Petrolio giù del 4%, oro ai massimi: il piano USA-Iran sconvolge i mercati

25/03/2026 06:31
Petrolio giù del 4%, oro ai massimi: il piano USA-Iran sconvolge i mercati

Il Brent crolla di oltre il 4% a circa 97 dollari al barile e il WTI scende sotto i 90 dollari dopo che Bloomberg ha rivelato che l'amministrazione Trump ha elaborato un piano in 15 punti per porre fine alla guerra con l'Iran, aprendo la strada a una possibile ripresa delle esportazioni petrolifere dal Golfo Persico. Nel frattempo, l'oro schizza a nuovi massimi storici sopra i 4.530 dollari l'oncia, spinto dall'incertezza geopolitica e dalla corsa agli asset rifugio. Una giornata che riscrive le gerarchie tra materie prime e mette alla prova i portafogli degli investitori.

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Il piano in 15 punti che ha fatto crollare il petrolio

La notizia che ha scosso i mercati energetici globali è arrivata nella notte tra martedì e mercoledì, quando Bloomberg ha rivelato che gli Stati Uniti hanno elaborato un piano in 15 punti per mettere fine alla guerra con l'Iran. Secondo fonti vicine al dossier, l'amministrazione Trump avrebbe già inviato la proposta a Teheran, con l'obiettivo di negoziare un cessate il fuoco di almeno un mese. Il presidente americano ha confermato ai giornalisti alla Casa Bianca che i colloqui sono in corso e che si stanno «facendo progressi».

La reazione dei mercati è stata immediata e violenta. Il Brent crude — il greggio di riferimento europeo — è crollato di oltre il 4%, da 104,49 dollari della chiusura di martedì a un minimo intraday di circa 97 dollari al barile, ritoccando la soglia psicologica dei tre cifre dopo settimane di volatilità. Il WTI (West Texas Intermediate) ha ceduto circa il 3,4%, scivolando da 92,35 a circa 89 dollari. Per dare un contesto: appena due settimane fa, l'11 marzo, il Brent era sceso fino a 87,8 dollari prima di rimbalzare violentemente verso i 115 dollari il 19 marzo sull'escalation militare nel Golfo Persico.

Hormuz e le aspettative sul mercato petrolifero

Il cuore del problema geopolitico è lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale. Dall'inizio del conflitto aperto tra USA e Iran, il passaggio è rimasto parzialmente bloccato, con assicurazioni marittime alle stelle e forniture globali sotto pressione. Un cessate il fuoco — anche temporaneo — aprirebbe la strada alla riapertura effettiva dello stretto e a una ripresa delle esportazioni iraniane.

Gli analisti stimano che l'Iran potrebbe rimettere sul mercato tra 1,5 e 2 milioni di barili al giorno aggiuntivi in caso di allentamento delle sanzioni, un volume sufficiente a spingere i prezzi significativamente verso il basso nel breve termine. Il sentiment sul greggio è diventato rapidamente negativo nella mattinata asiatica: i dati di sentiment EODHD mostrano un indice normalizzato di -0,35 per il WTI nella giornata odierna, in netto contrasto con i valori neutri o positivi delle ultime settimane. Tuttavia, gli operatori restano cauti: nessun accordo è ancora stato firmato, lo Stretto rimane «principalmente chiuso» secondo Bloomberg, e le truppe USA nell'area sono state anzi rinforzate nelle ultime ore.

L'oro vola a 4.530 dollari: nuovi record storici

Sul fronte opposto, l'oro continua la sua corsa senza freni. Nella sessione odierna, il metallo prezioso ha toccato un massimo intraday di 4.601 dollari l'oncia prima di assestarsi intorno ai 4.534 dollari, con un rialzo giornaliero del +3,1% rispetto alla chiusura di ieri a 4.399 dollari. Si tratta di un nuovo massimo storico assoluto.

Il percorso dell'oro nelle ultime settimane racconta una storia di volatilità estrema ma con una direttrice chiara verso l'alto:

  • Il 10 marzo: 5.229 dollari (massimo del periodo bellico)
  • Il 23 marzo: crollo a 4.100 dollari nel minimo intraday, poi recupero
  • Oggi 25 marzo: rimbalzo violento verso i 4.601 dollari

L'argento (SI) è il grande protagonista della giornata, con un balzo del +5,1% a 73,1 dollari l'oncia (da 69,6), confermando la preferenza degli investitori per i metalli preziosi come rifugio in un contesto di incertezza geopolitica non ancora risolta. Il rame (HG) sale più moderatamente del +1,4% a 5,50 dollari, sostenuto dalle aspettative di ripresa economica globale in caso di de-escalation.

Impatto sulle azioni energetiche e sui mercati azionari

Il crollo del petrolio ha un effetto a doppio taglio sui mercati azionari. Da un lato, alleggerisce la pressione inflazionistica e migliora le prospettive di consumo globale, spingendo gli indici asiatici al rialzo: il Nikkei 225 ha guadagnato il +2,8% a 53.721 punti, il Kospi coreano ha segnato +3,1%. Dall'altro, penalizza direttamente i titoli del settore energetico.

ENI (ENI.MI) ha chiuso la seduta precedente a 22,97 euro, ma le quotazioni futures indicano pressione al ribasso nella prossima apertura di Borsa Italiana. TotalEnergies (TTE.PA) ha chiuso a 77,21 euro con una variazione quasi piatta (-0,03%), ma gli investitori si attendono movimenti più marcati nell'apertura odierna. Più in generale, l'S&P 500 ha chiuso la vigilia a 6.556 punti (-0,37%), in una seduta ancora influenzata dall'incertezza. I futures azionari USA mostrano segnali di recupero questa mattina, sostenuti dall'ottimismo per i colloqui di pace.

Cosa monitorare: i rischi e le opportunità per gli investitori

Per gli investitori retail, la giornata odierna offre spunti di riflessione su più fronti:

  • Petrolio: un accordo di cessate il fuoco potrebbe spingere il Brent verso i 90-95 dollari nel breve, ma l'incertezza sull'effettiva implementazione suggerisce cautela. Chi è esposto a ETF sull'energia (come FSTE.COMM o i prodotti su STOXX Europe 600 Oil & Gas) dovrebbe monitorare attentamente gli sviluppi diplomatici.
  • Oro e argento: il contesto rimane favorevole ai metalli preziosi anche in uno scenario di de-escalation parziale, poiché la guerra non è ancora conclusa e la fiducia nel dollaro resta sotto pressione. L'oro ha dimostrato di poter reggere anche con il petrolio in calo.
  • Titoli energetici italiani: ENI resta un titolo da monitorare attentamente. Con il Brent che potrebbe stabilizzarsi tra 95 e 105 dollari in un contesto di trattative, la società mantiene buona redditività, ma l'upside a breve termine è limitato.
  • Variabile chiave: la credibilità del piano in 15 punti e la risposta iraniana nelle prossime 24-48 ore determineranno la direzione del mercato petrolifero. Qualsiasi segnale di rifiuto o di escalation militare potrebbe riportare il Brent rapidamente sopra i 110 dollari.

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