Petroliere in fiamme e Brent vicino a cento dollari

12/03/2026 07:30
Petroliere in fiamme e Brent vicino a cento dollari

L’Oman ha ordinato l’evacuazione del suo principale terminal petrolifero, situato in prossimità dello Stretto di Hormuz.

Trump ha ribadito che "l'Iran è sull'orlo della sconfitta". Brent a 98,5 dollari.

Gli Stati Uniti procederanno al progressivo svincolo di 172 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve strategiche. Goldman Sachs ha aumentato il target del Brent a 71 dollari al dollaro da 66 dollari, ma senza la ripresa della navigazione nel Golfo Persico si potrebbe tornare a 150 dollari come nel 2008.

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Al tredicesimo giorno di guerra, sale di livello la risposta militare dell’Iran contro la libera navigazione nel Golfo Persico, un’area vitale per i mercati dell’energia del pianeta.

Nel corso della settimana erano stati segnalati attacchi contro mercantili, ma nessuno di questi era stato serio come quello di ieri sera. Due petroliere straniere che trasportavano carburante iracheno sono andate a fuoco dopo essere state colpite da proiettili non identificati, probabilmente si è trattato di droni suicidi. Le autorità irachene hanno evacuato i 25 membri dell'equipaggio, l’incendio non è ancora stato domato.

Preso atto degli avvenimenti, l’Oman ha ordinato l’evacuazione del suo principale terminal petrolifero, situato in prossimità dello Stretto di Hormuz. Le navi alla fonda stanno lasciando il porto di Mina Al Fahal come misura precauzionale, scrive Bloomberg.

"Se le interruzioni delle esportazioni di petrolio dell'Oman dovessero rivelarsi più persistenti, cresceranno i timori per l'approvvigionamento regionale in generale", ha affermato Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime presso ING a Singapore. "Il mercato dovrà iniziare a preoccuparsi di qualcosa di più del semplice flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz.

IRAN AL CAPOLINEA

Intanto Trump ha ribadito che "l'Iran è sull'orlo della sconfitta". Parlando con i giornalisti a Washington di ritorno dal Kentucky il presidente americano ha sottolineato che Teheran è "praticamente al capolinea. Non hanno la marina, non hanno l'aeronautica, non hanno la contraerea, niente. Non hanno sistemi di controllo". "La cosa principale è che dobbiamo vincere questa battaglia. Vincere in fretta, ma vincerla", ha aggiunto.

PETROLIO

Il greggio tipo Brent è scambiato stamattina a 98,5 dollari il barile, in rialzo del 7% circa, da inizio anno il guadagno è del 61%.

Goldman Sachs ha aumentato le previsioni di prezzo sull'ipotesi di un'interruzione prolungata dei flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli analisti hanno alzato il target di medio periodo a 71 dollari al dollaro da 66 dollari.

Le nuove stime si basano sui flussi di greggio a Hormuz ridotti del 90% per 21 giorni, con un graduale recupero nel corso di altri 30 giorni. È pero’ probabile che i prezzi giornalieri del petrolio superino il picco del 2008, circa 150 dollari il barile, se la navigazione dovesse restare bloccata.

Gli Stati Uniti procederanno al progressivo svincolo di 172 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve strategiche per limitare le conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. "Il presidente Trump ha autorizzato il Dipartimento dell'Energia a liberare 172 milioni di barili dalla riserva strategica di petrolio a partire dalla prossima settimana", ha scritto su X Chris Wright, ministro dell'Energia statunitense.

GAS

Dopo il crollo di martedì, -16%, il gas in Europa è tornato a salire, ieri +7%, stamattina +5% a 49 euro MWh.

Il Financial Times parlava ieri della possibilità che l'UE prenda in considerazione la possibilità di sovvenzionare o limitare i prezzi. Il provvedimento si inquadra nel piano di emergenza destinato ad “alleviare immediatamente” l'aumento. Lo stesso quotidiano segnalava che la chiusura dello Street di Hormuz costringe le economie dell’Asia Pacifico e dell’Europa a contendersi i carichi di gas liquefatto in arrivo soprattutto dagli Stati Uniti, visto che il Qatar, uno dei più grandi esportatori del mondo, ha fermato la produzione a causa della guerra.

Aumentano i soggetti che stanno dichiarando lo stato di “force majeure” per slegarsi dagli obblighi di consegna con la clientela, tra questi, ci sono Shell e la società di trading dell’Oman OQ.

In teoria i prezzi delle forniture sono fissi, vincolati da contratti di lungo termine tra venditore e compratore, in questo scenario di prezzi impazziti però, gli intermediari a volte scelgono di pagare la penale pur di poter dirottare i carichi di gas dove le quotazioni sono più favorevoli

ACQUA PIÙ’ PREZIOSA DEL PETROLIO

Dopo i bombardamenti sugli impianti di desalinizzazione dell’acqua segnalati nella prima parte della settimana, non sono arrivate altre notizie di attacchi a queste vitali infrastrutture. L’attenzione resta altissima sul tema perché per milioni di persone in Medio Oriente, l’acqua è ancora più importante del petrolio. Su quest’area semidesertica, le precipitazioni sono scarsissime e la disponibilità di risorse idriche a persona è 480 metri cubi l’anno, un decimo della media mondiale. Mettere fuori uso i desalinizzatori sarebbe una delle più pericolose escalation del conflitto. Il Financial Times riportava due giorni fa che secondo gli esperti, gli impianti di desalinizzazione si possono considerare alla stessa stregua di scuole elementari ed ospedali, per cui, si configura una violazione delle regole internazionali sui conflitti armati.

Le borse dell’Asia Pacifico sono quasi tutte in calo.

Nikkei di Tokyo -1%. -7% da inizio mese. Hang Seng di Hong Kong -0,9%, -3,7% da inizio mese.CSI 300 dei listini di Shanghai e Shemzhen -0,4%, -0,5% da inizio mese. BSE Sensex di Mumbai -0,5%, in calo del 6% da inizio anno.

L’ASIA HA BISOGNO DI HORMUZ APERTO

Da inizio della guerra, quindi dall’ultimo giorno di febbraio, le borse dell’Asia Pacifico e dei paesi emergenti, con qualche importante eccezione giustificata dalla ricchezza di risorse petrolifere nel sottosuolo, sono in sofferenza: il Kospi di Seul e il Kakarta Composite perdono oltre il 10%. Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin avverte che la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe avere pesanti ripercussioni su questo aggregato azionario.

“La maggior parte (circa l'80%) delle forniture di petrolio e gas che transitano è destinata agli importatori netti di energia asiatici. La quota di importazioni di petrolio dalla regione del Golfo è più elevata per il Vietnam, con l'86% delle importazioni totali, seguito dalla Corea con circa il 70% delle importazioni totali. Per Cina, India e Thailandia, la quota è di circa il 50%. Taiwan ha ridotto la sua dipendenza dalle importazioni dal Golfo a circa il 35%, sostituendole principalmente con importazioni dagli Stati Uniti. Il rischio di carenze fisiche di petrolio è mitigato dalle riserve petrolifere. La Cina e la Corea hanno il margine maggiore con circa 200 giorni di consumo di petrolio a disposizione, seguite da Taiwan con 100 giorni, mentre India, Filippine e Thailandia detengono circa 60-70 giorni di consumo. Rispetto ai Paesi comparabili, il Vietnam, presenta il livello più basso di riserve, con circa 20 giorni di consumo”.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future del Dax di Francoforte -1%.

L’oro è poco, mosso, in calo dello 0,2% a 5,170 dollari. +19% da inizio anno.

ORO DEI POLACCHI SUL MERCATO

La banca centrale polacca NBP potrebbe vendere oro in cambio di dollari, ha dichiarato ieri il governatore Adam Glapinski in una conferenza stampa. L’operazione non intaccherà la natura delle riserve e non sarà definitiva, in quanto già previsto un riacquisto di lingotti nel giro di pochi anni. "Le operazioni effettuate dalla NBP, quelle che ho proposto, non esauriranno le riserve valutarie della NBP, […] Se vendiamo oro, lo vendiamo [...] a Londra in cambio di dollari. Il valore di ciò che abbiamo nelle riserve rimane invariato. Solo che invece dell'oro ci sono dollari”.

Zbigniew Bogucki, il consigliere del presidente polacco Karol Navrocki, ha affermato due giorni fa che NBP potrebbe essere in grado di generare fino a 200 miliardi di zloty di profitti nei prossimi 4-5 anni da destinare alla difesa. "Oggi siamo in grado, praticamente senza alcun costo, grazie a una gestione oculata delle riserve della banca centrale, senza esaurirle, di generare circa 200 miliardi di PLN nei prossimi anni.

Obbligazioni in tumulto, con tassi di rendimento in picchiata, sulle aspettative di un risveglio dell’inflazione: a questo proposito, il dato di ieri non contribuisce a rassicurare chi teme una nuova ripartenza degli aumenti dei prezzi al consumo. Treasury Note a dieci anni a 4,23%, sui massimi delle ultime cinque settimane. I trader si aspettano per quest’anno solo un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. BTP a 3,65%, ieri +14 punti base: massimo da settembre.

TITOLI

Leonardo punta a un Ebita al 2030 di 3,59 miliardi nell'aggiornamento del Piano Industriale 2026-2030.

Ecco i dettagli principali del piano.

Target finanziari al 2030: gli ordini sono previsti a 32 miliardi di euro (rispetto a 23,8 miliardi nel 2025) con ricavi attesi a 30 miliardi di euro (rispetto a 19,5 miliardi nel 2025). L'Ebita a fine piano è visto a 3,59 miliardi di euro (rispetto a 1,75 miliardi nel 2025) con Focf a 2,06 miliardi di euro (rispetto a 1,01 miliardi nel 2025).

Nel periodo 2026-2030 Leonardo si attende di realizzare ordini cumulati per 142 miliardi con un Cagr 2025-2030 del +6,1%. I ricavi cumulati previsti nell'arco del piano sono indicati a 126 miliardi di euro (Cagr 2025-2030 +9%).

Per Michelangelo Dome, la piattaforma multidominio che integra competenze nei domini aria, terra, mare, spazio e cyber, Leonardo stima opportunità di business per 21 miliardi di euro nei prossimi dieci anni di cui 6 tra il 2026 e il 2030, già inclusi nel piano.

Previsto un incremento del 21% del dividendo che verrà pagato nel 2026 e un ulteriore incremento del ritorno per gli azionisti nell’arco del piano. Vista una riduzione dell’indebitamento con l’impegno di mantenere l’Investment Grade da parte delle agenzie di credit rating con un target di leverage 2028 non superiore a 0,8x.

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