Oro rimbalza del 4% dopo la pausa USA-Iran: Wells Fargo vede 6.300$ entro fine 2026

Il prezzo dell'oro torna a correre oggi, +4% a 4.550 dollari l'oncia, dopo che Washington ha prolungato di 10 giorni la pausa negli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. Il metallo giallo aveva perso oltre il 13% dai massimi di 5.248 dollari toccati a febbraio, ma ora gli analisti di Wells Fargo prevedono una ripresa fino a 6.100-6.300 $/oz entro fine anno, individuando un'opportunità tattica d'acquisto nelle quotazioni depresse dei titoli auriferi.
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Il rimbalzo di oggi: geopolitica torna a fare da motore
Il future sull'oro (GC) segna oggi un balzo di 174,60 dollari, pari al +3,99%, portandosi a 4.550,10 $/oz con un massimo di sessione a 4.585,30 $/oz. Il catalizzatore è direttamente geopolitico: l'amministrazione Trump ha esteso di 10 giorni — fino al 6 aprile — la pausa nelle operazioni militari statunitensi contro le infrastrutture energetiche iraniane, riducendo temporaneamente la pressione sui mercati e consentendo al metallo prezioso di recuperare parte del terreno perduto nelle ultime settimane. Il volume degli scambi è risultato sostenuto, con oltre 167.000 contratti trattati nella sola seduta odierna.
Un mese di caduta: dal record di 5.248$ ai minimi di 4.100$
Per capire la portata del rimbalzo odierno occorre guardare al percorso delle ultime settimane. L'oro aveva raggiunto il picco storico di 5.248 $/oz prima che scoppiasse il conflitto con l'Iran, poi era entrato in una fase di liquidazione prolungata che lo aveva trascinato fino a circa 4.100 $/oz il 23 marzo scorso — un crollo di oltre il 13% in meno di un mese. Il paradosso è stato che l'escalation bellistica, anziché spingere l'oro verso l'alto come da manuale, aveva favorito il dollaro americano come asset rifugio, deprimendo i metalli preziosi. Il Dollar Index (DXY) si è rafforzato dello 0,17% a 100,4 e il dollaro ha raggiunto oggi 160,15 yen, il livello più debole dello yen dal luglio 2024, quando le autorità giapponesi erano intervenute sul mercato valutario.
Wells Fargo: target a 6.100-6.300$ per fine 2026
La nota più attesa di giornata arriva da Wells Fargo, che ha pubblicato ieri una ricerca sull'oro indicando un target di prezzo tra 6.100 e 6.300 dollari l'oncia entro la fine del 2026. Secondo gli analisti della banca americana, le quotazioni depresse dei titoli minerari offrono oggi un'opportunità tattica d'acquisto, in quanto il calo delle azioni aurifere è stato sproporzionato rispetto alla correzione del metallo sottostante. Wells Fargo sottolinea che l'oro è destinato a riprendere il suo ruolo storico di:
- riserva di valore in periodi di instabilità geopolitica prolungata
- hedge contro l'inflazione in un contesto di tassi ancora elevati
- diversificatore di portafoglio rispetto agli asset rischiosi
La proiezione implicherebbe un ulteriore rialzo di circa il 38% rispetto alle quotazioni attuali, con il metallo che tornerebbe prima sui massimi storici di 5.248 $/oz e poi li supererebbe ampiamente.
Il contesto macro: dollaro forte e yen ai minimi dal 2024
Il rimbalzo dell'oro avviene in un contesto macro tutt'altro che semplice per i metalli preziosi. Il dollaro americano rimane sostenuto dall'avversione al rischio legata al conflitto in Medio Oriente, con l'indice DXY che si avvia verso il miglior mese in quasi un anno. Lo yen giapponese è scivolato a 160,15 per dollaro, il livello più basso dal luglio 2024 — quando le autorità di Tokyo erano intervenute per la prima volta — e le pressioni fiscali espansive del governo Takaichi complicano il percorso di normalizzazione della Banca del Giappone. In questo scenario, l'oro in dollari beneficia di una doppia spinta: la domanda di protezione geopolitica e le aspettative di un possibile allentamento monetario nelle economie sviluppate nei prossimi mesi, qualora la guerra pesasse sulla crescita globale.
Cosa osservare nei prossimi giorni: il 6 aprile come data chiave
Per gli investitori che monitorano l'oro, la data da cerchiare in rosso è il 6 aprile 2026, quando scadrà la pausa nelle operazioni militari statunitensi contro l'Iran. Un'eventuale ripresa delle ostilità potrebbe:
- spingere nuovamente verso l'alto il dollaro come rifugio, con effetto ambivalente sull'oro
- far salire il petrolio (il Brent è già sopra i 90 $/barile), aumentando le pressioni inflazionistiche favorevoli ai metalli preziosi
- amplificare la volatilità su tutti i mercati finanziari, con possibile fuga verso l'oro fisico
Al contrario, un accordo diplomatico potrebbe alleggerire il premio geopolitico, ma il contesto di lungo periodo — debito pubblico globale elevato, inflazione strutturalmente sopra i target e domanda delle banche centrali — rimane di supporto per l'oro. Per gli investitori retail italiani, il modo più diretto per esporsi rimane l'ETC sull'oro fisico (come PHAU.MI o XAD5.MI quotati a Borsa Italiana) oppure i futures GC sul CME, tenendo presente che la volatilità nelle prossime settimane potrebbe essere molto elevata.
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