Nasdaq in sofferenza per i chip, il petrolio sprofonda sotto i 100 dollari

Nasdaq in sofferenza per i chip, il petrolio sprofonda sotto i 100 dollari

Dopo il rally post-midterm, i future sul Dow Jones salgono mentre quelli sul Nasdaq 100 cedono terreno per le vendite sui semiconduttori, mentre il Brent scende a circa 95 dollari e l’oro supera i 4.100 dollari.

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Wall Street oggi in ordine sparso

Wall Street si prepara a un’apertura mista all’indomani della seduta che ha premiato la schiacciante vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato, con l’S&P 500 in rialzo dell’1,6%.

A guidare i future sono quelli sul Dow Jones (+0,6%), mentre i contratti sull’S&P 500 sono sostanzialmente piatti. Resta in territorio negativo il Nasdaq 100 (tra -0,5%), zavorrato dai titoli dei chip e delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Il petrolio prosegue la discesa: il Brent è tra 94 e 96 dollari al barile, mentre il WTI si colloca intorno agli 88 dollari.

L’oro estende il rialzo post-elettorale e supera i 4.100 dollari l’oncia (circa 4.124 dollari lo spot), dopo il maggior incremento giornaliero da agosto registrato mercoledì. Rendimenti più bassi e un dollaro più debole sostengono il metallo prezioso.

Il Bitcoin è in rialzo di circa il 2% e sale a 80.500 dollari, sostenuto dal calo del dollaro e dei rendimenti dei Treasury e dalla maggiore propensione al rischio.

Il biglietto verde resta debole: l’indice del dollaro (DXY) si muove intorno a 101,3, mentre l’EUR/USD scambia tra 1,123 e 1,126, dopo il balzo di mercoledì. Il rendimento del Treasury a 10 anni è al 4,87%.

Sul fronte macro, oggi sono attese le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione e il rapporto di Challenger, Gray & Christmas sui licenziamenti di ottobre, preparando il terreno per il rapporto sull’occupazione di venerdì. In giornata sono previsti gli interventi dei membri della Fed Beth Hammack e Thomas Barkin.

Il petrolio crolla sulle speranze di pace con l’Iran

Il Brent è crollato di quasi il 9% nella notte, scendendo sotto i 100 dollari per la prima volta in due mesi, dopo aver perso oltre l’8% nella sessione precedente. Il greggio ha lasciato sul terreno circa il 20% in settimana e si avvia alla perdita settimanale più pesante da aprile 2020.

Il calo è legato alle speranze che il presidente Trump, di fronte a un Congresso a maggioranza democratica, cerchi un accordo con l’Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. L’ottimismo è cresciuto dopo il post su X del vicepresidente JD Vance: «Il motivo per cui abbiamo perso [le elezioni di metà mandato] è la guerra». Anche Trump ha riconosciuto che il conflitto ha pesato sulla sconfitta dei Repubblicani.

Il greggio è stato al centro dell’attenzione per tutto l’anno, perché i timori di interruzioni delle forniture hanno alimentato forti oscillazioni dei prezzi e preoccupazioni sull’inflazione.

Rotazione dopo le midterm: chip sotto pressione, bene i settori ciclici

I mercati vivono la seconda giornata di rotazione alimentata dal voto. Salgono i settori più sensibili al ciclo economico e i mercati meno favoriti, mentre i produttori di chip pagano il timore che il Congresso a guida democratica porti a una regolamentazione più severa sui data center. L’indice dei semiconduttori di Filadelfia (SOX) ha perso il 3,1% mercoledì e ha ceduto circa un quarto del suo valore in un mese.

Gli oppositori democratici ai data center, che hanno condotto la campagna puntando anche su moratorie alla costruzione, hanno ottenuto vittorie in Texas e Georgia. Secondo gli strategist di UBS, «le pause per i data center rallenteranno il ritmo di espansione fino al 2028, con circa il 30% delle aggiunte previste per il 2028 ora a rischio». Gli stessi analisti ricordano però che gran parte del rallentamento è già scontata nei prezzi, con valutazioni dei semiconduttori vicine ai minimi pluriennali.

Il pre-market riflette il quadro. Nvidia cede lo 0,8%, Marvell Technology il 2,7% e Intel l’1,9%. Perdono terreno anche i gestori di data center (IREN, Hut 8, Applied Digital, Core Scientific, tra lo 0,2% e il 2,4%) e le neocloud CoreWeave (-2,8%) e Nebius (-2,9%). In rosso anche le utility e i fornitori di apparecchiature legati al boom dell’IA, come GE Vernova e Constellation Energy, e i produttori di server Dell e HPE (oltre -2% ciascuno). Le grandi capitalizzazioni tecnologiche consolidano invece i guadagni, perché il rallentamento dell’espansione dell’IA è visto come un fattore a loro favore: Amazon, Meta e Alphabet guadagnano tra lo 0,8% e l’1,5%.

Gli effetti si sentono anche in Asia, dove il KOSPI sudcoreano perde quasi il 6% (Samsung Electronics e SK Hynix a -7%).

«È in atto una rotazione, con alcuni comparti del settore tecnologico che si prendono una pausa mentre il rialzo si sta ampliando», ha spiegato Nadege Dufosse, responsabile multi-asset di Candriam. Per Joachim Klement di Panmure Liberum i mercati sono posizionati «per un classico rally di Natale», ma la banca consiglia di sfruttare la forza fino a fine anno per vendere, perché il filone dell’IA perderà slancio nel 2027.

Elezioni USA: un governo diviso e meno spinta fiscale

Gli investitori continuano a valutare le implicazioni della vittoria democratica. Per Jim Reid di Deutsche Bank l’esito è in linea con le attese, anche se la portata del successo è stata superiore: «in 20 elezioni di metà mandato su 20 dalla Seconda Guerra Mondiale, l’S&P 500 è risultato più alto un anno dopo».

Alcuni analisti ritengono che un governo diviso possa portare meno cambiamenti legislativi radicali e rendere più difficile un accordo sulla spesa pubblica, dato il quadro fiscale in deterioramento. Un programma fiscale più vincolato e prezzi dell’energia più bassi potrebbero ridurre i costi di indebitamento e favorire i titoli più sensibili alla crescita. Masahiko Loo di State Street Investment Management sottolinea che il controllo democratico aumenta il rischio di controlli più severi sui data center, ma non significa carta bianca, perché Trump conserva il potere di veto.

I mercati hanno comunque tirato un sospiro di sollievo per la fine dell’incertezza elettorale. Secondo gli strategist di Bloomberg la configurazione è ora favorevole per gli asset a rischio, con condizioni finanziarie più accomodanti e più spazio per aumentare l’esposizione.

Fed e Bank of England: tassi in primo piano

Il tema dell’inflazione resta centrale. Diverse banche centrali hanno riconosciuto che rimane elevata: la Federal Reserve ha alzato i tassi a settembre e i mercati scontano circa l’80% di probabilità di un nuovo rialzo di 25 punti base il mese prossimo, seguito da un altro nel 2027. Il rapporto sull’occupazione di venerdì sarà decisivo per capire la traiettoria dell’economia e dei tassi.

La Bank of England ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli al 4% dal 3,75%, in linea con le attese: è il primo rialzo dall’agosto 2023. Il Comitato ha votato 8 a 1, con un membro che chiedeva un aumento maggiore (+50 punti base). La banca centrale ha motivato la decisione con le pressioni inflazionistiche legate ai costi dell’energia, anche se finora ci sono scarse evidenze di effetti di secondo impatto su altri prezzi e sui salari.

Il governatore Andrew Bailey ha avvertito che, se il conflitto in Medio Oriente non si risolverà, questo non sarà probabilmente l’ultimo rialzo. La BoE prevede che l’inflazione continui ad accelerare nei prossimi mesi, per poi raggiungere un picco intorno al 5% nel secondo trimestre del 2027.

Notizie societarie e pre market USA

Tesla (-1%) e SpaceX (-1%): le due società di Elon Musk ampliano le perdite. Musk ha speso quasi mezzo miliardo di dollari a sostegno dei candidati repubblicani, anche per mantenere il controllo del Texas, Stato d’origine di entrambe.

Qualcomm (-10%): le vendite di chip per smartphone del quarto trimestre non hanno soddisfatto le stime di Wall Street, a causa della domanda debole e del calo dei ricavi legati ad Apple. Cresce il timore che la debolezza del core business nella telefonia mobile controbilanci i guadagni dalle nuove aree di crescita, come i chip per data center.

Snap (-9%): ricavi del terzo trimestre sotto le attese degli analisti, con i ricavi pubblicitari in crescita del 4%, al di sotto delle previsioni della società.

ConocoPhillips (+1%): aumenta il dividendo trimestrale dell'11% e supera le stime di Wall Street relative all'utile rettificato del terzo trimestre, grazie al rafforzamento dei prezzi delle materie prime e alle misure di riduzione dei costi che hanno contribuito a compensare il calo della produzione.

Cigna (+2%): riviste al rialzo di 0,15 dollari la previsione sull'utile per azione rettificato (EPS) per il 2026, portandola ad almeno 30,60 dollari, superiore alla stima media degli analisti di 30,51 dollari (dati LSEG).

Expedia Group (-7%): prevede per il quarto trimestre ricavi compresi tra 3,69 e 3,75 miliardi di dollari, con il valore medio inferiore alla stima media degli analisti di 3,74 miliardi (dati LSEG).

AppLovin (+17%): la piattaforma di marketing ha battuto le stime sugli utili del terzo trimestre.

Fair Isaac (-7,7%): la società di credit scoring ha mancato le stime sugli utili del quarto trimestre.

Redwire (-4%): ricavi del terzo trimestre pari a 109,04 milioni di dollari, sotto le stime di 125,68 milioni (dati LSEG).

Elf Beauty (+4%): ricavi netti in crescita del 51% a 520,8 milioni di dollari nel secondo trimestre, sopra le stime degli analisti di 470,3 milioni (dati LSEG).

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