Petrolio alle stelle: l'ultimatum Trump all'Iran manda il WTI oltre 116$

07/04/2026 05:34
Petrolio alle stelle: l'ultimatum Trump all'Iran manda il WTI oltre 116$

Il WTI supera quota 116 dollari al barile, segnando un rialzo di oltre il +3,4% in una sola seduta, mentre si avvicina la scadenza dell'ultimatum di 48 ore imposto da Donald Trump all'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz. La crisi geopolitica in Medio Oriente ha trasformato il mercato energetico nelle ultime settimane, con il greggio americano che ha guadagnato oltre il 60% da inizio marzo. In Europa, Eni balza del +4,3% a Milano, trainata dall'impennata delle quotazioni del crudo.

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L'ultimatum di Trump: 48 ore per aprire lo Stretto di Hormuz

I mercati energetici globali vivono una delle settimane più tese degli ultimi anni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fissato una scadenza di 48 ore — in scadenza nella serata di martedì 7 aprile — per costringere l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico navale internazionale. Attraverso quel braccio di mare transitano normalmente circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale: la sua chiusura ha scatenato un'ondata di volatilità senza precedenti sui mercati delle materie prime. Trump ha minacciato via Truth Social di colpire "centrali elettriche e ponti" iraniani in caso di mancato rispetto dell'ultimatum, mentre Teheran ha respinto le ultime proposte di cessate il fuoco, aprendo uno spiraglio solo su una soluzione permanente alla crisi.

Il WTI vola oltre 116$: un rialzo del 60% da inizio marzo

Il petrolio WTI (West Texas Intermediate) ha toccato oggi un massimo intraday di 116,42 dollari al barile, con un guadagno di circa +3,4% rispetto alla chiusura di venerdì sera. La corsa del greggio americano è stata particolarmente rapida: a inizio marzo 2026 il WTI scambiava intorno ai 71 dollari, il che significa che in poco più di cinque settimane le quotazioni sono praticamente raddoppiate, con un incremento di oltre il 60%. Il Brent, il greggio di riferimento internazionale, ha anch'esso superato la soglia di 111 dollari al barile secondo le ultime rilevazioni disponibili. Gli analisti di Mizuho Bank avvertono che si tratta di un "ciclo di escalation" che si protrae ormai da settimane, con risoluzioni diplomatiche ancora lontane. Tra i fattori positivi per il mercato, il traffico di petroliere nello Stretto è leggermente aumentato negli ultimi giorni, con Cina e Giappone che hanno ricevuto il maggior numero di carichi.

Eni vola a Piazza Affari: +4,3% in una sola seduta

Sulle borse europee, il comparto energetico è il grande beneficiario della crisi petrolifera. A Piazza Affari, Eni SpA (ticker: ENI.MI) ha chiuso la seduta di lunedì 6 aprile con un guadagno di +4,3%, a quota 24,685 euro, su volumi elevati pari a quasi 20 milioni di azioni scambiate. Il titolo del colosso petrolifero italiano riflette direttamente la dinamica del greggio: ogni dollaro in più sul barile si traduce in un miglioramento significativo della marginalità upstream del gruppo. Secondo le stime degli analisti di Zacks, Eni è attualmente classificata come Strong Buy (Zacks Rank #1), con previsioni di crescita degli utili per azione del +49,7% nel 2026, sostenuta proprio dall'ambiente di prezzi petroliferi elevati. Anche il settore energetico europeo nel suo complesso ha registrato performance brillanti, con il comparto in rialzo di circa il 16% nell'ultimo mese.

Wall Street rialza la testa, ma l'incertezza resta elevata

Nonostante le tensioni geopolitiche, i principali indici azionari americani hanno chiuso in rialzo nella seduta di lunedì 6 aprile: l'S&P 500 ha guadagnato il +0,44% a 6.611,83 punti, il Nasdaq 100 è salito del +0,61% a circa 24.192 punti, mentre il Dow Jones ha aggiunto 165 punti (+0,36%). Si tratta della quarta seduta consecutiva in rialzo per S&P 500 e Nasdaq, la striscia positiva più lunga da gennaio. Gli investitori sembrano adottare la strategia del "buy the geopolitical dip": storicamente, secondo ClearBridge Investments, i conflitti militari hanno prodotto rendimenti positivi sull'S&P 500 del +3% nei tre mesi successivi e del +6% nei sei mesi. Tuttavia, i futures azionari si sono mostrati incerti nelle ore notturne, con i contratti sull'S&P 500 e Nasdaq 100 in leggero ribasso, a conferma che la volatilità non è destinata a rientrare rapidamente. Tra i dati macro attesi oggi, ordini ai beni durevoli di febbraio e le aspettative di inflazione dei consumatori per marzo (stimate al 3,7%, in salita dal precedente 3,0%).

Implicazioni per gli investitori: oro e petrolio come rifugi

In questo contesto di incertezza geopolitica, anche l'oro si conferma bene rifugio: i futures sul metallo giallo quotano attualmente 4.681 dollari per oncia troy (+0,53%), sui massimi storici. Il rame (HG) sale anch'esso dello +0,66% a 5,62 dollari per libbra. Per gli investitori italiani e europei, la situazione presenta opportunità e rischi. Sul fronte delle opportunità:

  • I titoli energetici come Eni beneficiano direttamente dei prezzi elevati del greggio
  • L'oro e i metalli preziosi offrono protezione dall'incertezza geopolitica
  • I produttori di petrolio e gas potrebbero rivedere al rialzo le stime di utile per il 2026

Sul fronte dei rischi, invece, un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari alimenta l'inflazione, complica il lavoro delle banche centrali e pesa sui margini delle aziende energivore. L'appuntamento cruciale per i mercati è fissato a domani sera, quando scadrà l'ultimatum di Trump: qualsiasi evoluzione — sia diplomatica che militare — potrebbe generare movimenti bruschi su petrolio, dollaro e mercati azionari globali.

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