Oro in calo per la seconda settimana: guerra in Medio Oriente e petrolio a 100$ pesano sul metallo

13/03/2026 17:04
Oro in calo per la seconda settimana: guerra in Medio Oriente e petrolio a 100$ pesano sul metallo

L'oro archivia la settimana in ribasso per il secondo venerdì consecutivo, con i futures che scivolano a 5.045,60 $/oz (-1,37%) dopo aver toccato il massimo storico di 5.229,70 $/oz lunedì scorso. L'argento cede ancora di più, registrando un crollo del -6% a 80 $/oz. Il paradosso del momento è che la guerra in Medio Oriente, pur alimentando la domanda di beni rifugio, sostiene anche il petrolio vicino ai 100 $/barile, rafforzando il dollaro e frenando i metalli preziosi.

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Settimana di correzione per l'oro dopo i massimi storici

I futures sull'oro (ticker GC.COMM) chiudono la seduta del 13 marzo 2026 a 5.045,60 $/oz, in calo di 70,20 dollari rispetto alla chiusura precedente di 5.115,80 $/oz, con una flessione del -1,37%. Si tratta della seconda settimana consecutiva di ribasso per il metallo giallo, che solo lunedì 10 marzo aveva raggiunto il picco di 5.229,70 $/oz — livello record assoluto. La correzione in atto non cancella tuttavia il trend rialzista di lungo periodo: rispetto a inizio marzo (5.146 $/oz del 6 marzo), il saldo settimanale rimane leggermente positivo, ma la pressione ribassista nelle ultime sedute è evidente. L'argento amplifica la volatilità: i futures SI.COMM crollano del -6,01% a 80,00 $/oz, da un precedente close di 85,11 $/oz, con i prezzi che oscillano in una forchetta giornaliera compresa tra 79,52 e 85,62 $/oz.

Il paradosso geopolitico: il Medio Oriente spinge il petrolio e frena l'oro

Il principale catalizzatore della settimana è il conflitto in Medio Oriente, che mantiene il greggio vicino ai 100 $/barile e alimenta pressioni inflazionistiche globali. Questo scenario crea un paradosso per i mercati dei metalli preziosi:

  • Da un lato, le tensioni geopolitiche spingono gli investitori verso beni rifugio come l'oro, sostenendone la domanda strutturale
  • Dall'altro, il petrolio alto alimenta l'inflazione, che a sua volta rafforza il dollaro americano — storicamente in relazione inversa con il prezzo dell'oro
  • Un dollaro più forte rende l'oro più costoso per i compratori in valute diverse dal biglietto verde, comprimendo la domanda internazionale Secondo Bloomberg, il bullion ha oscillato intorno ai 5.100 $/oz nella giornata odierna, con il dollaro che ha eroso i guadagni intraday. Il sentiment degli analisti sull'oro rimane comunque elevato, con un punteggio normalizzato di 0,71 oggi e di 0,82 lunedì, a testimonianza di un mercato ancora strutturalmente rialzista.

L'argento soffre di più: le ragioni della flessione amplificata

L'argento registra oggi la peggiore performance tra i metalli preziosi, con una caduta del -6% che porta i prezzi a 80 $/oz. La debolezza dell'argento rispetto all'oro si spiega con la sua doppia natura: oltre ad essere un bene rifugio, l'argento è ampiamente utilizzato nell'industria — dai pannelli solari all'elettronica — e risente pertanto anche delle preoccupazioni sulla domanda industriale globale in un contesto di rallentamento economico. Il rapporto oro/argento si è ampliato significativamente, con l'oro che vale ora circa 63 volte il prezzo dell'argento. Storicamente, un rapporto superiore a 60 è considerato dagli analisti tecnici come un segnale di possibile sovraperformance futura dell'argento rispetto all'oro, nel momento in cui le tensioni si allenteranno e la domanda industriale ripartirà.

Le prospettive per i metalli preziosi: supporto strutturale intatto

Nonostante la correzione settimanale, il quadro di medio-lungo termine per l'oro rimane supportato da molteplici fattori fondamentali:

  • Acquisti delle banche centrali: la domanda istituzionale di oro fisico da parte di banche centrali di paesi emergenti (Cina, India, Turchia) rimane su livelli storicamente elevati
  • Tensioni geopolitiche prolungate: il conflitto in Medio Oriente e le incertezze sui dazi commerciali globali alimentano la domanda di beni rifugio
  • Politica monetaria: i mercati scontano ulteriori tagli dei tassi da parte della Fed nel corso del 2026, scenario favorevole per l'oro poiché riduce il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento cedolare
  • Inflazione persistente: il petrolio alto mantiene alta l'inflazione, e l'oro è storicamente considerato una copertura contro la perdita del potere d'acquisto Gli analisti di Agnico Eagle e Newmont — i principali produttori auriferi — hanno sottolineato come i free cash flow del settore abbiano raggiunto livelli record nel quarto trimestre del 2025, con Newmont che ha quasi raddoppiato i flussi di cassa anno su anno a 2,8 miliardi di dollari.

Implicazioni per gli investitori italiani

Per gli investitori retail italiani, la correzione in atto sui metalli preziosi potrebbe rappresentare un'opportunità di ingresso o di ribilanciamento del portafoglio. Chi volesse esporsi all'oro senza detenere fisicamente il metallo può farlo attraverso:

  • ETC sull'oro fisico quotati a Borsa Italiana, come quelli replicanti il prezzo spot XAUUSD (precedente close: 5.098,34 $/oz)
  • ETF su minatori auriferi, che offrono un'esposizione amplificata alle variazioni del prezzo dell'oro, con il vantaggio aggiuntivo di dividendi e crescita operativa
  • Futures GC per gli investitori più sofisticati, che oggi hanno scambiato oltre 126.000 contratti con un range giornaliero di 5.022,80 - 5.132,40 $/oz È importante ricordare che l'oro è un asset volatile nel breve termine — la correzione settimanale ne è la prova — e che qualsiasi investimento in materie prime richiede una valutazione attenta del profilo di rischio e dell'orizzonte temporale. La geopolitica può amplificare sia i rialzi che i ribassi in modo rapido e imprevedibile.

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