Petrolio, outlook 2026 vede surplus in arrivo e pressioni crescenti sui prezzi

05/01/2026 13:15
Petrolio, outlook 2026 vede surplus in arrivo e pressioni crescenti sui prezzi

Il mercato petrolifero si avvicina al 2026 in una fase di profondo riequilibrio, segnata da un cambio di strategia dell’OPEC+, da una crescita dell’offerta più rapida del previsto e da previsioni divergenti sulla domanda globale. In questo contesto, il rischio di un eccesso strutturale di greggio torna centrale, con implicazioni dirette sulle prospettive dei prezzi nei prossimi trimestri.

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OPEC+, svolta strategica sulle quote di mercato

Nel corso del 2025 l’OPEC+ ha impresso una svolta significativa alla propria strategia, abbandonando progressivamente la difesa dei prezzi per concentrarsi sulla protezione delle quote di mercato. Come si legge in una nota di Violeta Todorova, Senior Research Analyst di Leverage Shares, questo cambiamento si è tradotto in una reintroduzione dell’offerta a un ritmo molto più rapido rispetto ai piani iniziali.

Secondo il programma originario, l’alleanza dei paesi produttori di petrolio avrebbe dovuto riportare sul mercato 2,2 milioni di barili al giorno nell’arco di 18 mesi. In realtà, questo volume è stato reintegrato in appena sei mesi. A ciò si è aggiunta la decisione di iniziare a smantellare una seconda tranche di 1,65 milioni di barili al giorno di tagli volontari, segnando un ulteriore allentamento della disciplina produttiva. Anche se ulteriori aumenti dovrebbero essere sospesi nel primo trimestre del prossimo anno, l’OPEC+ ha già ripristinato circa 411.000 barili al giorno da questa seconda tranche.

Alla luce delle aspettative di un mercato petrolifero in surplus nel 2026, Todorova sottolinea come appaia improbabile che i restanti 1,24 milioni di barili al giorno vengano reintrodotti nel corso del prossimo anno. Le decisioni future del cartello, però, dipenderanno in larga misura dall’evoluzione dell’offerta proveniente da Russia e Stati Uniti, due attori chiave per l’equilibrio globale.

Greggio sotto pressione tra surplus e calo dei prezzi

Con l'inizio del 2026, i mercati del greggio mostrano un atteggiamento sempre più prudente. Il WTI ha attraversato un anno particolarmente difficile, registrando un calo superiore al 20% da inizio anno. Come evidenziato da Leverage Shares, questa debolezza è stata alimentata soprattutto dal forte aumento dell’offerta globale, legato sia agli incrementi produttivi dell’OPEC+ sia alla continua crescita della produzione negli Stati Uniti e in altri Paesi chiave.

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Le aspettative di un surplus strutturale si sono rafforzate nella parte finale dell’anno appena trascorso e si proiettano con forza nel 2026, esercitando una pressione costante sui prezzi. Gli investitori stanno ora cercando di stimare l’entità dell’eccesso di offerta e la profondità della possibile debolezza dei prezzi del greggio nel prossimo anno, in un contesto in cui la dinamica dell’offerta appare dominante rispetto a quella della domanda.

Domanda e offerta, lo scontro tra OPEC e AIE

Negli ultimi anni, la crescita dell’offerta è stata il tema centrale del mercato petrolifero. I produttori non-OPEC, in particolare Stati Uniti, Brasile, Canada e Argentina, hanno aumentato significativamente la produzione nel 2025. Secondo Todorova, questo ritmo di crescita dovrebbe però rallentare nel 2026, aprendo il dibattito sull’effettivo equilibrio del mercato.

L’OPEC ritiene che questa moderazione, combinata con una crescita solida dei consumi, sarà sufficiente a mantenere un equilibrio relativamente stabile. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) adotta invece una visione più prudente, prevedendo un aumento dell’offerta comunque superiore alla crescita della domanda, nonostante le sanzioni continuino a limitare le esportazioni di Russia e Venezuela e i costi dello shale oil frenino l’espansione statunitense.

Nelle sue ultime valutazioni, l’OPEC indica che la domanda globale di petrolio aumenterà nel 2026, sostenuta da una crescita economica resiliente in aree come Asia, Medio Oriente e America Latina. L’AIE, nelle previsioni di dicembre, ha rivisto al rialzo le stime sulla domanda sia per il 2025 sia per il 2026, citando un quadro macroeconomico più favorevole e un allentamento delle tensioni tariffarie.

Nonostante ciò, l’AIE prevede che l’offerta globale supererà la domanda di 3,84 milioni di barili al giorno nel 2026, leggermente meno rispetto ai 4,09 milioni di barili al giorno stimati a novembre, ma comunque sufficiente a mantenere il mercato in una condizione di eccesso di offerta. Leverage Shares stima addirittura un surplus superiore ai 2 milioni di barili al giorno, amplificato dalla scelta dell’OPEC+ di accelerare la fine dei tagli produttivi.

Produzione Usa, segnali di rallentamento all’orizzonte

La produzione petrolifera statunitense ha mostrato una notevole resilienza nel 2025, nonostante la debolezza persistente dei prezzi del WTI e un forte rallentamento dell’attività di perforazione. Secondo i dati Baker Hughes citati da Todorova, il numero di piattaforme petrolifere negli Stati Uniti è diminuito di oltre il 15% nell'intero 2025, scendendo ai livelli più bassi dal settembre 2021.

Nonostante questo calo, la produzione ha continuato a segnare nuovi record, superando i 13,8 milioni di barili al giorno a settembre 2025. La media annuale dovrebbe attestarsi intorno ai 13,6 milioni di barili al giorno, con una crescita di circa 360.000 barili al giorno su base annua.

Le prospettive per il 2026 appaiono però meno favorevoli. Con prezzi destinati a rimanere sotto pressione, Leverage Shares prevede che la produzione statunitense inizierà a rallentare. Lo scenario di base ipotizza prezzi del WTI stabilmente sotto i 60 dollari al barile, un livello che aumenta il rischio di contrazioni più marcate dell’offerta. I produttori di shale oil necessitano infatti di un prezzo medio intorno ai 65 dollari al barile per rendere redditizia la perforazione di nuovi pozzi, evidenziando una crescente tensione tra prezzi e crescita futura.

Prezzi nel 2026, verso nuovi minimi ma con limiti al ribasso

L’aumento della produzione e l’imminente eccesso di offerta stanno creando una pressione persistente sui prezzi del greggio, destinata a proseguire nei prossimi mesi. Secondo l’analisi di Todorova, una rottura al di sotto del supporto chiave a 55,12 dollari appare sempre più probabile, aprendo la strada a un possibile calo del WTI verso 50 dollari al barile nel primo trimestre del 2026.

Dopo questa fase iniziale di debolezza, i prezzi potrebbero stabilizzarsi intorno a tali livelli per il resto dell’anno. Il potenziale di ulteriore ribasso, però, sembra progressivamente più contenuto. La disciplina produttiva dell’OPEC+ e l’attuale accumulo di scorte strategiche e commerciali da parte della Cina sono fattori destinati a svolgere un ruolo stabilizzante, limitando l’ampiezza di eventuali nuove flessioni dei prezzi del petrolio.

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