Per la Fed PIL in crescita nel 2023


Per Tognoli la recessione potrebbe essere più lunga e profonda delle attese della FED. E questo per un semplice motivo: l'inflazione.


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Richiesta sussidi USA alla disoccupazione WoW (stima 218k contro 213k della scorsa settimana) alle 14:30 e fiducia dei consumatori di settembre dell’Europa (stima -26 punti contro -24,9 di agosto).

Ieri la FED ha alzato i tassi di 75 bp per il terzo meeting di fila portandone il range al 3-3,25%. La FED ha inoltre pubblicato le aspettative sui tassi dei policymaker dove, secondo la mediana dei dot plot, i tassi potrebbero attestarsi al 4,4% alla fine del 2022 e al 4,6% nel 2023. La crescita del PIL per il 2022 è prevista decelerare allo 0,2% (1,75 la stima precedente), mentre per il 2023 le aspettative sono per un +1,2%. La FED si aspetta quindi che grazie alla bassa disoccupazione il calo dei consumi e degli investimenti possa essere contenuto, consentendo una recessione veloce e poco profonda. Non siamo del tutto d’accordo e crediamo che la recessione possa essere più lunga e profonda delle attese della FED.

E questo per un semplice motivo: l'inflazione. Nonostante i precedenti aumenti, questa rimane infatti elevata a causa del permanere degli squilibri della domanda e dell'offerta legati alla pandemia, all'aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia. Crediamo quindi che la continua e importante crescita dei prezzi aprirà la strada ad una flessione dei consumi molto più significativa delle aspettative. Il rialzo dei tassi e la riduzione dei consumi saranno in grado di spegnere l’inflazione, ma a patto di mandare il sistema economico in recessione. In altre parole, l’inflazione è causa ed effetto della sua stessa riduzione.

Nelle fasi di elevata incertezza economica che causa forte elevata volatilità dei mercati, è importante costruire il portafoglio avendo ben chiari i propri obiettivi, sia in termini di rischio/rendimento sia in termini temporali. Siamo sempre più convinti che in questo momento occorra occuparsi più del rischio che del rendimento, in modo da mettere al riparo il portafoglio di lungo periodo da shock esterni. Riteniamo quindi corretta una strategia bottom up che vada a privilegiare i titoli di quelle società che producono cassa, hanno una redditività mediamente superiore a quella del proprio settore di riferimento e sono leader nel mercato nel quale operano.


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