Oro e argento in picchiata: Trump prolunga la guerra con l'Iran e i metalli crollano

02/04/2026 16:05
Oro e argento in picchiata: Trump prolunga la guerra con l'Iran e i metalli crollano

Oro e argento subiscono oggi pesanti ribassi sui mercati internazionali dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari contro l'Iran continueranno per altre due-tre settimane, allontanando l'ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto. Il gold scende del 2% a 4.686 dollari l'oncia, mentre l'argento perde il 5,4% a 71,95 dollari, paradossalmente penalizzati dallo stesso scenario geopolitico che di norma li favorirebbe: i timori di inflazione persistente e tassi di interesse elevati rendono questi asset non-redditizi meno attraenti.

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Il discorso di Trump affonda i metalli preziosi

Nella notte tra il 1° e il 2 aprile 2026, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno le operazioni militari contro l'Iran per le prossime due-tre settimane, smontando le speranze degli investitori che si aspettavano un imminente cessate il fuoco. La reazione dei mercati è stata immediata e violenta. L'oro (GC.COMM), aperto in giornata a 4.783 dollari, ha toccato un minimo intraday di 4.580 dollari prima di assestarsi intorno ai 4.686 dollari, con una perdita del 2% rispetto alla chiusura precedente. L'argento (SI.COMM) ha registrato un calo ancora più marcato: da un'apertura a 75,15 dollari l'oncia, il metallo grigio è scivolato fino a un minimo di 69,61 dollari, per poi risalire leggermente a 71,95 dollari, segnando una flessione del 5,4%.

Il paradosso dei safe haven: perché l'oro scende con la guerra?

Il crollo dei metalli preziosi in un contesto di escalation bellica può sembrare controintuitivo. Normalmente, oro e argento fungono da asset rifugio (safe haven) in periodi di tensione geopolitica. Tuttavia, il mercato oggi si muove su una logica diversa: la prosecuzione del conflitto e il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran alimentano lo spettro della stagflazione — la combinazione di crescita debole e inflazione elevata. Con il petrolio Brent che vola oltre i 109 dollari al barile (+8%), gli analisti temono una nuova spirale inflazionistica che potrebbe costringere le banche centrali, Fed in testa, a mantenere i tassi di interesse più alti più a lungo. Tassi elevati aumentano il costo-opportunità di detenere metalli non-redditizi come oro e argento, rendendoli meno attraenti rispetto alle obbligazioni governative.

Un marzo già nero: i metalli peggiori dal 2008

Il calo odierno si inserisce in un contesto già particolarmente difficile per il comparto. Il mese di marzo 2026 aveva già visto i metalli preziosi perdere circa l'11%, la peggior performance mensile dal 2008. L'oro aveva toccato un massimo storico in prossimità dei 5.405 dollari a inizio marzo, per poi cedere progressivamente terreno. Anche gli altri metalli industriali soffrono oggi: il rame (HG.COMM) e il platino (PL.COMM) cedono tra il 2% e il 4%. La vendita è generalizzata e riguarda anche le criptovalute, in un clima di risk-off che spinge gli investitori verso il dollaro e i Treasury americani — il rendimento del decennale si attesta al 4,33% — piuttosto che verso i metalli preziosi.

UBS vede ancora potenziale: la correzione è un'opportunità

Non mancano tuttavia le voci contrarie alla vendita indiscriminata. Gli strategist di UBS sostengono che la correzione in atto sia un'opportunità di acquisto piuttosto che l'inizio di un trend ribassista strutturale. Secondo il team guidato da Joni Teves, il mercato si sta formando una base e qualsiasi ulteriore pullback verso il livello psicologico dei 4.000 dollari dovrebbe essere sfruttato per costruire posizioni. I pilastri del rialzo di medio periodo restano intatti:

  • Il rischio di stagflazione storicamente favorisce l'oro
  • La domanda da parte delle banche centrali rimane robusta
  • Le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico USA sostengono la diversificazione in oro
  • La Cina continua ad acquistare ETF sull'oro con flussi netti positivi

Per l'argento, UBS prevede nuovi massimi assoluti nel medio periodo, ma avverte che il suo doppio ruolo di metallo industriale (usato nell'elettronica e nei pannelli solari) lo espone maggiormente al rischio di un rallentamento della crescita globale.

Implicazioni per gli investitori italiani

Per gli investitori retail italiani, la volatilità odierna offre spunti di riflessione importanti. Chi detiene ETC sull'oro (come PHAU.MI o BULL.MI) o sull'argento (PHAG.MI, SLVR.MI) si trova a dover valutare se aumentare l'esposizione in ottica di medio periodo, sfruttando prezzi più bassi, oppure attendere ulteriore stabilizzazione. È fondamentale ricordare che:

  • L'oro in euro ha una performance attenuata dalla forza del dollaro: con il dollar index in rialzo, il calo in valuta europea è meno accentuato
  • Le azioni delle società minerarie aurifere (come quelle nell'indice XAU.INDX) tendono ad amplificare i movimenti del metallo fisico, sia al rialzo che al ribasso
  • Il conflitto Iran-Strait of Hormuz rimane il principale fattore di incertezza: una risoluzione improvvisa potrebbe far crollare il petrolio e, paradossalmente, far rimbalzare oro e argento

La situazione resta fluida e gli investitori farebbero bene a monitorare attentamente gli sviluppi geopolitici delle prossime settimane.

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