Nvidia e CoreWeave, il rally silenzioso che prezza una nuova infrastruttura AI

L’accordo annunciato tra Nvidia e CoreWeave non è stato letto dal mercato come una semplice partnership industriale. La reazione dei prezzi suggerisce piuttosto che gli investitori stiano iniziando a prezzare un cambio di paradigma nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, dove il controllo non riguarda più solo i chip o l’infrastruttura, ma la monetizzazione stessa della capacità computazionale. Un movimento accolto senza clamore mediatico, ma con segnali di mercato difficili da ignorare.
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Dal capitale al controllo della monetizzazione
La notizia dell’accordo tra Nvidia e CoreWeave è arrivata senza enfasi, ma la risposta del mercato è stata tutt’altro che neutrale. Nvidia ha annunciato un investimento diretto da 2 miliardi di dollari in azioni ordinarie CoreWeave, rafforzando un legame che era già centrale nella filiera dell’AI. CoreWeave ha chiuso la seduta a +5,7%, aggiungendo oltre 2,5 miliardi di dollari di capitalizzazione in un solo giorno. Un dato che, secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, va letto con attenzione, perché il mercato ha capitalizzato in una sola seduta un valore superiore all’intero investimento annunciato. Come se quei 2 miliardi non fossero nuovo capitale, ma valore già incorporato nella traiettoria industriale della società.
Ancora più significativo è ciò che non è accaduto. Nessuna esplosione di attenzione sui social, poche menzioni, sentiment moderatamente positivo ma lontano da qualsiasi euforia. Il prezzo si muove, la narrativa resta ferma. Questo disallineamento, spiega Debach, è spesso il segnale che il mercato non sta inseguendo una storia, ma sta anticipando una lettura strutturale. Quando il prezzo corre prima che la narrazione diventi popolare, di solito sono gli investitori più informati a muoversi, non il flusso emotivo.
CoreWeave, da storia emergente a infrastruttura critica
Il contesto rafforza questa interpretazione. CoreWeave non è una scoperta improvvisa. Nel terzo trimestre 2025 era già entrata nei radar del retail globale, affermandosi su eToro come prima società al mondo per crescita trimestrale della base investitori, raddoppiata in poche settimane. Una dinamica che, sottolinea Debach, non si è esaurita con l’hype: nel quarto trimestre il titolo ha mantenuto la settima posizione globale nel Riser Ranking, con un ulteriore +49% di incremento delle posizioni. Non un meme, non un fenomeno effimero.
Oggi però il movimento non è più guidato da chi scopre una storia, ma da chi ne valuta le implicazioni industriali. I numeri, puntualizza Debach, aiutano a capirne la portata. Tra la primavera 2024 e l’autunno 2025 i ricavi sono passati da meno di 200 milioni a oltre 1,3 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 400% nel 2024 e ancora oltre il 100% nel 2025. Ma il dato davvero rilevante non è il fatturato corrente, bensì la struttura sottostante. A settembre 2025 CoreWeave contava 41 data center, una potenza contrattata salita rapidamente da 1,6 a 2,9 gigawatt e Remaining Performance Obligations pari a 55,6 miliardi di dollari, quasi quattro volte rispetto a un anno prima. Non vende cloud generico, ma capacità garantita in un mercato dove la risorsa realmente scarsa è la potenza fisica disponibile. Vende accesso, tempo e affidabilità.
Nvidia come architetto di sistema
È su questa base che l’investimento di Nvidia cambia completamente significato. Dopo la IPO di marzo 2025, spiega Debach, la partecipazione in CoreWeave è cresciuta fino a rappresentare tra l’86% e il 91% del valore delle partecipazioni pubbliche di Nvidia, con picchi vicini ai 4 miliardi di dollari. Tutto il resto del portafoglio è stato progressivamente ridotto, diluito o azzerato. Nvidia ha smesso di comportarsi come un investitore finanziario e ha iniziato a muoversi come un architetto di sistema, rinunciando alla diversificazione per concentrarsi sul controllo degli incentivi.
L’accordo rende questa strategia esplicita. Nvidia non si limita a investire equity o a fornire GPU. Mette il proprio bilancio al servizio dell’accelerazione fisica dell’infrastruttura. Terra, energia, powered shell, CPU Nvidia per i data center, storage BlueField e un’intera roadmap di piattaforme, da Blackwell a Rubin fino a Vera. Il software CoreWeave, Mission Control e SUNK, verrà testato e validato per entrare nelle reference architecture Nvidia destinate a cloud provider ed enterprise. In questo modo, sottolinea Debach, Nvidia internalizza parte del rischio di domanda e allo stesso tempo controlla la cinghia di trasmissione tra produzione di chip e consumo reale di compute, riducendo la volatilità e aumentando la visibilità dei flussi futuri.
Una generazione di cassa senza precedenti
Questa strategia è resa possibile da un elemento spesso sottovalutato. Nvidia continua a generare oltre 77 miliardi di dollari di free cash flow su base LTM, pur sostenendo livelli record sia di buyback, oltre 50 miliardi, sia di investimenti in conto capitale. Non è costretta a scegliere tra remunerare gli azionisti e investire nell’ecosistema AI. Sta facendo entrambe le cose. Secondo Debach, è proprio questa capacità finanziaria fuori scala che consente a Nvidia di usare il capitale non solo come leva di ritorno, ma come strumento di integrazione verticale implicita, ampliando il perimetro stesso del mercato indirizzabile.
Non è un caso che, nella stessa seduta, Intel abbia perso oltre il 5% e AMD oltre il 3%. Non per problemi di prodotto, ma per un cambio strutturale del perimetro competitivo. Quando il valore si sposta dal singolo componente all’architettura complessiva, chi presidia solo una parte della catena viene automaticamente riposizionato dal mercato.
Il prezzo anticipa la nuova realtà
Resta il tema dei cosiddetti circular deals. Nvidia investe in CoreWeave e CoreWeave compra GPU Nvidia. Ma in un contesto di scarsità fisica, osserva Debach, il capitale circolare non serve a gonfiare la domanda, bensì a sincronizzare il sistema, evitando che la domanda teorica resti bloccata da colli di bottiglia reali come terra, energia e connessioni alla rete. Non a caso, in Italia le richieste di connessione dei data center hanno superato 69 GW a fine 2025. Il vincolo non è il modello, è la corrente.
Il fatto che CoreWeave abbia aggiunto oltre 2,5 miliardi di dollari di market cap in una sola seduta, senza rumore mediatico, chiude il cerchio. Il mercato non sta ancora raccontando questa storia come una narrativa. La sta prezzando come un’infrastruttura. Nvidia non investe per aumentare i ricavi di domani, ma per ridurre la varianza del futuro, trasformando l’intelligenza artificiale da promessa tecnologica a sistema produttivo.
La domanda, a questo punto, non è se CoreWeave sia salita troppo o troppo poco. La vera questione è, conclude Debach, se sia ancora possibile competere nell’AI senza controllare fisicamente il percorso che trasforma un chip in capacità produttiva reale. Se la risposta è negativa, allora quel +5,7% non è una reazione alla notizia. È un primo, silenzioso aggiustamento di prezzo a una nuova realtà.
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