Oro in forte rialzo dopo l’escalation tra USA, Israele e Iran

Ucciso l’Ayatollah Khamenei nei raid congiunti di Washington e Tel Aviv: balzo dei beni rifugio, +64% da inizio 2025. Dollaro in recupero limita i guadagni.
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L’oro apre la settimana in deciso rialzo sui mercati internazionali, sostenuto dall’impennata delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo che Stati Uniti e Israele hanno lanciato massicci attacchi contro l’Iran, nei quali è rimasto ucciso la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei.
Il prezzo spot del metallo giallo segna un progresso dell’1,88% a 5.376,44 dollari l’oncia, dopo aver toccato i massimi da oltre quattro settimane. Nel corso della seduta asiatica i prezzi avevano registrato un balzo fino al 2%. I future sull’oro con scadenza ad aprile negli Stati Uniti avanzano del 2,7% a 5.389,20 dollari l’oncia.
A contenere parzialmente i rialzi contribuisce però il rafforzamento del dollaro: l’indice del biglietto verde sale dello 0,27%, rendendo il metallo più costoso per gli acquirenti internazionali, e la coppia EUR/USD scende a 1,1740.
Il conflitto
Sul fronte militare, sabato Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi in tutto l'Iran, invitando la popolazione a ribellarsi al regime islamico. Il bombardamento di rappresaglia di Teheran ha colpito obiettivi in Israele, così come basi e siti americani in paesi come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein. Trump ha affermato che le forze statunitensi continueranno a bombardare l'Iran fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, mentre il capo della sicurezza nazionale iraniana, Ali Larijani, ha dichiarato a X che Teheran non negozierà con gli Stati Uniti.
Ieri Israele ha avviato una nuova ondata di attacchi su Teheran, mentre l’Iran ha risposto con ulteriori lanci di missili, alimentando un clima di forte instabilità che coinvolge non solo l’area mediorientale ma anche l’economia globale.
Secondo Kyle Rodda, senior financial market analyst di Capital.com, a differenza delle precedenti escalation “esiste un forte incentivo per entrambe le parti a proseguire nell’inasprimento del conflitto, con il rischio di uno scenario caotico e altamente volatile non limitato a pochi giorni. In questo contesto la dinamica per l’oro resta decisamente positiva”.
Il miglior barometro dell’incertezza
L’oro, tradizionale bene rifugio, ha aggiornato più volte i massimi storici nel corso dell’anno, sostenuto dall’aumento dell’incertezza politica ed economica globale.
Il metallo giallo tende a beneficiare quando il sentiment di mercato cross-asset è "prima il premio al rischio, poi i fondamentali", spiegano in una nota gli analisti del Franklin Templeton Institute guidati da Stephen Dover, raccomandando "un'esposizione selettiva all'oro rispetto a posizioni corte su azioni più ampie".
Il rally attuale si inserisce in una tendenza che vede il metallo prezioso guadagnare il 64% dall’inizio del 2025, spinto dai consistenti acquisti delle banche centrali, dai forti flussi in entrata negli ETF e dalle attese di un allentamento della politica monetaria statunitense.
Per l’analista indipendente Ross Norman, “l’oro è il miglior barometro dell’incertezza globale e il livello di tensione sta salendo rapidamente. È lecito attendersi una nuova fase di rivalutazione verso massimi record in un’era di rinnovata instabilità geopolitica”.
Gli altri asset
Tra gli altri metalli preziosi, l’argento spot sale dell’1,3% a 95 dollari l’oncia, dopo aver chiuso febbraio in progresso su base mensile. Il platino avanza dello 0,8% a 2.383,50 dollari, mentre il palladio guadagna il 2,3% a 1.826,59 dollari l’oncia.
Dal fronte del petrolio, stamattina il greggio ha registrato la maggiore impennata degli ultimi quattro anni all'apertura dei mercati, con la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz che minacciava di interrompere le forniture di greggio. In seguito ha ridotto i guadagni, prima di risalire dopo che Saudi Aramco ha interrotto le operazioni in una raffineria in Arabia Saudita a seguito di un attacco con un drone nella zona, secondo fonti vicine alla questione. Anche il dollaro è salito, con il Bloomberg Dollar Spot Index – un indicatore della valuta statunitense – che ha registrato un rialzo fino allo 0,7%.
"Metalli preziosi, petrolio e materie prime stanno aumentando nonostante il rimbalzo del dollaro, anche se sono quotati in dollari statunitensi", ha affermato Hong Hao, responsabile degli investimenti di Lotus Asset Management Ltd. "Questo dimostra che questi asset durevoli sono la vera valuta forte in questo periodo straordinario", ha concluso.
Dati macro
Passando ai dati macro, i numeri diffusi venerdì hanno mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati oltre le attese a gennaio, segnalando possibili pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi. L’attenzione degli investitori si concentrerà ora sui principali indicatori del mercato del lavoro USA in uscita questa settimana, tra cui il report ADP sull’occupazione, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e il rapporto sui non-farm payrolls.
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