Pfizer, il titolo più trascurato del Big Pharma. Dividendi al 7% e valutazioni ai minimi

Dopo anni di delusioni in Borsa, Pfizer tratta con uno sconto marcato rispetto ai principali concorrenti e offre il dividend yield più elevato dell'S&P 500. Il mercato resta prudente per i brevetti in scadenza e una pipeline ancora da dimostrare, ma alcuni analisti iniziano a vedere i primi segnali di una possibile svolta
Indice dei contenuti
- 1. Anni difficili dopo il boom del Covid
- 2. Le azioni Pfizer hanno perso circa il 39% negli ultimi cinque anni
- 3. Il dividendo è diventato il principale punto di forza
- 4. Valutazioni molto più basse dei concorrenti
- 5. Il vero nodo resta la pipeline
- 6. Gli analisti restano prudenti, ma vedono spazio di rialzo
Anni difficili dopo il boom del Covid
Negli ultimi anni Pfizer è passata dall'essere la protagonista assoluta dell'era Covid a uno dei titoli meno amati del settore farmaceutico. Il mercato continua a guardare con diffidenza al gruppo americano, penalizzato dalla fine del boom dei vaccini e dall'assenza di un nuovo motore di crescita capace di sostituire quei ricavi straordinari. Eppure proprio questo pessimismo sta portando il titolo a livelli di valutazione che iniziano ad attirare l'attenzione degli investitori più pazienti.
Come sottolinea Barron's, Pfizer rappresenta oggi uno dei casi più contrarian dell'intero comparto farmaceutico: una società che continua a generare elevati flussi di cassa, mantiene un dividendo molto generoso e tratta a multipli decisamente inferiori rispetto ai principali concorrenti.
L'entusiasmo che aveva accompagnato Pfizer durante la pandemia si è rapidamente dissolto. Nel 2021 il titolo aveva superato i 60 dollari grazie ai ricavi record del vaccino sviluppato insieme a BioNTech e del trattamento antivirale Paxlovid.
Le azioni Pfizer hanno perso circa il 39% negli ultimi cinque anni
Da allora lo scenario è cambiato radicalmente. I ricavi legati al Covid si sono progressivamente normalizzati mentre il gruppo non è riuscito a individuare un nuovo business capace di raccoglierne l'eredità.
Nel frattempo altri protagonisti del settore hanno conquistato la scena, a partire da Eli Lilly, che grazie ai farmaci contro l'obesità è arrivata a una capitalizzazione di circa 1.100 miliardi di dollari, quasi otto volte quella di Pfizer, oggi intorno ai 135 miliardi.
Il risultato è evidente anche in Borsa. Le azioni Pfizer hanno perso circa il 39% negli ultimi cinque anni, una delle peggiori performance tra le grandi società farmaceutiche americane.
Il dividendo è diventato il principale punto di forza
Il calo delle quotazioni ha però avuto un effetto collaterale molto interessante per gli investitori orientati al reddito. Pfizer ha infatti mantenuto invariato il dividendo trimestrale a 43 centesimi di dollaro per azione negli ultimi diciotto mesi e continua a ribadire che l'obiettivo è "mantenere e, nel lungo periodo, far crescere il dividendo".
Con il titolo sceso fino a circa 24 dollari, il rendimento è salito oltre il 7%, il più elevato tra tutte le società dello S&P 500. Un livello che, come osserva Barron's, ricorda ormai quello di molte obbligazioni high yield.
Valutazioni molto più basse dei concorrenti
Il consensus prevede che Pfizer chiuda il 2026 con ricavi pari a 61,7 miliardi di dollari, in lieve calo dell'1,2%, mentre l'utile netto dovrebbe crescere del 44%, fino a circa 11 miliardi di dollari.Sulla base di queste stime il titolo quota circa 11 volte gli utili attesi, un multiplo nettamente inferiore rispetto ai principali concorrenti del settore: Eli Lilly tratta a circa 36 volte gli utili, Johnson & Johnson a circa 28 volte e Roche a circa 18 volte.
Uno sconto così ampio riflette le incertezze che ancora gravano sul gruppo, ma lascia anche intendere che molte delle cattive notizie siano ormai incorporate nelle quotazioni.
Il vero nodo resta la pipeline
Il principale problema individuato dagli investitori è rappresentato dalle numerose scadenze brevettuali che interesseranno il gruppo nei prossimi anni.
La perdita dell'esclusiva commerciale di alcuni farmaci importanti rischia infatti di comprimere ricavi e margini fino alla fine del decennio. È proprio questo elemento che continua a frenare l'interesse del mercato.
Qualche segnale incoraggiante, tuttavia, inizia ad arrivare. Dopo un incontro con l'amministratore delegato Albert Bourla, l'analista di Citi Geoff Meacham ha scritto di avere "una visione più chiara del lavoro in corso per far emergere Pfizer più forte nel 2029, quando il ciclo delle perdite di esclusiva brevettuale inizierà ad attenuarsi". Meacham mantiene comunque una raccomandazione Neutral, segno che anche tra gli analisti prevale ancora la prudenza.
Gli analisti restano prudenti, ma vedono spazio di rialzo
Il consensus riflette bene questa impostazione attendista. Su 29 analisti che seguono il titolo, 10 consigliano l'acquisto, mentre 17 raccomandano semplicemente di mantenere le azioni in portafoglio.
Negli ultimi giorni il quadro è rimasto contrastato. Il 6 luglio HSBC ha abbassato il giudizio a Hold da Buy, riducendo anche il target price da 32 a 28 dollari. Il 2 luglio Jefferies, invece, ha confermato la raccomandazione Buy, limando solo leggermente il prezzo obiettivo da 35 a 34 dollari.
Nel complesso il target price medio si colloca intorno ai 29 dollari, circa il 20% sopra la chiusura di ieri a 24,07 dollari.
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