Nio, la guerra di Trump spegne il rally: il petrolio sale e l’auto elettrica arretra

Dopo il primo utile trimestrale della sua storia e un balzo in Borsa, le quotazioni del produttore cinese di veicoli a batteria perdono slancio. Il rialzo dell’energia riaccende l’inflazione e penalizza i titoli growth: così il petrolio diventa nemico degli EV
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Il trimestre della svolta
Sembrava l’inizio di una nuova storia. E invece rischia di essere solo una parentesi. Dopo anni di promesse e perdite, Nio aveva finalmente dato al mercato quello che gli investitori aspettavano da tempo: utili. Il gruppo cinese dell’auto elettrica ha chiuso il quarto trimestre 2025 con il primo profitto della sua storia, un risultato annunciato lo scorso 10 marzo che ha immediatamente acceso l’entusiasmo a Wall Street. L’ADR della società cinese era balzato di oltre il 15% nelle sedute successive ai conti, alimentando l’idea che il punto di svolta fosse arrivato davvero.
Poi, però, è intervenuta la realtà. E la realtà, oggi, ha il volto della guerra e dell’energia cara.
Fatturato in crescita dell’83%
I numeri diffusi il 10 marzo raccontano un’azienda molto diversa da quella vista negli anni passati. I ricavi trimestrali sono saliti dell’83,6% a 4,95 miliardi di dollari, mentre l’utile netto rettificato ha raggiunto 103,9 milioni. Ancora più significativo è il dato sull’utile operativo, pari a 178,9 milioni: è qui che si misura la vera qualità del business.
Non si tratta solo di crescita, ma di qualità della crescita. Nio sta vendendo di più e meglio: margini in miglioramento, modelli più redditizi, costi sotto controllo. Gli analisti prevedono che il fatturato possa passare da 12,7 miliardi nel 2025 a 18,7 miliardi nel 2026, con un ulteriore progresso negli anni successivi.
Il messaggio è chiaro: il modello industriale comincia a funzionare.
Il mercato cambia umore
Eppure, proprio mentre la storia iniziava a convincere, il titolo ha invertito rotta. Nell’ultima seduta a New York l’ADR ha perso il 3,8%, scendendo a 5,56 dollari. Il bilancio dell’ultimo mese resta positivo (+14%), ma il rally si sta rapidamente sgonfiando.
Il motivo non è solo Nio. È il mercato.
Il Nasdaq è entrato in fase di correzione, con un calo superiore al 10% dai massimi recenti. In questo contesto, gli investitori stanno riducendo l’esposizione ai titoli growth, soprattutto quelli più capital intensive come l’auto elettrica. Il risultato è una pressione diffusa su tutto il settore: giù anche Tesla, Xpeng e Li Auto.
Il petrolio sale, e gli EV scendono
Il vero nodo, però, è un altro. Ed è qui che emerge il paradosso.
La nuova fiammata del petrolio, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente, sta riaccendendo i timori di inflazione. E l’inflazione, per aziende come Nio, è un problema doppio: aumenta i costi e, soprattutto, alza il costo del capitale.
In teoria, prezzi elevati dell’energia dovrebbero favorire la transizione verso l’elettrico. Nella pratica, accade il contrario. Perché mercati più inflazionistici significano tassi più alti più a lungo, e quindi valutazioni più basse per i titoli growth.
È quello che alcuni strategist definiscono una “nebbia di incertezza”: uno scenario in cui anche le buone notizie aziendali vengono rapidamente oscurate dal contesto macro.
I margini sono attesi in miglioramento
A complicare il quadro ci sono anche le attese operative. Nio ha consegnato circa 48.000 veicoli tra gennaio e febbraio, ma per centrare la guidance trimestrale dovrà arrivare a 80-83 mila unità. Significa consegnare fino a 35.000 auto in marzo, un obiettivo ambizioso.
La traiettoria di lungo periodo resta interessante. I margini sono attesi in miglioramento, con il gross margin previsto salire dal 13,6% del 2025 al 16,5% nel 2026, mentre la redditività operativa dovrebbe avvicinarsi al pareggio nel giro di due anni.
Nio resta uno dei titoli più promettenti dell’auto elettrica
Ogni eventuale delusione sui risultati rischia di tradursi in nuove vendite sui titoli, soprattutto in una fase in cui la fiducia è già fragile. Ma la storia non è ancora scritta. Il primo utile trimestrale ha cambiato la narrativa, ma non basta a consolidarla. Servono continuità nei risultati, crescita nelle consegne e, soprattutto, un contesto macro meno ostile.
Per ora, la guerra e il petrolio stanno facendo quello che nessun concorrente era riuscito a fare: mettere in discussione, almeno nel breve periodo, il percorso di una delle società più promettenti dell’auto elettrica.
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