Petrolio: crisi Iran-Usa, scenari su Stretto di Hormuz e possibili movimenti del greggio

23/02/2026 12:45
Petrolio: crisi Iran-Usa, scenari su Stretto di Hormuz e possibili movimenti del greggio

Le rinnovate tensioni tra Washington e Teheran riportano il petrolio al centro dell’attenzione dei mercati finanziari. Il greggio scambia sui massimi degli ultimi sei mesi mentre gli operatori prezzano un crescente premio al rischio geopolitico legato allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’offerta globale. Dall’accordo diplomatico all’escalation militare, fino al rischio di blocco delle rotte energetiche, ecco i tre scenari chiave che potrebbero guidare Brent e WTI nei prossimi giorni.

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Tensioni e premio geopolitico

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate a dominare il mercato energetico e il petrolio sta già incorporando un significativo premio al rischio geopolitico. Nelle ultime sedute le quotazioni del greggio hanno reagito con decisione alle notizie sull’escalation tra Washington e Teheran, mentre gli operatori valutano con attenzione sia i segnali diplomatici sia i possibili sviluppi sul piano militare.

Come si legge in un report a cura di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, la crisi in Medio Oriente è diventata uno dei principali driver di breve periodo per Brent e WTI. Donald Trump sta cercando di esercitare una forte pressione su Teheran mostrando una linea di estrema fermezza, con l’obiettivo di spingere l’Iran ad accettare le richieste statunitensi: stop all’arricchimento dell’uranio, limiti ai programmi missilistici e fine del sostegno alle proxy regionali come Hamas, Hezbollah e Houthi.

L’aumento delle tensioni ha riportato il petrolio sui massimi degli ultimi sei mesi, confermando quanto il tema iraniano sia tornato centrale nella formazione dei prezzi. In questa fase, evidenzia Diodovich, il greggio è un mercato fortemente headline-driven: non si muove soltanto sui fondamentali tradizionali di domanda e offerta, ma soprattutto sulla percezione del rischio e sulla probabilità di escalation o de-escalation.

Il nodo operativo, secondo Diodovich, resta lo Stretto di Hormuz, uno degli snodi più sensibili per il transito globale di greggio. La US Energy Information Administration (EIA) lo definisce uno dei principali choke point energetici al mondo e sottolinea che eventuali interruzioni, anche temporanee, possono generare ritardi nelle forniture e un aumento dei costi di trasporto, con impatto diretto sui prezzi energetici. Attraverso Hormuz, osserva Diodovich, transita circa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio, motivo per cui ogni notizia su esercitazioni navali, chiusure o tensioni militari viene rapidamente incorporata nelle quotazioni.

Ipotesi di accordo

Un primo scenario delineato da IG Italia ipotizza l’emergere, nelle prossime ore o nei prossimi giorni, di un accordo diplomatico credibile tra Stati Uniti e Iran. In questo caso, spiega Diodovich, il premio geopolitico attualmente incorporato nel prezzo del greggio potrebbe ridursi in tempi rapidi, riportando l’attenzione del mercato sui fondamentali.

Un allentamento della tensione, osserva Diodovich, favorirebbe uno scarico delle posizioni costruite sull’escalation, con prese di profitto potenzialmente veloci se il mercato risultasse fortemente posizionato al rialzo. In questo contesto, la possibile reazione di WTI e Brent potrebbe tradursi secondo IG Italia in una flessione compresa tra il 5% e il 10%, movimento coerente con la rimozione del premio per il rischio geopolitico accumulato nelle ultime sedute.

Attacco militare limitato

Uno scenario intermedio, ipotizzato da IG Italia e particolarmente rilevante in ottica di trading, è quello di un’azione militare contenuta: un attacco mirato, simbolico o circoscritto, con finalità deterrente più che distruttiva, volto a spingere l’Iran verso una trattativa. In un contesto simile il petrolio potrebbe registrare un rialzo iniziale, uno spike legato alla notizia, seguito da una fase di assestamento qualora il mercato concludesse che non si sta aprendo un conflitto regionale esteso.

La variabile decisiva, secondo Diodovich, sarebbe la risposta iraniana. Una reazione contenuta potrebbe consentire al mercato di riassorbire parte del movimento; una risposta più aggressiva, con minacce alle rotte marittime o azioni indirette, manterrebbe elevata la volatilità sul greggio. In questo scenario la possibile reazione del petrolio per IG Italia potrebbe collocarsi in un intervallo compreso tra il +2% e il +6%, con una dinamica laterale-rialzista e prezzi fortemente sensibili ai dettagli della narrativa geopolitica.

Escalation e interruzione allo Stretto di Hormuz

Lo scenario più estremo, come si legge nel report di IG Italia, è quello di un attacco massiccio, di un conflitto più ampio o di un rischio concreto di interruzioni nello Stretto di Hormuz. In tale ipotesi il mercato inizierebbe a prezzare non solo il rischio geopolitico ma una vera e propria dislocazione dell’offerta globale, con un salto significativo delle quotazioni.

La natura strutturale del rischio è evidente: Hormuz rappresenta un passaggio chiave per il petrolio mondiale e le alternative logistiche risultano limitate o più costose. L’EIA ribadisce che il blocco o la limitazione del transito in un chokepoint di questa rilevanza può creare ritardi significativi e far salire i costi di trasporto. Anche Reuters segnala che il mercato sta monitorando proprio questo canale come principale driver del rischio energetico.

In uno scenario di forte escalation, conclude Diodovich, non si muoverebbe soltanto il petrolio. Crescerebbe la volatilità anche su oro, valute rifugio e indici azionari, con movimenti rapidi tra una notizia e l’altra e il rischio di gap legati alle nuove headline. La possibile reazione del greggio, in questo caso, potrebbe tradursi in un rialzo compreso tra il +5% e il +15% secondo le previsioni di IG Italia, con ampliamento della volatilità intraday e forte sensibilità a ogni aggiornamento sul fronte militare e sulle rotte energetiche.

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