Oro, argento e metalli: l’Asia sposta il baricentro dei prezzi globali

I mercati dei metalli preziosi stanno vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. I movimenti di prezzo più recenti indicano che il centro della formazione delle quotazioni si sta progressivamente spostando verso Est. La dinamica dei rally e delle correzioni suggerisce che la volatilità di breve periodo non nasce più principalmente tra Londra e New York, ma durante le ore di contrattazione asiatiche. Un cambiamento che non altera la natura globale dei mercati, ma che ne modifica il ritmo, la sequenza e le forze trainanti.
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Lo Shanghai Futures Exchange come nuovo centro di gravità
I recenti andamenti commerciali mostrano con chiarezza un cambiamento nel luogo e nelle modalità con cui vengono fissati i prezzi dei metalli. Come si legge nel report di Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING, pur restando mercati globali, la sequenza dei movimenti indica sempre più la Cina come centro di gravità della formazione dei prezzi nel breve termine.
L’attività sullo Shanghai Futures Exchange (SHFE) è aumentata sensibilmente durante gli ultimi rally sia dei metalli di base sia dei metalli preziosi. L’incremento del turnover e dell’open interest segnala un ruolo crescente del posizionamento speculativo nell’orientare l’andamento dei prezzi. In particolare, spiega Manthey, i principali ribassi di oro e argento si sono verificati con sempre maggiore frequenza durante le ore di attività dei mercati asiatici, mentre Europa e Stati Uniti hanno reagito seguendo il movimento anziché guidarlo.
La Cina domina da tempo il mercato attraverso la domanda fisica, ma il suo ruolo nella formazione dei prezzi sta evolvendo. Gli investitori cinesi, sottolinea Manthey, utilizzano in modo sempre più attivo i futures sulle materie prime per esprimere opinioni macroeconomiche e gestire il rischio, soprattutto in un contesto caratterizzato da mercati immobiliari deboli, borse disomogenee e limitazioni ai deflussi di capitali. In questo scenario, i metalli, sia di base sia preziosi, sono diventati un investimento alternativo strategico, anche alla luce della crescente incertezza economica e geopolitica.
Momentum e leva guidano i movimenti di breve periodo
Non tutti i recenti guadagni, però, risultano pienamente giustificabili dai fondamentali. Pur con differenze tra un metallo e l’altro, puntualizza Manthey, la rigidità dell’offerta fisica non ha tenuto il passo con l’entità dei rialzi osservati, evidenziando il peso di posizionamento, leva finanziaria e momentum nei movimenti di breve periodo.
L’aumento dell’attività sullo SHFE è diffuso e riguarda sia i metalli di base sia quelli preziosi, suggerendo una crescita generalizzata della partecipazione speculativa, più che shock specifici legati ai singoli mercati. Secondo Manthey, i segnali di prezzo generati dallo SHFE influenzano sempre più i mercati globali attraverso il posizionamento finanziario piuttosto che tramite l’arbitraggio fisico.
Quando lo SHFE tratta a premio, può scoraggiare le esportazioni e incentivare l’accumulo di scorte interne, riducendo la disponibilità percepita sui mercati esteri e amplificando i movimenti sul London Metal Exchange (LME). Si tratta, spiega Manthey, di un meccanismo che rafforza la trasmissione della volatilità dall’Asia al resto del mondo, modificando la dinamica tradizionale dei flussi.
Le autorità di regolamentazione cinesi hanno reagito agli episodi di forte volatilità aumentando i requisiti di margine e inasprendo le condizioni di negoziazione su alcuni contratti. Queste misure, evidenzia Manthey, hanno talvolta attenuato l’attività di trading, ma non hanno alterato in modo sostanziale il quadro più ampio di maggiore partecipazione speculativa ai contratti sui metalli dello SHFE.
Nel complesso, conclude ING, i mercati dei metalli stanno attraversando un cambiamento strutturale: i flussi speculativi cinesi stanno diventando una forza determinante nel fissare l’asticella dei prezzi nel breve termine. I fondamentali di lungo periodo restano la bussola di riferimento, ma la crescente influenza del posizionamento comporta movimenti più bruschi, maggiore volatilità e un rischio più elevato di correzioni improvvise in caso di variazioni del sentiment o di cambiamenti nella politica monetaria.
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