Non ci saranno più bollette del gas, e aggiungo aboliremo anche quelle della luce, crepi l’avarizia


La Bce ha tagliato le stime del Pil dell'Eurozona. Secondo la banca centrale, l'economia crescerà del 3,1% nel 2022, dello 0,9% nel 2023 e dell'1,9% nel 2024. Per Tognoli non è mai un buon segnale per i mercati continuare a diminuire le stime di crescita economica e continuare ad alzare quelle dell’inflazione.


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Nessun dato interessante per i mercati in uscita oggi. I sussidi alla disoccupazione USA di ieri sono stati più bassi delle aspettative (222k contro 240 stimati): sembra quindi che nonostante l’aumento dei tassi e il PIL negativo degli ultimi due trimestri, gli USA continuino a creare posti di lavoro (non siamo tuttavia a conoscenza del numero di coloro che cercano lavoro).

Ieri la Lagarde ha alzato i tassi di 75 bp, come era nelle attese dei mercati, portando il tasso di riferimento all’1,25% e lasciando inoltre intendere che ci potrebbero essere ulteriori aumenti (più di uno e meno di cinque) fintanto che l’inflazione non sarà nell’intorno dell’obiettivo. Inflazione che nelle stime della BCE è stata alzata all’8,1% per il 2022 e il 5,5% per il 2023 e 2,3% per il 2024 (dal 6,8%, 3,6% e 2,1% rispettivamente). Stagnazione della crescita prevista per il 4Q22 e 1Q23 che portano le nuove stime del PIL al 3,1% nel 2022, allo 0,9% nel 2023 e all’1,9% nel 2024. Il Consiglio direttivo è ovviamente pronto ad adeguare tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2% nel medio termine. Per quanto riguarda il TPI, questo è operativo e disponibile per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che possano rappresentare una seria minaccia per la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio di adempiere più efficacemente al proprio mandato di preservare la stabilità dei prezzi.

Nella consapevolezza che la flessione dell’euro (- 4% in termini effettivi, 12% verso il dollaro) avrà effetti a medio termine sull’inflazione, la BCE ha chiarito che il tasso di cambio non è un obiettivo della politica monetaria. Aggiungiamo noi che in pratica però lo è, dal momento che questo è in grado di muovere l’inflazione, minando la stabilità dei prezzi.

Non è mai un buon segnale per i mercati continuare a diminuire le stime di crescita economica e continuare ad alzare quelle dell’inflazione. Nonostante la Lagarde abbia rassicurato i mercati sostenendo che una recessione è prevedibile nel 2023 solo con il completo stop alla fornitura di gas Russo, in realtà ha dovuto ammettere anche i macroscopici errori di previsione da parte della BCE, che per lungo tempo non si è accorta che l’inflazione non sarebbe stata un fenomeno temporaneo, nonostante i mercati lo segnalassero chiaramente. Non siamo del tutto convinti che nell’ipotesi peggiore di chiusura totale del gas Russo, la recessione non possa continuare anche nel 2024. Molto dipenderà da due fattori, di cui il principale non controllabile: la guerra in corso. Il secondo fattore dipende dalla coesione politica che guiderà gli investimenti che saranno messi in campo per contrastare la crescita del prezzo dell’energia. Da questo punto di vista mi sembra che le divisioni all’interno dell’unione siano ancora piuttosto significative. Vediamo quali saranno le decisioni di investimento che arriveranno dalla conferenza straordinaria del Consiglio dei Ministri dell’energia fissata per oggi a Bruxelles, al di la di chiedere agli stati membri di ridurre del 15% il consumo di gas, che però non è un intervento configurabile come investimento. Chiaro che quella che è mancata (ma qui la BCE non ha colpe) è una politica energetica comune. Basterà ora metterci delle pezze? Quella è la speranza.

Non cambia la nostra strategia. Ribadiamo infatti che nelle fasi di elevata incertezza economica che causa elevata volatilità dei mercati, sia importante costruire il portafoglio avendo ben chiari i propri obiettivi, sia in termini di rischio/rendimento sia in termini temporali. Siamo sempre pi convinti che in questo momento occorra occuparsi più del rischio che del rendimento, in modo da mettere al riparo il portafoglio di lungo periodo da shock esterni. Riteniamo quindi corretta una strategia bottom up che vada a privilegiare i titoli di quelle società che producono cassa, hanno una redditività mediamente superiore a quella del proprio settore di riferimento e sono leader nel mercato nel quale operano.


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