Nessun taglio questa sera, la Fed prende tempo tra crescita resiliente e nodo successione

La Federal Reserve si avvia a lasciare i tassi invariati nella prima riunione del 2026, in un contesto di crescita ancora resiliente, inflazione sopra il target e mercato del lavoro che mostra segnali contrastanti. Dietro lo status quo di breve periodo, perรฒ, il mercato guarda giร oltre, tra il nodo della successione di Powell, il ruolo crescente della politica e una politica monetaria chiamata a gestire unโeconomia sempre piรน concentrata, flussi globali in movimento e un dollaro che resta variabile chiave.
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Fed in pausa: Powell resiste, ma il mercato guarda giร oltre gennaio
La riunione del FOMC di gennaio si apre sotto il segno della continuitร . Dopo tre tagli consecutivi per un totale di 75 punti base, la Federal Reserve (Fed) รจ attesa mantenere i tassi invariati, in un contesto in cui la crescita resta solida, il mercato del lavoro tiene e lโinflazione rimane sopra il target. Ma dietro lโapparente immobilitร della politica monetaria, il mercato sta giร guardando oltre: non tanto a ciรฒ che farร Jerome Powell questa sera, quanto a chi prenderร il suo posto e a come cambierร lโequilibrio interno del Comitato.
Come si legge nella nota a cura degli economisti di ING James Knightley, Padhraic Garvey e Chris Turner, la pausa appare ampiamente giustificata dai fondamentali. Mercati azionari sui massimi, disoccupazione contenuta e dati macro ancora coerenti con unโeconomia in espansione riducono lโurgenza di ulteriori allentamenti. A rafforzare questo messaggio ha contribuito anche la difesa esplicita dellโindipendenza della banca centrale ribadita da Powell lโ11 gennaio, in risposta alle pressioni politiche per un rapido taglio dei tassi. In questo contesto, il dissenso allโinterno del FOMC dovrebbe restare limitato, con posizioni piรน accomodanti concentrate su Stephen Miran e, in parte, su Christopher Waller, il cui nome continua a circolare tra i potenziali successori di Powell.
Il mercato, del resto, sembra aver giร archiviato lโipotesi di un taglio imminente. Le probabilitร implicite prezzano appena 1 punto base su 25 per questa riunione e solo 8 punti base guardando a marzo, segnale che la conferenza stampa rischia di avere un impatto contenuto. Lโattenzione si sposta cosรฌ sullโagenda politica, sui dati macro in arrivo e soprattutto sulla capacitร del futuro presidente della Fed di orientare il Comitato verso una nuova fase di allentamento.
Tagli rinviati ma non cancellati: lavoro, inflazione e unโeconomia sempre piรน concentrata
Lo scenario centrale resta quello di due tagli nel corso del 2026, verosimilmente tra marzo e giugno, anche se ING riconosce il rischio di uno slittamento temporale. Perchรฉ un taglio a marzo diventi realtร , il doppio mandato della Fed dovrebbe entrare rapidamente sotto pressione, in particolare sul fronte occupazionale. Finora, lโimpatto dei dazi sullโinflazione si รจ rivelato piรน contenuto delle attese, mentre i dati successivi allo shutdown hanno sorpreso al ribasso. Tuttavia, secondo gli economisti di ING, sarebbero probabilmente necessari due report consecutivi deboli sullโoccupazione per convincere la maggioranza del Comitato a intervenire.
Il mercato del lavoro manda segnali ambigui. I licenziamenti nel settore federale hanno sottratto 173.000 posti a settembre, mentre i rimbalzi di novembre e dicembre appaiono meno robusti se si considera lโammissione di Powell secondo cui il Bureau of Labor Statistics potrebbe sovrastimare la crescita occupazionale di circa 60.000 unitร al mese. In questa chiave, lโoccupazione risulta di fatto stagnante. Al netto di pubblico impiego, leisure, hospitality, istruzione privata e sanitร , lโeconomia americana ha perso posti di lavoro in sette degli ultimi otto mesi. Un quadro che giustifica lโidea che la politica monetaria resti ancora leggermente restrittiva, con i rischi orientati piรน verso ulteriori tagli che verso unโinversione restrittiva.
Questo rallentamento selettivo, spiega ING, si inserisce in unโeconomia sempre piรน a forma di K. Il 20% delle famiglie con redditi piรน elevati continua a spendere, sostenuto dallโaumento della ricchezza, mentre il 60% con redditi piรน bassi affronta crescenti difficoltร , tra insicurezza occupazionale e timori per lโeffetto dei dazi sui prezzi. Anche sul fronte aziendale la crescita รจ concentrata: gli investimenti in conto capitale al di fuori del tech si sono contratti per quattro trimestri consecutivi, mentre informatica e software crescono a doppia cifra, sostenendo lโespansione complessiva. In un contesto cosรฌ sbilanciato, una postura monetaria neutrale appare coerente finchรฉ la crescita non mostrerร una maggiore ampiezza.
Liquiditร , dollaro e il ruolo silenzioso della Fed sul mercato
Sul fronte operativo, si legge nel report di ING, la Fed ha riavviato con discrezione il programma di acquisto di T-bill, acquistando circa 65 miliardi di dollari da metร dicembre e portando il totale in portafoglio a quasi 260 miliardi. Nello stesso periodo, sono usciti circa 20 miliardi di MBS, con un incremento netto degli acquisti di titoli governativi pari a 55 miliardi. Le riserve bancarie restano intorno ai 3.000 miliardi di dollari, mentre le condizioni sul mercato dei repo si sono sensibilmente normalizzate. Un risultato che la Fed considera positivo, dato che lโobiettivo implicito era attenuare la percezione di scarsitร di liquiditร .
Resta perรฒ un elemento di frizione secondo gli economisti di ING: il tasso effettivo sui Fed funds continua a posizionarsi sopra il limite inferiore del corridoio, ora di 14 punti base, rispetto agli 8 precedenti. Un dettaglio tecnico, ma non irrilevante, che spiega perchรฉ la Fed abbia intensificato gli acquisti. Idealmente, lโistituto vorrebbe vedere questo spread ridursi, anche se al momento non sembrano necessarie ulteriori azioni.
Dal punto di vista valutario, sottolinea ING, la riunione potrebbe offrire un sostegno tattico al dollaro, se Powell riuscirร a giustificare la pausa sottolineando la soliditร delle condizioni finanziarie. In questo scenario, lโidea di un rapido ritorno a una Fed accomodante potrebbe raffreddarsi, favorendo un recupero del biglietto verde contro valute a basso rendimento come euro e yen. Secondo ING, il vero indebolimento strutturale del dollaro difficilmente nascerร dalla comunicazione della Fed, ma piuttosto da dati macro negativi.
Nel frattempo, per ING i flussi restano un fattore chiave. Non tanto per unโesodo geopolitico dagli Stati Uniti, quanto per i forti afflussi verso i mercati emergenti, spesso finanziati in dollari. Una Fed meno accomodante potrebbe frenare questi movimenti in una fase di posizionamento giร estremo. In questo quadro, le attese di ING restano per un EUR/USD in area 1,16โ1,18 nelle prossime settimane, mentre una Fed piรน prudente potrebbe spingere lโUSD/JPY oltre quota 160.
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