Oro e argento crollano: -7% in un giorno, è la peggior settimana dal 2008

Il mercato dei metalli preziosi vive oggi una giornata da dimenticare: l'oro perde il 6,92% a 4.255 dollari l'oncia e l'argento affonda del 7,08% a 64,73 dollari, segnando la peggiore performance settimanale dall'era della crisi finanziaria globale. Dietro il crollo c'è un cocktail esplosivo: la guerra in Iran con il blocco dello Stretto di Hormuz che fa schizzare il petrolio, un'inflazione che non cede e una Federal Reserve che ha rinviato i tagli dei tassi almeno fino al 2027.
Indice dei contenuti
- 1. Un crollo storico: oro e argento in caduta libera
- 2. La guerra in Iran e il blocco di Hormuz: il catalizzatore geopolitico
- 3. La Fed che non taglia: il colpo di grazia per i metalli
- 4. L'argento soffre di più: il doppio ruolo industriale e monetario
- 5. Cosa aspettarsi: rimbalzo tecnico o continuazione del ribasso?
Un crollo storico: oro e argento in caduta libera
Il 23 marzo 2026 sarà ricordato come una delle giornate più buie nella storia recente dei metalli preziosi. L'oro — il bene rifugio per eccellenza — ha perso il 6,92% in una sola seduta, scivolando da 4.570,40 dollari a 4.255,10 dollari l'oncia. L'argento ha fatto anche peggio: -7,08%, con il prezzo che è crollato da 69,66 dollari a 64,73 dollari l'oncia.
Ma il dato giornaliero è solo la punta dell'iceberg. Guardando l'intera settimana, il quadro è ancora più drammatico:
- Oro: da 5.001 dollari del 16 marzo a 4.255 dollari di oggi, pari a una perdita di circa -14,9% in sette giorni
- Argento: da 80,68 dollari del 16 marzo a 64,73 dollari, con un crollo di circa -19,8% settimanale
Si tratta dei cali più violenti dal 2008, anno della grande crisi finanziaria, quando i metalli preziosi subirono vendite forzate per far fronte alle chiamate a margine sui portafogli istituzionali.
La guerra in Iran e il blocco di Hormuz: il catalizzatore geopolitico
Il principale catalizzatore del sell-off sui metalli preziosi è paradossalmente geopolitico, ma con un effetto opposto a quello atteso. Il conflitto in corso tra USA, Israele e Iran — con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran — ha fatto impennare il petrolio Brent a livelli non visti dagli anni Settanta in termini relativi.
Questo ha innescato un fenomeno straordinario: l'oro sta vivendo il suo peggior mese rispetto al petrolio dal dicembre 1973, ovvero dall'epoca dell'embargo arabo del petrolio. In parole semplici, chi detiene oro in questo momento sta perdendo potere d'acquisto rispetto a chi detiene barili di greggio.
La logica di mercato è la seguente: il petrolio alto alimenta l'inflazione, ma al tempo stesso attira capitali speculativi verso l'energia, sottraendoli ai metalli preziosi. Inoltre, la crisi geopolitica ha spinto gli investitori istituzionali verso asset più liquidi, generando vendite forzate sull'oro.
La Fed che non taglia: il colpo di grazia per i metalli
Se la geopolitica ha acceso la miccia, è stata la Federal Reserve a far esplodere la bomba. Il 18 marzo scorso, la banca centrale americana ha mantenuto i tassi di interesse invariati, comunicando contestualmente che i tagli potrebbero essere rinviati almeno fino al 2027 a causa dell'inflazione persistentemente elevata — alimentata proprio dai prezzi energetici.
Questo scenario è devastante per l'oro e l'argento per due ragioni strutturali:
- Costo opportunità elevato: con i tassi alti, detenere oro (che non paga cedole né dividendi) diventa meno attraente rispetto alle obbligazioni governative che rendono ancora bene
- Dollaro forte: tassi USA alti rafforzano il dollaro, rendendo l'oro più caro per i compratori internazionali e quindi meno appetibile
Il sentiment sulle notizie riguardanti i metalli preziosi, che a fine febbraio era ancora positivo (indice normalizzato intorno a 0,60), si è progressivamente deteriorato nelle ultime settimane.
L'argento soffre di più: il doppio ruolo industriale e monetario
Il crollo dell'argento — più violento di quello dell'oro — merita un'analisi separata. A differenza dell'oro, l'argento ha un doppio ruolo: è sia un metallo monetario (bene rifugio) sia un metallo industriale, impiegato massicciamente in fotovoltaico, elettronica e batterie.
In questo contesto, l'argento subisce una doppia pressione:
- Come bene rifugio, soffre degli stessi fattori che colpiscono l'oro (tassi alti, dollaro forte)
- Come metallo industriale, risente del rallentamento della domanda globale, penalizzata dall'incertezza geopolitica e dal caro-energia che comprime i margini industriali
Il rapporto oro/argento (gold/silver ratio) è salito ulteriormente, segnalando un mercato in stress: storicamente, quando l'argento sottoperforma l'oro in modo così marcato, indica che gli investitori stanno vendendo prima gli asset più speculativi e meno liquidi.
Cosa aspettarsi: rimbalzo tecnico o continuazione del ribasso?
Per gli investitori italiani esposti ai metalli preziosi — attraverso ETC come WisdomTree Physical Gold (PHAU.MI) o WisdomTree Physical Silver (PHAG.MI) — la domanda chiave è: siamo vicini a un rimbalzo tecnico o il ribasso ha ancora spazio?
I fattori da monitorare nelle prossime sedute sono:
- Evoluzione del conflitto in Iran: qualsiasi segnale di de-escalation potrebbe far rifiatare i metalli
- Dati sull'inflazione USA: se l'inflazione dovesse sorprendere al ribasso, la Fed potrebbe tornare a segnalare tagli più vicini
- Livello tecnico chiave per l'oro: area 4.100-4.200 dollari, dove si trovano supporti tecnici importanti (il minimo intraday di oggi ha toccato proprio 4.100 dollari)
- Dollaro USA: un indebolimento del biglietto verde darebbe sollievo immediato ai metalli
Nel breve termine, la volatilità rimane elevatissima. Gli investitori più prudenti potrebbero attendere una stabilizzazione prima di aumentare l'esposizione, mentre chi ha un orizzonte di lungo periodo potrebbe valutare i livelli attuali come opportunità di accumulo graduale.
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