Minusvalenze? Come compensare con i certificate

Hai accumulato delle minusvalenze e temi di non riuscire a recuperarle? Scopri come i certificates possono essere la soluzione piรน efficiente per evitare di perdere i tuoi crediti fiscali.
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Chi si ritrova in portafoglio un investimento chiuso in perdita si pone quasi sempre la stessa domanda: quando e come potrรฒ recuperare quella minusvalenza? La perdita non รจ recuperabile sul mercato, ma lo รจ sul piano fiscale: si trasforma in un credito d'imposta utilizzabile per ridurre le tasse sui guadagni successivi. A condizione, perรฒ, di rispettare due vincoli precisi: la natura degli strumenti con cui si compensa e il termine temporale, perchรฉ le minusvalenze hanno una scadenza oltre la quale il credito va perso.
Cosa sono le minusvalenze
La minusvalenza (in inglese capital loss) รจ la perdita economica che si realizza quando si vende un'attivitร finanziaria (come azioni, obbligazioni, ETF o certificates) a un prezzo inferiore a quello di acquisto. Ad esempio, acquistando un'azione a 100 euro e rivendendola a 90, i 10 euro di differenza costituiscono una minusvalenza; nel caso opposto si realizza una plusvalenza, o capital gain.
Per la legge italiana la perdita non viene tassata, ma neppure sprecata: resta accantonata nello zainetto fiscale, un โmagazzinoโ in cui si accumulano i crediti che l'investitore puรฒ poi spendere per abbattere le imposte sui guadagni futuri. Se consideriamo che la tassazione sulle rendite finanziarie รจ fissata al 26% (ridotta al 12,5% per i titoli di Stato italiani ed equiparati) compensare una plusvalenza con una minusvalenza pregressa significa ridurre la base su cui quell'aliquota viene calcolata.
Il credito, perรฒ, ha una scadenza. L'articolo 68 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi prevede che una minusvalenza si possa utilizzare nell'anno in cui si realizza e nei quattro anni successivi, oltre i quali viene persa definitivamente. Una minusvalenza maturata nel 2022 puรฒ quindi essere sfruttata fino al 31 dicembre 2026, mentre quelle maturate nel 2026 scadranno nel 2030.
Con cosa compensare le minusvalenze (e con cosa no): redditi di capitale e redditi diversi
Il sistema fiscale italiano non facilita la vita agli investitori, dato che il recupero non puรฒ avvenire con un guadagno qualsiasi. Il fisco distingue tra redditi di capitale e redditi diversi, e solo i secondi sono adatti a compensare le minus.
Rientrano tra i redditi di capitale i redditi la cui realizzazione รจ certa al momento dellโacquisto:
- Interessi e altri proventi da mutui, depositi e conti corrente
- Cedole e scarti di emissione delle obbligazioni
- Dividendi azionari
- Proventi distribuiti da fondi, Sicav ed ETF armonizzati
Un esempio tipico รจ la cedola di un Btp o il dividendo distribuito da una societร . I redditi di capitale possono essere solo positivi e non possono compensare le minusvalenze.
Rientrano invece tra i redditi diversi quei redditi incerti sia nella loro realizzazione sia nell'ammontare, dato che la vendita puรฒ portare sia a una plusvalenza che a una minusvalenza. I redditi diversi, e dunque compensabili, possono essere:
- Guadagni da azioni e obbligazioni
- Guadagni su ETC ed ETN
- Proventi dei certificates e dei derivati
- Altri guadagni incerti perchรฉ legati all'andamento del mercato
Le minusvalenze possono essere prodotte da qualsiasi strumento finanziario, ma possono essere compensate solo con guadagni classificati come redditi diversi.
Ad esempio, un dividendo azionario o una cedola obbligazionaria, pur essendo guadagni a tutti gli effetti, non possono ridurre una minusvalenza, mentre la plusvalenza ottenuta rivendendo l'azione o lโobbligazione che li ha distribuiti sรฌ. Un portafoglio composto soltanto da fondi ed ETF risulta poco efficiente sul piano fiscale, perchรฉ al suo interno guadagni e perdite non si compensano tra loro. Per orientarsi puรฒ essere utile la tabella di compensazione delle minusvalenze qui sotto.
ETF e certificates a confronto
Il caso degli ETF e dei fondi comuni รจ quello che produce le sorprese meno intuitive, e fa capire bene perchรฉ i certificates risultino piรน efficienti quando l'obiettivo รจ recuperare una perdita. Dal 2014, con il recepimento delle direttive europee, i guadagni di ETF armonizzati e fondi sono classificati come redditi di capitale, alla stregua dei dividendi, mentre le perdite sugli stessi strumenti restano redditi diversi. L'effetto di questa asimmetria รจ che una plusvalenza su un ETF viene tassata al 26% per intero, senza che vi si possa scalare nulla, mentre una minusvalenza su un altro ETF finisce nello zainetto ma non potrร mai essere recuperata vendendo in guadagno un altro fondo o ETF.
Un esempio rende evidente la differenza. Un portafoglio di soli ETF che chiude l'anno con alcune posizioni in guadagno per 1.000 euro e altre in perdita per 500 euro ha un saldo positivo di 500 euro, ma sul piano fiscale i 1.000 euro di plusvalenza sono redditi di capitale e vengono tassati per intero al 26%, cioรจ 260 euro, mentre i 500 euro di perdita restano parcheggiati nello zainetto in attesa di un guadagno della categoria giusta.
Con i certificates, dove sia le plusvalenze sia i premi condizionati sono redditi diversi, gli stessi 500 euro di perdita avrebbero abbattuto i 1.000 di guadagno, con la tassazione applicata solo sui 500 euro residui e un prelievo fiscale di 130 euro: a paritร di guadagno, la metร delle imposte.
Per recuperare le minusvalenze maturate su ETF e fondi occorre dunque affiancare strumenti capaci di produrre redditi diversi positivi, come azioni singole (ma non i dividendi), obbligazioni (ma non le cedole), ETC o, appunto, certificates.
Come recuperare le minusvalenze con i certificates
I certificates sono derivati cartolarizzati e, come tali, rientrano tra i redditi diversi. La loro efficienza nasce dal fatto che sono gli unici strumenti capaci di generare sempre redditi diversi, con lโunica eccezione dei certificati a capitale protetto con premi incondizionati, che invece generano redditi di capitale.
I certificati consentono di compensare sia con il capital gain ottenuto dalla vendita sul mercato (o dal rimborso a scadenza), sia con i premi condizionati distribuiti durante la vita del prodotto, possibilitร che azioni, obbligazioni e fondi non offrono.
Non a caso, a ridosso della fine dell'anno si moltiplicano le emissioni di certificates maxi cedola: queste strutture concentrano gran parte del rendimento in un premio iniziale elevato, erogato a pochi mesi dall'emissione, e che rispondono proprio alla domanda di chi ha minusvalenze in scadenza da recuperare.
Resta perรฒ una variabile da non trascurare: il modo in cui l'intermediario gestisce la compensazione, che non รจ uniforme tra le banche. Chi applica la compensazione immediata decurta dallo zainetto il controvalore del premio nel momento dello stacco, lasciando invariato il prezzo di carico del certificato. Il valore di mercato del titolo, perรฒ, cala dopo lo stacco: se l'investitore lo rivende subito, genera una nuova minusvalenza che neutralizza quella in scadenza ma ne produce una fresca, con altri quattro anni a disposizione per essere recuperata.
Altre banche adottano invece la compensazione a chiusura (o differita): il conteggio viene rinviato al momento della vendita o della scadenza del certificato. In questo caso, al momento dello stacco del premio, l'intermediario abbassa il prezzo di carico fiscale del titolo di un importo pari alla cedola ricevuta. Se l'investitore rivende subito il certificato a prezzo decurtato, l'operazione si chiude a saldo zero: nessuna nuova minusvalenza viene generata, ma la vecchia perdita in scadenza resta nello zainetto senza essere compensata e rischia di andare persa il 31 dicembre.
Zainetto fiscale, regime amministrato e dichiarazione
Il presupposto di qualunque strategia di recupero รจ conoscere l'entitร e la scadenza delle proprie minusvalenze. Il prospetto, lo zainetto fiscale, รจ messo a disposizione dall'intermediario e andrebbe verificato almeno una volta all'anno, idealmente tra settembre e ottobre, per avere il tempo di agire entro dicembre.
Nel regime amministrato, scelto dalla gran parte dei risparmiatori, รจ la banca ad agire come sostituto d'imposta: calcola e versa le imposte su ogni operazione e gestisce in automatico la compensazione. Le minusvalenze, tuttavia, restano legate al singolo intermediario e non si compensano con i guadagni realizzati presso un altro. In caso di cambio banca รจ possibile trasferire il credito fiscale richiedendo la certificazione ufficiale delle minusvalenze, operazione che richiede perรฒ la chiusura definitiva del vecchio dossier titoli. I tempi di rilascio e caricamento del documento possono richiedere diverse settimane, periodo durante il quale le minusvalenze rimangono congelate e non utilizzabili.
Nel regime dichiarativo รจ l'investitore a indicare guadagni e perdite nel quadro RT del Modello Redditi Persone Fisiche: valgono le stesse regole, ma le minusvalenze vanno riportate nella dichiarazione dell'anno di realizzo per poter essere dedotte dalle plusvalenze dei quattro anni successivi.
Il regime gestito, tipico delle gestioni patrimoniali, segue una logica diversa: la tassazione si applica al risultato complessivo della gestione a fine anno e non alle singole operazioni. In questo regime l'asimmetria fiscale di fondi ed ETF scompare, perchรฉ guadagni e perdite si compensano internamente in automatico, rendendo di fatto superfluo l'utilizzo dei certificates per scopi puramente fiscali.
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