Microsoft, un’occasione di acquisto. L’analisi di Barron’s

Dopo il calo degli ultimi mesi, il gruppo di Redmond tratta a multipli inferiori a quelli di società difensive come Coca-Cola e Home Depot. Eccessivi i timori sull’AI mentre, al contrario, le prospettive di crescita appaiono solide.
Indice dei contenuti
- 1. Valutazioni basse e consenso quasi unanime
- 2. La paura dell’AI e la narrativa del “Software Apocalypse”
- 3. Il cuore del business: Productivity & Business Processes
- 4. L’AI come alleata, non come nemica
- 5. Il doppio vantaggio competitivo: Azure e OpenAI
- 6. Le paure del mercato e la realtà dei fatti
- 7. Quando la narrativa lascia spazio ai numeri
Valutazioni basse e consenso quasi unanime
Da cinque mesi le vendite fioccano su Microsoft e il titolo del colosso del software ha perso circa il 26% dal massimo di 542 dollari segnato il 28 ottobre scorso. La società si trova in una situazione paradossale: per alcuni analisti è uno dei motori dello sviluppo e della diffusione dell’intelligenza artificiale, per altri è una delle aziende più a rischio per la diffusione dell’AI.
Secondo un’analisi approfondita di Barron’s, oggi Microsoft è una delle società più sottovalutate del mercato. Il sentiment negativo che ha colpito il titolo negli ultimi mesi appare eccessivo rispetto ai fondamentali e alle prospettive del gruppo guidato da Satya Nadella.
Per quello che vale, il consensus degli analisti è sicuramente dalla parte di Barron’s. Su 57 broker che coprono Microsoft, ben 54 raccomandano di comprare le azioni e il target price medio, pari a 594 dollari, implica un potenziale di rialzo del 48% rispetto ai livelli attuali.
Non solo. Il titolo tratta oggi a un multiplo forward price/earnings di circa 22 volte, un livello inferiore a quello di società difensive come Coca-Cola, Home Depot o Colgate-Palmolive. Un dato sorprendente per un gruppo tecnologico con tassi di crescita ancora sostenuti.
C’è poi un precedente interessante: l’ultima volta che Microsoft ha scambiato su questi livelli di valutazione, nel gennaio 2023, il titolo ha poi guadagnato il 73% nei dodici mesi successivi.
La paura dell’AI e la narrativa del “Software Apocalypse”
Alla base della correzione c’è una narrativa precisa: l’idea che l’intelligenza artificiale possa distruggere valore nel software tradizionale.
Secondo questa visione, gli “AI agent” — software capaci di svolgere autonomamente compiti complessi — potrebbero ridurre drasticamente la necessità di applicazioni aziendali, abbattendo le barriere all’ingresso e comprimendo i margini.
È quella che alcuni analisti hanno definito una vera e propria “apocalisse del software”. Ma è proprio qui che, secondo Barron’s, il mercato starebbe sbagliando lettura.
Il cuore del business: Productivity & Business Processes
Analizzando Microsoft, il segmento più osservato del suo business, e anche quello più solido, è la divisione Productivity & Business Processes.
Parliamo di quell’insieme di attività che include Microsoft 365, LinkedIn e le soluzioni software per le imprese. Nel secondo semestre del 2025 (che corrisponde ai primi sei mesi dell’esercizio fiscale 2026), questa divisione ha generato 67 miliardi di dollari di ricavi, pari al 42% del totale e oltre la metà dell’utile operativo.
Nonostante la maturità del business, la crescita resta robusta (+16% su base annua), con margini elevatissimi: circa l’82% a livello lordo. È questo il vero motore storico di Microsoft. E, contrariamente ai timori, non sta mostrando segni di cedimento. Anzi, le prime evidenze suggeriscono che l’AI non stia sostituendo questi strumenti, ma piuttosto potenziandoli.
COME E’ DIVISO IL BUSINESS DI MICROSOFT
(Tabella tratta da Barron’s)
L’AI come alleata, non come nemica
Uno degli elementi più convincenti dell’analisi di Barron’s è proprio questo: l’intelligenza artificiale non sta “mangiando” il software, ma lo sta trasformando.
E Microsoft è perfettamente posizionata per beneficiare di questa trasformazione lungo tutta la catena del valore: infrastruttura cloud (Azure), dati, sviluppo, applicazioni e sicurezza.
In particolare, gli AI agent vengono sempre più utilizzati per operare all’interno degli strumenti Microsoft — da Excel a PowerPoint — rafforzando l’ecosistema esistente invece di sostituirlo.
Il doppio vantaggio competitivo: Azure e OpenAI
Se anche lo scenario più pessimista dovesse concretizzarsi, Microsoft avrebbe comunque una protezione unica.
Da un lato c’è Azure, il business cloud che cresce a ritmi vicini al 40% e rappresenta l’infrastruttura indispensabile per l’AI. Senza cloud, semplicemente, l’intelligenza artificiale non può funzionare.
Dall’altro lato c’è la partecipazione in OpenAI, costruita con un investimento complessivo di circa 13 miliardi di dollari. Una posizione che, secondo le stime riportate da Barron’s, potrebbe oggi valere oltre 200 miliardi. In altre parole, Microsoft gode di una doppia esposizione all’AI, con la possibilità di beneficiare sia della crescita del software sia dell’infrastruttura AI.
Le paure del mercato e la realtà dei fatti
Il punto centrale è che molte delle paure sembrano già incorporate nei prezzi. Perché lo scenario ribassista si realizzi, dovrebbero verificarsi contemporaneamente più condizioni:
- perdita di leadership di OpenAI,
- rallentamento di Azure
- reale sostituzione del software tradizionale da parte dell’AI.
Al momento, non ci sono evidenze concrete che tutto questo stia accadendo.
Al contrario, Microsoft continua a crescere, a investire (oltre 100 miliardi di dollari in capex quest’anno) e a integrare l’AI nei propri prodotti, con iniziative come Copilot e le nuove piattaforme di agenti.
Quando la narrativa lascia spazio ai numeri
Come sottolinea Barron’s, oggi Microsoft viene trattata più come una “storia” legata ai timori sull’AI che come un’azienda con fondamentali solidi.
Ma quando il mercato tornerà a concentrarsi sui numeri — crescita dei ricavi, utili e posizionamento strategico — il disallineamento potrebbe rapidamente ridursi. E in quel momento, la sottovalutazione attuale potrebbe trasformarsi in un’opportunità.
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