Messico, per Schroders la ripresa sta perdendo slancio


Schroders ha una view relativamente neutrale sul Paese centroamericano. Ma gli sviluppi dipenderanno, almeno in parte, dalla crescita degli Stati Uniti, la cui economia, essenziale per il Messico, è per ora stabile ma potrebbe rallentare.

A cura di Robert Davy, Emerging Market Equities Fund Manager presso Schroders


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Il brusco aumento dei prezzi delle commodity ha contribuito da inizio anno alla frenata delle Borse globali, inclusi i Paesi in via di sviluppo, dove l’indice MSCI Emerging Markets è in ribasso del 14,4% su base annua. In controtendenza invece, l'America Latina, dove l'indice MSCI EM Latin America è in rialzo del 10%. L’eccezione è però il Messico, in lieve calo.

Nel 2021 il Paese centroamericano ha registrato le migliori performance dell'America Latina, e tra i migliori all'interno dell'indice MSCI Emerging Markets. Quella messicana è “un'economia orientata alle esportazioni, ma a differenza della maggior parte dell'America Latina è concentrata soprattutto sui beni manifatturieri, ed ha beneficiato della forte ripresa del Pil USA, e quindi della crescita della domanda”, spiega Robert Davy, Emerging Market Equities Fund Manager presso Schroders.

Il Messico, che non dipende dalle esportazioni di commodity, non ha beneficiato del rimbalzo dell'ultimo periodo, ed è ora un importatore netto di combustibili.

Outlook per l'economia messicana

I fattori che hanno portato a un rallentamento della performance economica a fine 2021 e inizio 2022 non si sono ancora esauriti, tra cui la disruption delle catene di approvvigionamento, la pandemia e i cambiamenti normativi riguardo all'outsourcing del personale.

“Sul lungo periodo il fenomeno del 'nearshoring' della produzione manifatturiera potrebbe continuare a supportare la crescita del Messico. Un fenomeno finora guidato dalle aziende cinesi che stanno spostando gli impianti di produzione per avvicinarsi agli USA”, spiega l’esperto di Schroders.

Inflazione e Peso messicano

In questo contesto, l'inflazione messicana a marzo ha raggiunto quasi il 7,5% su base annua, principalmente spinta dai prezzi dell'energia e dei beni alimentari e dalle disruption delle catene di approvvigionamento. La risposta della banca centrale è stato un ulteriore rialzo di 50pb a marzo, portando il policy rate al 6,5%. Secondo Davy, tassi più alti potrebbero smorzare ulteriormente la crescita, “anche se la penetrazione del credito è molto bassa rispetto ad altri mercati emergenti, e di conseguenza la politica monetaria ha un impatto minore sull'economia in generale”.

L'aumento dei prezzi delle commodity è stato favorevole per diversi Paesi esportatori di materie prime, soprattutto in America Latina, e anche se il peso messicano si è apprezzato rispetto al dollaro, i guadagni sono stati più contenuti. Il tasso di cambio reale resta al di sopra della media degli ultimi 5 anni, ma continua a essere inferiore rispetto alla media di lungo termine.

View relativamente neutrale

Schroders mantiene una view relativamente neutrale sul Paese. “Guardando avanti, - conclude l’esperto - gli sviluppi dipenderanno, almeno in parte, dalla crescita degli Stati Uniti”, la cui economia, per ora stabile, potrebbe rallentare insieme agli scambi commerciali e far ridurre la domanda di beni manifatturieri.

Inoltre, a preoccupare sono anche le possibili politiche dell'Amministrazione messicana, di nuovo al centro della scena.

Dopo essere stato uno dei maggiori mercati azionari per performance nel 2021, le valutazioni sono salite e il momentum è cambiato, rendendo il profilo rischio/rendimento meno attraente.


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