Perché la fusione tra xAI e SpaceX interessa anche gli azionisti Tesla

L’operazione annunciata da Elon Musk non cambia i fondamentali di Tesla, ma rafforza la scommessa del mercato su un ecosistema AI integrato. Tra sinergie potenziali e interdipendenze crescenti, la Muskonomy resta un’arma a doppio taglio
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xAI e SpaceX si fondono: nasce un colosso da 1.250 miliardi
Elon Musk accelera ancora una volta sull’integrazione del proprio ecosistema industriale. Con un annuncio a sorpresa, SpaceX ha acquisito xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Musk nel 2023. L’operazione dà vita a un colosso con un valore stimato di 1.250 miliardi di dollari. Il nuovo gruppo diventa di slancio anche la più grande società non quotata, almeno per il momento, al mondo.
L’operazione, data per già completata secondo documenti pubblici citati da CNBC, arriva mentre SpaceX si prepara a una possibile IPO e riaccende l’interrogativo chiave per il mercato: che impatto può avere questa mossa su Tesla, l’unica società quotata dell’impero Musk?
Secondo Barron’s, la fusione “potrebbe dare slancio alle azioni Tesla, alimentando le speranze di convergenza tra le varie aziende di Musk”. Un’affermazione che coglie il punto centrale: più che un impatto diretto e immediato sui fondamentali di Tesla, l’operazione agisce soprattutto sul piano delle aspettative degli investitori.
Perché SpaceX e xAI si fondono
Dal punto di vista industriale, Musk guarda lontano. Nel post di annuncio ha parlato di “orbital data centers” e di un futuro in cui il calcolo AI sarà più efficiente nello spazio, sfruttando energia solare e raffreddamento naturale. Ma, come sottolinea CNBC, nel breve periodo la motivazione è molto più concreta: xAI ha un urgente bisogno di capitale.
Secondo The Information, xAI ha bruciato circa 9,5 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2025. Nonostante un round da 20 miliardi chiuso a inizio anno, la corsa agli investimenti infrastrutturali per competere con OpenAI e Anthropic resta estremamente onerosa.
Qui entra in gioco SpaceX, che secondo Reuters punta a una valutazione fino a 1.500 miliardi di dollari in vista dell’IPO. Una potenza finanziaria sostenuta soprattutto da Starlink, che conta circa 9.000 satelliti in orbita e 9 milioni di clienti, con l’autorizzazione già ottenuta dalla FCC (Federal Communications Commission) per lanciare in orbita altri 7.500 satelliti. In questo contesto, la fusione consente a Musk di canalizzare capitali verso l’AI sfruttando l’appetito degli investitori per il settore, oggi ai massimi storici.
Valutazioni elevate, ma coerenti nel mondo AI
Le valutazioni aiutano a capire la logica dell’operazione. xAI è stata recentemente valutata circa 230 miliardi di dollari, a fronte dei 500 miliardi di OpenAI (che ha l’obiettivo di salire a 750 miliardi nel prossimo round di finanziamenti) e dei 350 miliardi di Anthropic. SpaceX, con una possibile capitalizzazione da 1.500 miliardi, si muove su multipli molto elevati ma non disallineati rispetto al mondo AI.
Barron’s osserva che l’allineamento di due società entrambe percepite come “AI-centriche” rende il merger più digeribile per il mercato, anche se i numeri restano aggressivi.
Il legame con Tesla e la potenza della narrazione
Ed è qui che entra in gioco Tesla. Formalmente, Tesla non è coinvolta nella fusione. Ma i legami sono già profondi. Tesla ha investito 2 miliardi di dollari in xAI, ha venduto mega-accumulatori Megapack per 430 milioni alla stessa xAI nel 2025 (pari al 3,4% del fatturato Energy) e intrattiene da anni rapporti industriali con SpaceX.
Per il mercato, questo intreccio alimenta l’idea di una convergenza AI: veicoli autonomi, robot umanoidi, data center, spazio. Una narrazione potente, che Barron’s ritiene potenzialmente favorevole al titolo Tesla, soprattutto in una fase in cui la valutazione dell’azienda è sostenuta in larga parte dalle aspettative su robo-taxi e AI, più che dal business automobilistico tradizionale.
La “Muskonomy”: opportunità o rischio?
Intervistato da CNBC, Tim Farrar, presidente della società di ricerca nel settore delle telecomunicazioni e dei satelliti TMF Associates, definisce questo sistema di relazioni la “Muskonomy”: un ecosistema in cui capitale, risorse e fiducia degli investitori circolano tra le varie società di Musk. È un modello che può accelerare la crescita complessiva, ma che introduce anche rischi di concentrazione e governance.
Come osserva Farrar, “tutto dipende dalla fiducia riposta in lui”. Se una parte dell’impero dovesse incrinarsi, l’effetto contagio potrebbe essere significativo, anche per Tesla.
La fusione tra xAI e SpaceX non cambia direttamente i fondamentali di Tesla, ma rafforza il racconto strategico che da anni sostiene la sua valutazione. Per gli investitori, il potenziale upside passa dalle aspettative di integrazione futura, non da sinergie immediate. Allo stesso tempo, la crescente interdipendenza tra le società di Musk rende il sistema più efficiente, ma anche più fragile.
In sintesi, la “Muskonomy” può essere un moltiplicatore di valore. Ma resta, inevitabilmente, anche un moltiplicatore di rischio.
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