Oro e metalli preziosi, ecco perché il ciclo rialzista non è ancora finito

05/02/2026 11:15
Oro e metalli preziosi, ecco perché il ciclo rialzista non è ancora finito

Il rally dell’oro nell'ultimo anno non ha precedenti nell’era moderna. Le tensioni geopolitiche, la fragilità fiscale globale e il ruolo crescente della Cina indicano che il metallo giallo non ha ancora raggiunto il suo picco secolare, mentre anche argento, platino e titoli auriferi mostrano un potenziale ancora inespresso.

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Un rally senza precedenti e il confronto con gli anni Settanta

Durante lo scorso anno il prezzo dell’oro ha segnato 45 nuovi massimi storici, con un rialzo annuale del 65%, superando nettamente le performance osservate durante il mercato rialzista degli anni Duemila. In un report, James Luke, Senior Portfolio Manager Gold and Commodities di Schroders, sottolinea come, nell’era moderna, solo l’inizio e la fine degli anni Settanta abbiano registrato aumenti di questa portata.

Il movimento non ha riguardato soltanto l’oro, ma l’intero comparto dei metalli preziosi, sollevando una domanda chiave tra gli investitori: questi livelli di prezzo sono sostenibili o rappresentano un eccesso destinato a riassorbirsi?

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Per rispondere, Luke richiama il precedente storico dei primi anni Settanta. All’epoca, la fine del sistema di Bretton Woods, la sospensione della convertibilità del dollaro in oro e le pressioni politiche sulla Federal Reserve portarono a una crisi di credibilità della valuta statunitense. Lo shock inflazionistico del 1973 fece il resto, innescando un poderoso bull market dell’oro, con tre anni consecutivi di rialzi superiori al 40%.

L’attuale contesto, spiega Luke, presenta alcune analogie, come la pressione sullo status quo monetario, le sollecitazioni della Casa Bianca alla Fed in vista delle elezioni di mid-term, la competizione tra grandi potenze e l’elevata concentrazione del mercato azionario statunitense. Emergono però anche differenze strutturali rilevanti, a partire dalla fragilità fiscale globale, oggi molto più accentuata rispetto agli anni Settanta, e dalla crescente polarizzazione politica e disuguaglianza di ricchezza negli Stati Uniti.

Sistema monetario, debito globale e ruolo della Cina

Due di queste differenze, debito pubblico elevato e disuguaglianza, affondano le loro radici nel passaggio a un sistema monetario puramente fiat avvenuto nel 1971. Da quel momento, sottolinea Luke, il ricorso crescente alla spesa finanziata a debito ha progressivamente trasformato il ruolo dell’oro, da semplice copertura ciclica sensibile ai tassi a allocazione secolare “antifragile” di portafoglio.

In questa chiave, Schroders ritiene che il picco secolare dell’oro sarà raggiunto solo quando le tensioni geopolitiche e fiscali verranno risolte, dando vita a un nuovo equilibrio, oppure quando la domanda risulterà chiaramente satura. Al momento, nessuna di queste condizioni appare vicina.

Un elemento distintivo di questo ciclo è il ruolo della Cina, spesso sottovalutato nelle analisi sul mercato dei metalli preziosi. Le riserve auree della Banca Popolare Cinese rappresentano circa l’8% delle attività totali, suggerendo che la grande maggioranza delle riserve resti denominata in dollari o in valute alleate degli Stati Uniti.

Nel grafico qui sotto viene riportato a titolo di riferimento le medie delle riserve auree del Sudafrica, della Russia e dei paesi sviluppati. Nel contesto di un rischio crescente di sanzioni e di un indebolimento della credibilità dei Treasury statunitensi, Schroders giudica questa quota insufficientemente bassa, indicando un potenziale strutturale di ulteriore domanda di oro da parte di Pechino, che rende l’attuale ciclo profondamente diverso da quelli precedenti.

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Volatilità, margini e valutazioni di metalli bianchi e azioni aurifere

Verso la fine del 2025 anche argento e metalli del gruppo del platino hanno registrato rialzi significativi, in un contesto di forte tensione dei mercati. La volatilità rimane sensibilmente più elevata rispetto all’oro, ma, secondo Luke, il potenziale di rialzo resta rilevante, soprattutto se le pressioni geopolitiche e fiscali dovessero intensificarsi.

Il comparto delle azioni aurifere ha chiuso il 2025 come un anno record. I principali indici del settore hanno registrato rialzi annuali compresi tra il 150% e il 169%, mentre dicembre si è concluso con un progresso medio di circa il 4%.

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Nonostante lo scetticismo diffuso su ulteriori guadagni, Luke osserva che, nel periodo 2022-2024, le azioni aurifere hanno sovraperformato l’oro fisico di circa il 25%, in un contesto di margini operativi profondamente trasformato. Oggi, con margini superiori di oltre il 150% rispetto al picco del 2020, i titoli auriferi risultano ancora più convenienti dei lingotti in termini relativi.

Dal punto di vista del ROIC, nel 2025 il settore ha superato l’S&P 500 su base annua e, guardando avanti, le stime riportate da Schroders indicano un ritorno sul capitale investito potenzialmente superiore al 20%, più che doppio rispetto a quello atteso per l’indice azionario statunitense.

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