Petrolio a 100 dollari e oro a 5.000$: la guerra con l'Iran scuote i mercati

16/03/2026 09:05
Petrolio a 100 dollari e oro a 5.000$: la guerra con l'Iran scuote i mercati

Il Brent Crude supera quota 100 dollari al barile per la prima volta in anni, trascinato dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto con l'Iran, mentre il lingotto d'oro si mantiene vicino ai 4.994 dollari l'oncia dopo aver toccato massimi storici a 5.230$. I mercati azionari globali sono sotto pressione, ma le azioni energetiche come Eni beneficiano dello shock petrolifero, con il titolo milanese in rialzo di quasi +7,5% nell'ultima settimana.

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Il Brent sfonda i 100 dollari: il catalizzatore Iran

Il petrolio Brent ha violato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile — un livello che non veniva raggiunto stabilmente da anni — spinto dall'escalation del conflitto con l'Iran. Secondo le ultime notizie di mercato, le tensioni geopolitiche nella regione mediorientale hanno innescato un rally violento e repentino delle quotazioni petrolifere, con il Brent che nei dati storici degli ultimi giorni ha registrato:

  • 9 marzo: chiusura a 98,96 $/barile
  • 12 marzo: rimbalzo a 100,46 $/barile
  • 13 marzo: ulteriore salita a 103,14 $/barile
  • 16 marzo (in corso): quotazione attorno a 100,99 $/barile, in calo di circa -2,08% nella sessione odierna dopo la violenta impennata dei giorni precedenti

La volatilità è rimasta estrema: il 9 marzo il Brent aveva toccato un massimo intraday di 119,40 $/barile, per poi correggere e stabilizzarsi sopra i 100 dollari. Il mercato sconta ora sia il rischio di interruzioni delle forniture dal Golfo Persico sia la possibilità di un allargamento del conflitto.

L'oro vola verso i 5.000 dollari: il ruolo del safe haven

Parallelamente all'impennata petrolifera, il metallo giallo si è confermato il grande protagonista del 2026. Il future sull'oro (GC.COMM) quota oggi attorno ai 4.994,50 $/oncia, dopo aver toccato il picco storico di 5.229,70$ il 10 marzo. La correzione tecnica in corso — di circa -4,5% dai massimi assoluti — non scalfisce il quadro rialzista di lungo periodo:

  • Il sentiment degli analisti sull'oro rimane positivo (normalized score: 0,60 il 15 marzo, 0,99 il 14 marzo)
  • Il veterano strategist Ed Yardeni prevede l'oro a 6.000$ entro fine 2026 e fino a 10.000$ entro il 2030
  • La riunione della Federal Reserve del 17-18 marzo è il prossimo evento cruciale: le parole di Powell potrebbero muovere il lingotto in modo significativo in entrambe le direzioni

L'argento (SI.COMM) segue con maggiore volatilità, quotando oggi a 78,86 $/oncia con un calo giornaliero del -3,06% dopo aver toccato un massimo recente a 81,66$.

Eni: BofA alza il target price, il titolo vola a Piazza Affari

Nel contesto dello shock petrolifero, Eni S.p.A. è tra i principali beneficiari a Piazza Affari. Il titolo ha registrato una progressione notevole nell'ultima settimana:

  • 9 marzo: chiusura a 20,995 €
  • 13 marzo: chiusura a 22,35 €
  • 16 marzo (odierna): quota 22,57 €, in rialzo dello +0,98%

Il balzo complessivo dalla settimana scorsa è di circa +7,5%. A supportare il titolo contribuisce anche la revisione al rialzo di Bank of America, che il 13 marzo ha alzato il target price da 18,50 a 21 euro (con rating Neutral), giustificando la mossa con l'incremento delle previsioni sui prezzi di petrolio e gas per il biennio 2026-2027. Ulteriore impulso è arrivato dalla firma di un accordo strategico con il Venezuela per l'estrazione di gas e liquidi dalla joint venture Cardon IV, che diversifica le fonti di approvvigionamento del gruppo.

Implicazioni per gli investitori: rischi e opportunità

Lo scenario attuale presenta un quadro complesso per chi gestisce un portafoglio:

Opportunità:

  • Le azioni del settore energetico (Eni, ma anche i grandi oil major internazionali) beneficiano direttamente dei prezzi alti del greggio
  • L'oro rimane un porto sicuro privilegiato in contesti di guerra e incertezza geopolitica; i livelli attuali intorno ai 5.000$/oz sono visti da molti analisti come un punto di ingresso ancora valido in ottica di lungo periodo
  • Gli ETF sulle materie prime (come i futures sul Brent o i tracker sull'oro fisico) possono offrire una copertura contro l'inflazione energetica

Rischi:

  • Un petrolio persistentemente sopra i 100$/barile alimenta l'inflazione globale e costringe le banche centrali a mantenersi restrittive più a lungo, pesando sui mercati azionari in generale
  • La volatilità estrema del Brent (da 83,88 a 119,40$ in una sola settimana) segnala un mercato in preda al panico geopolitico, non a fondamentali stabili
  • La riunione Fed di marzo potrebbe inasprire ulteriormente le condizioni finanziarie se Powell dovesse mostrarsi preoccupato per la fiammata inflattiva legata all'energia

In sintesi, la combinazione di guerra in Medio Oriente, petrolio sopra i 100 dollari e oro vicino ai massimi storici disegna un contesto di elevata incertezza, in cui la selettività e la diversificazione restano le armi più efficaci per l'investitore.

Cosa monitorare nei prossimi giorni

Gli investitori dovranno tenere d'occhio almeno tre variabili chiave nei prossimi giorni:

  • Riunione FOMC (17-18 marzo): la decisione sui tassi e, soprattutto, il tono del comunicato di Powell saranno determinanti per oro, dollaro e mercati obbligazionari. Attualmente i futures sui Fed Fund impliciti scontano tassi fermi, ma uno scenario di inflazione energetica persistente potrebbe cambiare le carte in tavola
  • Sviluppi militari in Medio Oriente: qualsiasi escalation o de-escalation del conflitto con l'Iran si rifletterà immediatamente sulle quotazioni del petrolio. Uno stretto di Hormuz ostruito comporterebbe una nuova impennata dei prezzi
  • Dati macro USA: il NAHB Housing Market Index di oggi (stima: 37, precedente: 36) e le aste Treasury in programma offrono indicazioni sullo stato di salute dell'economia americana alle prese con lo shock energetico

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