Milano Fashion Week e lusso in Borsa: LVMH, Kering e Cucinelli alla prova dei mercati

25/02/2026 09:45
Milano Fashion Week e lusso in Borsa: LVMH, Kering e Cucinelli alla prova dei mercati

La Milano Fashion Week, che è iniziata ieri e terminerà il 2 marzo, conferma il peso economico del lusso sull’indotto italiano, ma in Borsa il settore continua a mostrare segnali di debolezza. Tra dazi, rallentamento globale e ristrutturazioni interne, i grandi gruppi soffrono e sottoperformano gli indici benchmark. Eppure, sotto la superficie, emergono differenze profonde tra colossi in difficoltà e realtà con fondamentali solidi. Il punto ora è capire se i supporti tecnici reggeranno in attesa di un contesto macro più favorevole.

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Lusso tra indotto record e Borsa in affanno

La Milano Fashion Week non è solo una passerella globale, ma un potente motore economico. L’indotto diretto dell’edizione di settembre 2025 ha iniettato circa 239 milioni di euro nell’economia cittadina, in crescita del 12% su base annua. Lo shopping rappresenta il 46% della spesa totale, a conferma che la settimana della moda è un appuntamento centrale per una clientela retail alto spendente. A Parigi, durante la Fashion Week, gli Ultra High Net Worth Individuals arrivano a spendere in media 30.950 euro in una sola settimana.

Sul fronte finanziario, però, la fotografia è diversa. Il settore del lusso ha subito duri colpi in Borsa e, nonostante una fase recente di rimbalzo legata alla ripresa generale dei mercati, resta in sofferenza. I dazi e le ristrutturazioni interne, come nel caso di Kering, pesano sulle valutazioni. L’indice S&P Global Luxury Index, che racchiude i titoli del lusso e non solo della moda, mostra una performance vicina al +8% nell'ultimo anno, ben distante dalle doppie cifre registrate dai principali benchmark globali, segnalando una chiara sottoperformance strutturale.

In occasione della Milano Fashion Week, che è iniziata il 24 febbraio e terminerà il 2 marzo, David Pascucci, Market Analyst di XTB, analizza l’andamento di tre protagonisti del comparto: LVMH, Kering e Brunello Cucinelli, evidenziando come la debolezza settoriale si declini in modo molto diverso tra i singoli titoli.

LVMH e Kering, pressione su fondamentali e trend

LVMH, leader mondiale per capitalizzazione nel lusso, attraversa una fase complessa. Il fatturato è sceso dagli 86,15 miliardi di euro del 2023 agli 80,81 miliardi del 2025, un calo significativo legato alla congiuntura globale negativa del settore. In Borsa, il titolo ha perso circa il 50% dai massimi del 2023 in area 904,5 euro, scivolando fino a 436,6 euro nel giugno 2025. Da inizio 2026 la performance resta negativa per circa il -13%, con punte di -20% in area 512 euro.

Dal punto di vista tecnico, evidenzia Pascucci di XTB, la situazione rimane compromessa. Il trend ribassista di lungo periodo non mostra segnali chiari di inversione, con continui test dei minimi e volatilità elevata. Le vendite registrate tra novembre 2025 e gennaio 2026 in area 645 euro hanno rafforzato la pressione discendente. L’area compresa tra 450 e 510 euro rappresenta una zona di supporto cruciale, dalla quale il titolo potrebbe tentare una ripartenza solo in presenza di una nuova gamba rialzista dei mercati globali.

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Ancora più delicata la posizione di Kering. Il gruppo è impegnato in una profonda ristrutturazione, con particolare attenzione al rilancio di Gucci. I numeri evidenziano criticità importanti: il fatturato è passato dai 20,35 miliardi del 2022 ai 14,68 miliardi di euro, con un calo netto che si riflette nelle quotazioni. Dai massimi del 2021 in area 797,8 euro, il titolo ha perso circa l’80%, toccando un minimo ad aprile 2025 a 149,68 euro.

Attualmente le quotazioni si sono riportate intorno ai 280 euro, ma la dinamica resta fragile secondo Pascucci. Anche Kering, come LVMH, ha registrato ribassi significativi tra novembre 2025 e gennaio 2026. Il rapporto prezzo/utili, superiore a 450, segnala forti squilibri valutativi. Per Pascucci, l’area tra 150 e 200 euro costituisce il supporto chiave di lungo periodo. La vera prova sarà la tenuta di questa fascia in un contesto macro ancora incerto.

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Brunello Cucinelli, fondamentali solidi ma occhio al supporto chiave

In controtendenza sul piano fondamentale si colloca Brunello Cucinelli. Il gruppo ha registrato una crescita costante del fatturato, passato dai 712,18 milioni del 2021 agli attuali 1,4 miliardi di euro, praticamente un raddoppio in cinque anni. Numeri che, sottolinea Pascucci, confermano una traiettoria di crescita strutturale.

Dal punto di vista tecnico, però, anche il titolo ha risentito del clima settoriale negativo. Dai massimi di febbraio 2025 in area 133,20 euro, le quotazioni hanno perso circa il 40%, scendendo fino a 77,60 euro tra settembre 2025 e gennaio 2026. A differenza di LVMH e Kering, secondo Pascucci, la dinamica di lungo periodo resta comunque rialzista, pur in una fase correttiva. L’area dei 73 euro, già testata nel 2023, rappresenta un supporto tecnico di lungo termine particolarmente significativo.

I fondamentali appaiono solidi, spiega Pascucci, anche se il rapporto prezzo/utili intorno a 43 segnala valutazioni non a sconto. Brunello Cucinelli dimostra come, all’interno di un settore in difficoltà, possano emergere realtà con fondamentali più resilienti.

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Nel complesso, conclude Pascucci, il settore del lusso continua a sottoperformare, con i grandi gruppi sotto pressione e poche eccezioni di rilievo. La situazione tecnica dei principali titoli riflette l’incertezza macroeconomica, tra dazi che alimentano timori e banche centrali orientate verso tagli dei tassi per sostenere il credito. I supporti tecnici attuali potrebbero rappresentare aree di accumulo in ottica futura, ma solo dopo una maggiore chiarezza sul quadro macro e, eventualmente, dopo una nuova fase correttiva dei mercati azionari globali.

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