Nessun taglio in vista oggi per la Fed e domani per la BCE

18/03/2026 07:15
Nessun taglio in vista oggi per la Fed e domani per la BCE

In mezzo al vortice dell’incertezza dei mercati finanziari, abbiamo ritenuto opportuno fare il punto e tracciare un bilancio del clima instabile che caratterizza il mercato

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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E siamo arrivati anche al secondo meeting in cui la Fed dovrà decidere la traiettoria dei tassi. Secondo il FedWatch Tool, il 98% dei trader non si aspetta oggi nessuna riduzione. Sarà quindi importante porre attenzione alle nuove stime economiche e al discorso di Powell, cercando di leggere fra le righe. Ma siamo anche in vista del meeting della BCE (domani) dove anche qui non sono previsti tagli dei tassi.

A livello di dati, è attesa la seconda lettura dell’inflazione dell’Europa YoY di febbraio, che non ci aspettiamo si discosti dal +1,9% della lettura flash. Sono inoltre attesi importanti dati USA: i prezzi alla produzione MoM di febbraio (stima +0,3% contro +0,5% di gennaio) e gli ordini all’industria MoM di gennaio (stima +0,4% contro -0,7% di dicembre).

Decisamente peggiore rispetto alle attese lo ZEW di marzo (-0,5 punti contro 39 atteso e 58,3 di febbraio). Come noto, lo ZEW riguarda sia le prospettive economiche tedesche che quelle dell'intera area euro, della Gran Bretagna, del Giappone e degli Usa. A differenza di altri indici di fiducia questo non proviene dai giudizi delle imprese ma da un sondaggio condotto presso 350 esperti. L'indice è costruito come differenza fra la percentuale di ottimisti e di pessimisti, ed è molto più volatile dell'analogo indice IFO per la Germania.

In mezzo al vortice dell’incertezza dei mercati finanziari, abbiamo ritenuto opportuno fare il punto e tracciare un bilancio del clima instabile che caratterizza il mercato. Diverse sono infatti le domande che si fanno gli investitori. Tra queste.

Le recenti turbolenze hanno cambiato la visione costruttiva degli analisti per i mercati quest'anno? No. Nonostante alcuni forti venti contrari per il mercato e l'economia – geopolitica, stress nel settore del credito privato (Private Credit), incertezza sui dazi e preoccupazioni per gli effetti dirompenti dell'IA – l'economia poggia ancora su basi solide. Lo scenario base prevede che i consumatori statunitensi continuino a spendere e le aziende ad investire. Un dollaro USA più debole, unito ad un’accelerazione della crescita globale, sostiene le esportazioni statunitensi e gli utili esteri. Le politiche fiscali e monetarie stimolanti aggiungono ulteriore benzina al fuoco. Il risultato è una crescita degli utili dell'S&P 500 del 14% attesa per quest'anno, dopo il solido aumento del 13% dello scorso anno.

Ma dobbiamo anche dire cha da qui in avanti non sarà tutto rose e fiori. Non lo è mai. I mercati e le economie non si muovono in modo lineare, ma piuttosto a sussulti e strappi. La volatilità del mercato è aumentata insieme all'impennata dei prezzi del petrolio. La durata della permanenza delle quotazioni del greggio agli attuali livelli elevati determinerà l'andamento dei prezzi degli asset nel breve termine.

In questo contesto, la diversificazione rimane fondamentale. Riteniamo che l'ampliamento delle performance tra settori e regioni continuerà probabilmente anche quest'anno. Gli analisti rimangono sovrappesati su Finanziari, Servizi di Pubblica Utilità, Beni di Consumo Voluttuari e Industriali. Mentre sono più scettici sui Servizi di Comunicazione.

A livello regionale, gli analisti ritengono che i Mercati Emergenti (EM) rimangono un'idea ad alta convinzione, dati i forti trend degli utili aggregati. Inoltre, dovrebbero beneficiare dell'eventuale de-escalation in Medio Oriente, essendo importatori netti di energia. Analisti che continuano a considerare i periodi di debolezza dei mercati azionari – in particolare quelli guidati dal forte rumore mediatico – come potenziali opportunità per ribilanciare le sovraesposizioni e le sottoesposizioni.

In che modo i recenti eventi in Medio Oriente potrebbero influenzare l’economia e i mercati statunitensi? Gli effetti, finora, sono stati nominali e marginali. La chiave risiede nella durata e nell'estensione del conflitto. Più la guerra sarà lunga e ampia, maggiore sarà il potenziale di un aumento dei prezzi al consumo, di una crescita più lenta o di stagflazione, e di una spinta del mercato verso il risk-off (avversione al rischio). Al momento non è lo scenario di base della maggioranza degli analisti, ma è un potenziale scenario che occorre monitorare attentamente.

I primi effetti si sono ovviamente verificati nel settore energetico. Dall'inizio del conflitto, i prezzi del greggio Brent sono balzati di oltre il 27%. Gli Stati Uniti non sono immuni dall'aumento dei prezzi globali dell'energia, anche se gli USA – a differenza di Giappone, Cina ed Europa – sono esportatori netti di energia. Gli importatori netti di petrolio sono quelli che hanno registrato il maggior ribasso di mercato dall'inizio del conflitto. In definitiva, gli eventi geopolitici tipicamente innescano vendite immediate o a breve termine sui mercati, prima di riassestarsi e rimbalzare man mano che svaniscono i timori di effetti duraturi.

Oltre alla geopolitica, quali sono gli altri rischi sul nostro radar? Il 2026 è stato tutt'altro che noioso sotto il profilo finanziario. La geopolitica si è scontrata con la decisione della Corte Suprema di respingere l'uso dell'IEEPA da parte del Presidente per imporre dazi. Inoltre è sempre più diffusa la narrazione secondo cui l'IA stia per divorare tutto ciò che incontra sul suo cammino, lasciando i lavoratori senza impiego e le aziende ridotte a semplici gusci vuoti.

Dal nostro punto di vista, l'IA rappresenta una fonte di ansia per il mercato più persistente rispetto agli sviluppi in Medio Oriente. Tuttavia, a nostro avviso, la narrativa catastrofista che ha colpito duramente settori che vanno dai servizi tecnologici per l'informazione alla gestione immobiliare fino alle società di pagamenti al consumo è forse un po’ troppo eccessiva. Come nei precedenti cicli tecnologici, non ci aspettiamo che l'IA trasformi tutti i settori allo stesso modo e identificare i leader e i ritardatari dell'IA richiederà tempo. Nel frattempo, per quanto riguarda la potenziale perturbazione del mercato del lavoro, la domanda non è "se", ma "come" e "quando". Finora, l'adozione dell'IA è aumentata gradualmente anziché in modo esponenziale. Quanto l'IA influenzerà il settore del Private Credit, data la sua inclinazione settoriale verso il software tradizionale (legacy), rimane un punto centrale della nostra attenzione.

In altre parole, gli investitori dovrebbero allontanarsi dalla narrativa apocalittica dell'IA che devasta il capitalismo moderno, e propendere invece per l'idea che, nel tempo, la rivoluzione dell'IA possa tradursi in un'economia statunitense più produttiva e trainata dall'innovazione, in grado di generare rendimenti di mercato elevati.

In un mondo di accresciuta incertezza, quali sono i temi ad elevata convinzione? L'investimento tematico non è mai stato così importante, visti i cambiamenti tettonici dell'economia globale, ovvero mutamenti che creano potenziali opportunità per gli investitori con lo sguardo rivolto al lungo periodo. Partiamo dall'IA: riteniamo che le biotecnologie e le scienze della vita saranno tra i principali beneficiari delle applicazioni dell'IA. Lo stesso vale per il potenziamento e la modernizzazione della rete elettrica e delle infrastrutture industriali degli Stati Uniti. Anche la gestione idrica, i trasporti, i servizi finanziari e il commercio al dettaglio dovrebbero beneficiare degli effetti dell'IA sull'aumento della produttività.

E in un mondo costellato di punti di pressione geopolitica — dove vige la legge del più forte e i confini geografici sembrano più labili — continuiamo a ritenere che l'aerospazio e la difesa saranno tra i maggiori destinatari di capitale d'investimento negli anni a venire.

Tra i temi ad elevata convinzione, figurano la difesa e l'intero ecosistema che ruota attorno al complesso militare-industriale. Si pensi alla crescente domanda di minerali critici e metalli strategici (input chiave per la tecnologia della difesa), alla filiera più ampia (munizioni moderne, cybersicurezza, sicurezza della rete, ecc.) e alla tecnologia (semiconduttori, sensori, ecc.), settori posizionati per trarre vantaggio dopo decenni di sotto investimento.

E a proposito di sotto investimento, nonostante tutti i punti di pressione geostrategica odierni, la spesa militare globale in percentuale al PIL mondiale rimane storicamente bassa. Nel 2024, le spese globali per la difesa in percentuale al PIL mondiale sono state solo del 2,5%, al di sotto della media annuale a lungo termine del 3,4%. è quindi possibile ritenere che questo divario tenderà a ridursi negli anni a venire.

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