Metalli ancora protagonisti: nuovi record per oro, argento e rame

Il 2026 continua a essere positivo per vari metalli alla luce delle turbolenze geopolitiche e delle previsioni sui futuri tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
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Quotazioni record per oro, argento e altri metalli
Prosegue l’inizio 2026 positivo per l’oro e gli altri metalli, con gli investitori che scommettono su ulteriori tagli dei tassi di interesse nel corso dell’anno a seguito dei dati sull’inflazione diffusi ieri.
L’oro tocca un nuovo record a 4.640 dollari (prezzo spot), aggiornato solo lunedì scorso, mentre l’argento spot supera quota 90 dollari l’oncia dopo una crescita del 5%. L’oro è salito del 65% lo scorso anno, mentre l’argento è quasi raddoppiato (+150%): entrambi hanno registrato la migliore performance annuale dal 1979.
Tra gli altri metalli si distingue lo stagno, con un rialzo arrivato fino al 6%, mentre anche il rame ha ripreso la sua corsa.
Le ragioni del rally
Le materie prime hanno registrato guadagni straordinari dalla fine del 2025, con i trader che si preparano a un anno in cui la Fed dovrebbe ridurre ulteriormente i costi di finanziamento per sostenere la crescita statunitense. Questo ha rafforzato i metalli di base, mentre quelli preziosi beneficiano anche dei rinnovati attacchi alla Fed da parte dell’amministrazione Trump e di un contesto geopolitico sempre più teso.
Molti metalli stanno beneficiando anche delle prospettive di una maggiore domanda manifatturiera, tra cui i settori in crescita come l’intelligenza artificiale.
Il cosiddetto ‘debasement trade’ — la strategia con cui gli investitori evitano obbligazioni e valute governative per timori di livelli di debito eccessivi — ha sostenuto il rally, in particolare nei metalli preziosi. Un dollaro relativamente debole rende infatti le materie prime denominate in valuta statunitense più economiche per molti acquirenti.
“Quando l’oro si muove per primo, di solito è il segnale di un calo di fiducia nelle valute fiat”, spiega Hao Hong, chief investment officer di Lotus Asset Management Ltd. e influente commentatore dei mercati cinesi, sostenitore dei metalli. “Poiché tutto viene misurato in rapporto all’oro, la maggior parte degli asset sembrano oggi a buon mercato: è un forte vento a favore per le materie prime, soprattutto per i metalli”.
Anche il clima più ottimistico nei mercati finanziari cinesi ha contribuito, con gli investitori che nelle ultime settimane si sono riversati nei future sui metalli e nelle azioni. I più recenti dati commerciali della principale economia asiatica mostrano esportazioni in forte crescita, aggiungendosi ad altri segnali di resilienza come l’aumento dell’attività nelle fabbriche.
La domanda di beni rifugio è stata inoltre rafforzata dalla cattura del leader venezuelano da parte del presidente Trump, dalle sue rinnovate minacce di acquisire la Groenlandia, e dalle proteste violente in Iran che potrebbero portare al rovesciamento del regime islamico.
Turbolenze commerciali
I metalli di base hanno nel complesso beneficiato delle aspettative di un’offerta più rigida nel 2026, mentre miniere e fonderie in tutto il mondo faticano a tenere il passo con la domanda. Il mercato del rame ha registrato numerose interruzioni nel 2025, la produzione di alluminio ha incontrato vincoli in Cina e le esportazioni di stagno sono state limitate nel secondo maggiore fornitore mondiale, l’Indonesia.
“Un numero crescente di investitori riconosce la tendenza più strutturale di alcuni metalli, oltre ai problemi dal lato dell’offerta”, sottolinea Alexandre Carrier, gestore di portafoglio presso DNCA Invest Strategic Resource Funds.
Alcune materie prime — in particolare argento e rame — hanno inoltre beneficiato della prospettiva di dazi all’importazione negli Stati Uniti. I rialzi del rame sono stati in parte alimentati dall’attesa decisione della Casa Bianca sulle tasse di importazione previste più avanti nel 2026, spingendo i trader ad affrettare le spedizioni verso i porti statunitensi. Il mercato resta anche in attesa dell’esito dell’indagine statunitense ai sensi della Sezione 232, che potrebbe portare a tariffe sull’argento.
“Il timore di nuovi dazi sull’argento ha fatto sì che una grande quantità di metallo restasse bloccata negli Stati Uniti, limitando i flussi verso il mercato globale”, spiega Liu Shiyao, analista di Zijin Tianfeng Futures.
I recenti rialzi dei metalli sottolineano la forza dei flussi d’investimento, con un forte aumento della speculazione da Shanghai a New York. I volumi di scambio sul Comex e sulla Shanghai Futures Exchange sono rimasti elevati dalla fine di dicembre, mentre il totale degli interessi aperti sui sei metalli di base quotati alla SHFE ha raggiunto oggi un record.
Previsioni sul futuro
Citigroup ha rivisto al rialzo le sue previsioni a tre mesi per oro e argento rispettivamente a 5 mila dollari l’oncia e 100 dollari l’oncia.
La domanda di oro e argento come “copertura contro l’inflazione o le instabilità finanziarie” dovrebbe continuare anche nel 2026, sebbene i guadagni non saranno probabilmente forti come nel 2025, ha affermato David Chao, strategist globale di Invesco Asset Management, società che gestisce oltre 2.000 miliardi di dollari di attivi, prevedendo che “quest’anno l’oro probabilmente supererà l’argento, a causa delle recenti incertezze geopolitiche”.
Tuttavia, non mancano voci di cautela, in particolare per i metalli industriali. Citigroup e Goldman Sachs, ad esempio, prevedono un calo dei prezzi del rame più avanti nell’anno dopo che la domanda fisica cinese è rimasta fiacca dalla fine del 2025.
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