Petrolio, l’Opec+ e gli analisti non hanno paura di Omicron

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I produttori di petrolio hanno confermato l’aumento della produzione per il mese di febbraio, mentre diversi analisti restano bullish per l’anno appena iniziato nonostante i timori della nuova variante di coronavirus.


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L’Opec+ non cambia la sua politica

Come ampiamente previsto, la prima riunione dell’Opec e dei suoi alleati si è conclusa con la conferma di quanto già deciso nei precedenti incontri.

I produttori dell’Opec+, dunque, confermano l’aumento della produzione di petrolio previsto per il mese di febbraio 2022 pari a 400 mila barili al giorno.

A contribuire a questa decisione è stato uno studio degli analisti del gruppo che prevede un eccesso di offerta nel corso dell’anno 2022 inferiore a quello previsto in precedenza.

La produzione di petrolio, infatti, dovrebbe superare di 1,4 milioni di barili al giorno la domanda mondiale nei primi tre mesi dell’anno, rispetto agli 1,9 milioni delle precedenti attesi.

I produttori, inoltre, non sono preoccupati di aggiungere barili in un momento di surplus, in quanto le scorte risultano attualmente contenute e solitamente gli acquirenti iniziano a comprare proprio nella pausa stagionale.

Diversi analisti, però, ritengono che l’Opec+ non sia effettivamente in grado di aumentare l’aumento produttivo previsto. Secondo Amrita Sen, chief oil analyst e co-fondatore di Energy Aspects, molto probabilmente l’aumento si fermerà a 130 mila barili giornalieri nel corso di gennaio e di altri 250 mila a febbraio.

Nel frattempo, i dati sulle scorte pubblicate ieri dall’American Petroleum Institute (API), hanno segnalato una crescita degli stock negli Stati Uniti pari a 7,1 milioni di barili nella settimana terminata il 31 dicembre, a fronte di un aumento di 4,4 milioni di barili delle scorte di distillati.

Nessuna paura di Omicron

La decisione di ieri dell’Opec+ conferma anche le mancate preoccupazioni per l’impatto della variante Omicron sull’economia, la quale dovrebbe essere “mite e di breve durata”, secondo quanto riferito da fonti dell’agenzia di stampa Reuters, citando un rapporto tecnico visionato.

“Per ora la nuova variante di Omicron, sebbene altamente trasmissibile, non sta portando agli stessi tassi di ospedalizzazione e morte associati alle varianti precedenti”, spiegava ieri l’economista capo delle materie prime di Capital Economics Caroline Bain in una nota ai clienti.

“Di conseguenza, per la maggior parte, i governi non hanno imposto i blocchi diffusi o le restrizioni di viaggio che intaccano significativamente la domanda di petrolio”, aggiungeva l’analista.

Il prossimo appuntamento per l’Opec+ è previsto per il 2 febbraio, quando i produttori si riuniranno nuovamente per analizzare la situazione anche alla luce dei nuovi sviluppi legati alla variante Omicron.

Inoltre, Bain ha anche osservato che la riduzione della produzione di petrolio dalla Libia fornirebbe un cuscino extra per l’OPEC+, poiché mantiene la rotta con gli aumenti della produzione.

“La produzione libica probabilmente sarà inferiore di circa 500-600.000 barili al giorno nelle prossime settimane, compensando ampiamente l’aumento mensile pianificato della produzione OPEC+. In effetti, se mantenute, le interruzioni libiche potrebbero persino portare a richieste di maggiori aumenti della produzione dell’OPEC+ “, ha affermato.

Petrolio poco mosso

Nella giornata post-meeting Opec+, i prezzi del petrolio risultano poco mossi, dopo la crescita dei primi due giorni del 2022.

I future del greggio WTI restano intorno quota 76,80 dollari, mentre il Brent torna sotto gli 80 dollari al barile toccati ieri sera.

Secondo Vandana Hari, fondatrice di Vanda Insights, società che stila analisi sul mercato petrolifero, la debolezza dei prezzi sono dovuti anche a motivi di natura tecnica e le “due sessioni consecutive di forti rialzi hanno portato il crude in un territorio di ipercomprato”.

Le previsioni per il 2022

Il trend del petrolio per il nuovo anno potrebbe continuare su un terreno bullish secondo Byron R. Wien e Joe Zidle, rispettivamente vice presidente e responsabile strategist degli investimenti della divisione di Private Wealth Solutions Group di Blackstone.

Questi due esperti ritengono che “sebbene i principali paesi produttori di petrolio arriveranno alla conclusione secondo cui gli elevati prezzi dell'oil accelereranno la realizzazione dei programmi di energie alternative, consentendo ai produttori americani di gas di scisto di tornare a essere redditizi, i loro aumenti di produzione non saranno sufficienti a soddisfare la domanda”.

Pertanto, secondo Byron Wien i “prezzi del petrolio WTI creeranno scompiglio nelle curve forward e tra gli analisti, quando saliranno al di sopra dei 100 dollari al barile”.


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