa: entrate record, deficit in calo

Sul fronte dei conti pubblici statunitensi, invece, il bilancio dei dazi è finora positivo. Secondo i dati del Tesoro, ripresi da CNBC, nel solo mese di gennaio le entrate da dazi doganali hanno raggiunto i 30 miliardi di dollari. Dall’inizio dell’anno fiscale, il gettito complessivo è salito a 124 miliardi, in aumento del 304% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Questo flusso di entrate ha contribuito a ridurre il deficit federale. A gennaio il disavanzo si è attestato a circa 95 miliardi di dollari, in calo del 26% su base annua. Nei primi quattro mesi dell’anno fiscale, il deficit complessivo è sceso a 697 miliardi, con una riduzione del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (21% considerando gli aggiustamenti di calendario).

Il miglioramento resta però parziale, in un contesto in cui il peso degli interessi sul debito pubblico – ormai pari a 38.600 miliardi di dollari – continua a crescere. Solo a gennaio, la spesa per interessi netti ha raggiunto i 76 miliardi di dollari, mentre dall’inizio dell’anno fiscale il conto complessivo supera i 426 miliardi.

L’attesa per la Corte Suprema

Su questo fragile equilibrio grava ora la decisione della Corte Suprema, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump. La Corte ha già ascoltato le argomentazioni lo scorso novembre e il verdetto, atteso inizialmente per gennaio, è stato rinviato non si sa a quando, ma di sicuro non prima del 20 febbraio.

Un’eventuale sentenza negativa potrebbe costringere il governo statunitense a rimborsare le somme incassate, trasformando quello che oggi appare come un beneficio fiscale in un potenziale problema di bilancio di ampia portata.

Cina: export verso gli Usa sorprendentemente resiliente

Mentre le aziende europee iniziano a mostrare i segni della pressione tariffaria, l’obiettivo dichiarato dei dazi – frenare l’export cinese verso gli Stati Uniti – appare finora mancato. I dati riportati da CNBC delineano un quadro di forte attività dell’industria e della logistica cinese.

A gennaio, secondo le stime del China Beige Book, la produzione industriale cinese è cresciuta su base annua, con un’accelerazione sia degli ordini domestici sia di quelli destinati all’export. Nella settimana conclusa il 1° febbraio, i principali porti cinesi hanno movimentato circa il 40% di container in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando il ritmo di crescita più elevato degli ultimi dodici mesi.

I flussi verso gli Stati Uniti restano robusti. Secondo i dati dell’ufficio studi di HSBC, le spedizioni di container diretti verso il mercato americano sono risultate superiori ai livelli del 2024 e del 2025 per gran parte del mese di gennaio e inizio febbraio. Anche i costi di trasporto riflettono questa pressione: le tariffe di trucking (trasporto su strada) in alcune aree sono salite fino all’80%, mentre lo Shanghai Containerized Freight Index si è mosso tra 1.400 e 1.656 punti, valori superiori alle medie storiche di lungo periodo.

Anche il trasporto aereo mostra segnali di tensione: l’indice Baltic Exchange per le spedizioni in uscita da Shanghai Pudong è salito del 5,3% nella settimana chiusa il 2 febbraio. Numeri che indicano come, nonostante i dazi, le catene di fornitura tra Cina e Stati Uniti continuino a funzionare a pieno regime.

Dazi, un bilancio provvisorio

A quasi un anno dall’introduzione dei dazi, il bilancio resta dunque contraddittorio. I conti pubblici statunitensi beneficiano di un gettito record, le aziende europee – come dimostra il caso Mercedes – iniziano a pagarne il prezzo, mentre l’export cinese verso gli Stati Uniti mostra una capacità di adattamento superiore alle attese. La decisione della Corte Suprema potrebbe cambiare radicalmente lo scenario, trasformando una misura nata come leva politica e fiscale in un fattore di instabilità per i conti pubblici americani.

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