Per Putin sanzioni soft, Wall Street torna su, petrolio a quasi 100 dollari

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Dal fronte occidentale solo vaghe minacce di provvedimenti economici, che secondo Reuters saranno di poco conto, nessuna parla di risposte militari. La crisi del Donbass spinge il petrolio Brent in prossimità di quota cento dollari.


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La borsa degli Stati Uniti dovrebbe aprire sulla parità, il future dell’indice S&P500, in calo di oltre l’1% stamattina, è piatto prima della pubblicazione dei dati sul prezzo medio delle case. A mercato aperto viene pubblicato l’indice sulla fiducia dei consumatori elaborato da Conference Board.

Nelle ultime ore, si è quasi fermata la corsa agli asset in grado di fornire protezione in tempi di incertezza. Il Buono del Tesoro a dieci anni tratta a 1,94%, da 1,88% di stamattina. L’oro perde lo 0,7%.

Uk minaccia dure sanzioni economiche sulla Russia

La Gran Bretagna imporrà immediatamente dure sanzioni economiche sulla Russia, lo ha detto il primo ministro Boris Johnson ai giornalisti. "Istituiremo immediatamente un pacchetto di sanzioni economiche", ha dichiarato. Le sanzioni, ha aggiunto, saranno "indirizzate non solo a entità in Donbass, Luhansk e Donetsk, ma nella stessa Russia, colpendo gli interessi economici russi con tutta la forza possibile".
Putin capirà di aver "gravemente sbagliato i conti" se la Russia invaderà l'Ucraina, ha detto Johnson, aggiungendo che Mosca sembra intenzionata a lanciare un'invasione su larga scala. Johnson ha presieduto stamattina un meeting del comitato britannico per la sicurezza nazionale.
Secondo quanto riportato da Reuters si tratterebbe tuttavia di sanzioni “light”, in quanto quella russa non è considerata un’invasione vera e propria, visto che le truppe inviate da Mosca avrebbero il compito di “mantenere la pace” nella regione.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha sminuito la minaccia delle sanzioni, sostenendo che l'Occidente le imporrà indipendentemente dallo svolgimento degli eventi, e ha definito prevedibile la risposta al riconoscimento russo delle due regioni separatiste in Ucraina. "I nostri colleghi europei, americani e britannici non si fermeranno e non si calmeranno finché non avranno esaurito tutte le loro possibilità per la cosiddetta 'punizione della Russia’. Ci hanno già minacciato con diverse tipologie di sanzioni o, come affermano ora, 'la madre di tutte le sanzioni'", ha detto.

Rialzo tassi

Dalla banca centrale degli Stati Uniti arrivano segnali di moderazione, o perlomeno, si nota nei commenti una maggiore attenzione al contesto macroeconomico, come a dire, che prima di procedere con la cura ultra potente, serve capire quale sia la capacità di sopportazione del sistema.

Il governatore della Federal Reserve Michelle Bowman ha dichiarato lunedì che valuterà i dati economici in arrivo nelle prossime tre settimane per decidere se è necessario un aumento del tasso di interesse di mezzo punto percentuale alla prossima riunione della banca centrale a marzo. E’ una posizione che mette in evidenza le divisioni dentro il board. "Io, come anche tutti i miei colleghi, osserverò da vicino i dati per giudicare l'entità appropriata di un aumento alla riunione di marzo", ha detto Bowman in un commento a una conferenza dell'American Bankers Association a Palm Desert, in California. "Intendo sostenere un'azione tempestiva e decisa per abbassare l'inflazione".

Inflazione: niente panico

Resta il tema di fondo più importante per i mercati finanziari. Nelle scorse settimana in molti hanno parlato di un ritorno degli scenari di fine anni ’70. Ma Peter De Coensel, il ceo di DPAM dice che i paragoni sono sbagliati. “Allora, le aspettative d'inflazione si disancorarono a causa di persistenti shock dell'offerta, della generosità mal indirizzata della politica fiscale in combinazione con politiche monetarie incoerenti. Oggi, le aspettative di inflazione a lungo termine delle società, dei consumatori e del mercato rimangono ben ancorate. L'ultimo dato sulle aspettative d'inflazione a 5-10 anni dell'Università del Michigan si attesta al 3,1%, mentre negli anni '70 questa metrica arrivava a superare il 6%”. Il numero uno della società della gestione del risparmio gestito, nota ”che i mercati finanziari sono stati pesantemente perturbati dall'inizio del 2022. Tuttavia, a volte, gli investitori a lungo termine dovrebbero accettare questi ribassi in specifici settori azionari e a reddito fisso trattandoli come un’opportunità per riposizionarsi, ruotare in settori che hanno ricevuto poca attenzione (e peso) in passato. I rendimenti attesi per le obbligazioni e alcuni settori azionari sono saliti rapidamente nelle ultime sei settimane. L'azionario è l'asset class di lunga durata preferita. Quindi, l'attuale correzione non dovrebbe portare al panico ma a un momento di riflessione.”

Materie prime in rialzo

Il petrolio Brent ha messo nel mirino quota cento dollari. Il greggio del Mare del Nord tratta a 97,3 dollari, +2,5%.
In rialzo anche nichel, palladio e platino, tutte commodity delle quali la Russia è un importante produttore. In prossimità dei massimi storici anche l’alluminio su timori di sanzioni al gigante russo Rusal le cui esportazioni pesano per circa il 5% a livello mondiale in un mercato che è in deficit strutturale.

Gas di riferimento per l’Europa, in rialzo del 10%. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha congelato la certificazione del gasdotto Nord Stream 2 oggi, dopo che la Russia ha formalmente riconosciuto due regioni secessioniste dell'Ucraina orientale. "Dobbiamo rivalutare la situazione, in particolare per quanto riguarda Nord Stream 2", ha detto Scholz in una conferenza stampa, aggiungendo che il ministero dell’Economia rivedra' il processo di certificazione, date le azioni di Mosca. 

Tra i titoli segnaliamo

Macy’s +8% dopo la pubblicazione dei dati del trimestre e le previsioni sull’anno in corso. La società dei grandi magazzini multi merce si aspetta almeno 4,12 dollari per azione di utile, il consensus era 3,98 dollari. 

Home Depot +1%. La catena dei negozi per la casa ha chiuso il trimestre novembre 2021-gennaio 2022, con un utile per azione di poco sopra le previsioni. I ricavi sono saliti dell’11% anno su anno e le vendite a parità di perimetro hanno registrato una crescita del 35,7 miliardi di dollari.

Ford -1% General Motors -1%. E’ in fase avanzata la trattativa tra Volkswagen AG e Porsche Automobil Holding SE per una potenziale IPO di Porsche. Le parti hanno negoziato un accordo quadro che costituira' la base per ulteriori passaggi in vista di una quotazione in Borsa di Porsche AG. Ad annunciarlo, in una nota, Volkswagen che sottolinea come la quotazione sia subordinata all'approvazione dei consigli di amministrazione di entrambe le parti.


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