Oggi Pmi, PhillyFed e occupazione Usa

Crescono le prove che i dazi stanno iniziando ad esercitare una pressione al rialzo sull'inflazione, anche se il PPI suggerisce che una parte degli aumenti di costi viene assorbita dalle aziende che riducono cosรฌ i margini di profitto
I consumatori si aspettano nei prossimi mesi maggiore disoccupazione e inflazione e questo mette a rischio il duplice mandato della Fed
Lโelevata aliquota tariffaria media (la piรน alta dal 1933) crea incertezza nella previsione dei potenziali risultati, motivo questo che ci spinge ad indicare in un portafoglio diversificato e focalizzato sul lungo termine la strada migliore da seguire per ridurre i rischi.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Indice dei contenuti
Raffica di dati macro oggi tra Pmi, PhillyFed e disoccupazione Usa
Serie di PMI dellโEuropa di agosto in uscita oggi alle 10:00: Manifatturiero (stima 49.6 punti da 49.8 di luglio) e Servizi (stima 50.8 punti da 51 di luglio). Dati attesi in contrazione con gli effetti dei dazi che non hanno ancora cominciato a manifestarsi.
A cominciare dalle 14:30 sono attesi una serie importante di dati statunitensi: le richieste settimanali alla disoccupazione (stima 227k da 224k della scorsa settimana) e il PhillyFed di agosto (stima 5.9 punti da 15.9 di luglio). Alle 15:45 sono invece attesi i PMI di agosto: Manifatturiero (stima 49.9 punti da 49.8 di luglio) e Servizi (stima 53.3 punti da 55.7 di luglio). Come si nota, i dati statunitensi appaiono piรน resilienti rispetto a quelli dellโEuropa, ma segnalano comunque una debolezza strisciante a cominciare dalla forte discesa attesa del PhillyFed.
Nessuna sorpresa dalla lettura finale dellโinflazione anno su anno di luglio dellโEuropa, in linea con il +2% della lettura flash. La crescita dei prezzi sembra quindi essersi stabilizzata nellโintorno dellโobiettivo. Mancano perรฒ allโappello gli effetti che i dazi potrebbero avere sia sulla giร debole crescita economica, sia sullโinflazione.
Mercati sui top ma resta lo spettro inflazione Usa
Nonostante alcune turbolenze, i mercati continuano a salire. Tuttavia, vi sono crescenti prove che i dazi stiano iniziando a esercitare una pressione al rialzo sull'inflazione. L'ultimo indice dei prezzi al consumo (CPI) del Bureau of Labor Statistics (BLS) mostra che l'inflazione di fondo, che esclude i costi volatili di cibo ed energia, รจ aumentata al ritmo annuo piรน rapido degli ultimi cinque mesi. L'inflazione dei beni รจ stata dello 0.2%, mentre quella dei servizi dello 0.36%, evidenziando il rischio che questa possa infiltrarsi in questo segmento piรน ampio dell'economia (quasi il 70% del PIL statunitense).
Inoltre, i recenti dati dei prezzi alla produzione (PPI) suggeriscono che una parte dell'inflazione viene assorbita dalle aziende prima di raggiungere i consumatori. I prezzi all'ingrosso sono aumentati dello 0.9% a luglio, il maggiore aumento mensile degli ultimi tre anni. Tale aumento รจ stato trainato sia dall'aumento del costo dei servizi, cresciuto dell'1.1%, sia da quello dei beni, cresciuto dello 0.7%. Per il momento quindi le imprese stanno comprimendo i margini di profitto.
La domanda รจ se questi costi piรน elevati saranno alla fine trasferiti ai consumatori e, in questo caso, se gli aumenti dei prezzi saranno un evento una tantum o diventeranno un rischio inflazionistico piรน persistente.
La posizione della Fed
Continuano anche le speculazioni sulla possibilitร che la Fed tagli i tassi di interesse il 17 settembre prossimo, fornendo potenzialmente una spinta all'economia statunitense che di recente ha mostrato segni di debolezza, in particolare nel mercato del lavoro. Finora quest'anno, la Fed ha rimandato la riduzione dei tassi a causa dei timori per l'aumento dell'inflazione. Dopo le revisioni al ribasso dei dati sull'occupazione della scorsa settimana, i mercati scontavano una probabilitร del 97% di un taglio dei tassi di 25 bps il 17 settembre. Qualora i dati anticipatori dovessero confermare la debolezza dellโeconomia e del mercato del lavoro, crediamo che la Fed sia pronta a tagliare i tassi. Ovviamente, molto dipenderร anche dal rapporto sull'occupazione di agosto (pur sapendo che questi sono in ritardo rispetto al ciclo) e dal fatto che il recente rallentamento del mercato del lavoro continui o peggiori. Se questa tendenza persiste, i tagli dei tassi sono piรน probabili.
La tensione tra l'indebolimento della crescita del mercato del lavoro e il potenziale aumento dell'inflazione รจ stata evidenziata dai recenti dati. Il sentiment dei consumatori รจ calato ad agosto per la prima volta in quattro mesi, secondo i risultati di un sondaggio dell'Universitร del Michigan. Il sondaggio ha mostrato che i consumatori si aspettano un aumento della disoccupazione in futuro, mentre le aspettative di inflazione sia per il prossimo anno che per i prossimi cinque-dieci anni sono aumentate bruscamente dopo il calo di luglio.
Ciรฒ mette a rischio entrambi i lati del duplice mandato della Fed di piena occupazione e prezzi stabili e complica ulteriormente il processo decisionale in futuro. Gli investitori ascolteranno attentamente Powell al Simposio Economico di Jackson Hole domani, per cercare di cogliere indizi sulle idee della Fed su come bilanciare queste pressioni.
Nel frattempo, secondo gli ultimi dati della National Federation of Independent Business, molti piccoli imprenditori continuano a registrare vendite e utili in calo. Nonostante questi numeri, i proprietari sono ottimisti, forse scommettendo che l'effetto stimolante dei recenti cambiamenti politici supererร il potenziale impatto negativo sull'economia causato dai dazi.
Diversificare il portafoglio
Come abbiamo affermato in precedenti commenti, riteniamo perรฒ che l'effetto dei dazi dell'amministrazione sia ancora ampiamente da valutare, per due motivi principali: sono in vigore solo da poco tempo e importatori, consumatori e aziende li hanno pianificati in anticipo. Secondo il Penn Wharton Budget Model, l'aliquota tariffaria media รจ salita al 9.14% a giugno 2025, rispetto al 2.2% di gennaio, con il Budget Lab di Yale che calcola che l'aliquota tariffaria effettiva salirร al 18.6% se tutti i dazi annunciati al 6 agosto saranno emanati. Mica poco anche per unโeconomia da 30 trilioni di dollari e ampiamente diversificata come quella degli Stati Uniti.
ร quindi importante ribadire che, per quanto riguarda i dazi, ci troviamo in un territorio inesplorato. Nel complesso, i dazi non sono mai storicamente stati cosรฌ elevati dal 1933, quando l'economia globale era perรฒ molto diversa da quella attuale. Riteniamo che ciรฒ crei incertezza nella previsione dei potenziali risultati e continuiamo a indicare in un portafoglio diversificato e focalizzato sul lungo termine la strada migliore da seguire per ridurre i rischi.
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