Piazza Affari crolla con la guerra USA-Iran: banche a -6%, vola solo Leonardo

Piazza Affari crolla con la guerra USA-Iran: banche a -6%, vola solo Leonardo

La Borsa di Milano chiude una seduta drammatica sotto la pressione della crisi geopolitica scatenata dagli attacchi congiunti USA-Israele contro l'Iran. Il FTSE MIB accusa perdite generalizzate con le banche in prima linea — UniCredit cede il -6,67%, Intesa Sanpaolo il -5,83% — mentre il petrolio WTI balza dell'+8,6% a 77,33 dollari al barile. L'unica luce è Leonardo, che limita i danni grazie al contratto da 1 miliardo di sterline con il Ministero della Difesa britannico.

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Il choc geopolitico affonda Piazza Affari

Una seduta da dimenticare per la Borsa di Milano, travolta dall'onda d'urto degli attacchi militari congiunti USA-Israele contro l'Iran avvenuti nel fine settimana. Il FTSE MIB chiude la giornata del 3 marzo 2026 con perdite nette su quasi tutti i comparti, in un mercato che fatica a prezzare le conseguenze di un conflitto che coinvolge uno dei principali produttori mondiali di petrolio e che mette a rischio la stabilità dell'intera area mediorientale.

La tensione geopolitica si è abbattuta sugli schermi degli operatori già all'apertura, con i future europei in profondo rosso. I volumi di scambio sono stati eccezionalmente elevati — oltre 80 milioni di titoli scambiati su Intesa Sanpaolo e quasi 40 milioni su Stellantis — segnale di una corsa alle vendite che ha caratterizzato l'intera sessione. L'euro ha ceduto terreno sul dollaro, scivolando a 1,1579 da 1,1759 della vigilia (-1,53%), riflettendo la fuga verso asset rifugio denominati in valuta americana.

Le banche italiane nel mirino: UniCredit -6,67%, Intesa -5,83%

Il comparto bancario ha pagato il prezzo più salato della giornata, con vendite indiscriminate che hanno colpito tutti i principali istituti quotati a Milano. La logica del mercato è chiara: un conflitto prolungato in Medio Oriente aumenta il rischio di recessione globale, comprime i margini da finanziamenti alle imprese e riduce la propensione al rischio degli investitori istituzionali, che alleggeriscono le posizioni sui titoli più ciclici.

I numeri parlano da soli:

  • UniCredit (UCG.MI): -6,67% a 65,52 euro (da 70,20 euro)
  • Intesa Sanpaolo (ISP.MI): -5,83% a 5,278 euro (da 5,605 euro)
  • BPER Banca (BPE.MI): -5,86% a 10,84 euro (da 11,515 euro)
  • Banco BPM (BAMI.MI): -5,38% a 11,525 euro (da 12,18 euro)
  • Banca MPS (BMPS.MI): -5,31% a 7,679 euro (da 8,10 euro)

Il sentiment su UniCredit resta tuttavia in territorio positivo (0,963 normalizzato), segno che gli analisti considerano la correzione eccessiva rispetto ai fondamentali.

Energia: Eni non riesce a cavalcare il petrolio, Enel crolla

Paradossalmente, anche Eni (ENI.MI) — che in teoria dovrebbe beneficiare dell'impennata del greggio — ha chiuso in calo del -1,35% a 20,095 euro, con i massimi di giornata a 20,525 euro rapidamente erosi. Il mercato ha preferito incassare i guadagni pregressi, temendo che un conflitto aperto in Iran possa causare interruzioni operative nelle aree in cui Eni opera, tra cui l'Algeria — dove il gruppo ha appena aumentato la propria quota nel campo gassifero di Touat dopo l'uscita di Engie.

Tenaris (TEN.MI), fornitore di tubazioni per il settore oil & gas, ha ceduto il -2,84% a 22,58 euro, mentre Enel (ENEL.MI) ha perso il -4,88% a 9,498 euro: le utility sono penalizzate dall'aumento del costo dell'energia importata e dalla maggiore volatilità dei prezzi del gas. Il petrolio WTI ha chiuso a 77,33 dollari al barile (+8,6%), con un picco intraday a 77,98 dollari, mentre l'oro — dopo aver toccato nuovi massimi storici a 5.394 dollari l'oncia nelle prime ore — ha poi ritracciato al -4,09% a 5.077 dollari in una seduta di prese di profitto.

Leonardo brilla nel buio: il contratto da 1 miliardo con Londra fa la differenza

L'unica nota positiva nella giornata nera di Piazza Affari porta il nome di Leonardo (LDO.MI), che ha limitato le perdite a un modesto -0,79% a 57,76 euro — performance eccezionale in un contesto di mercato così avverso. Il merito è del contratto da 1 miliardo di sterline siglato con il Ministero della Difesa britannico per la fornitura di 23 elicotteri AW149: un accordo che rafforza il posizionamento del gruppo nel settore della difesa proprio nel momento in cui le tensioni geopolitiche globali tornano ad alzarsi.

Il settore difesa a livello europeo ha in effetti mostrato maggiore resilienza: analisti di Simply Wall St sottolineano come il contratto con Londra si inserisca in una narrativa di crescita di lungo periodo per Leonardo, con la guerra USA-Iran che potrebbe accelerare i budget militari dei paesi NATO. Il sentiment sul titolo è positivo (0,614 normalizzato al 2 marzo), con 7 articoli di copertura nelle ultime 24 ore che evidenziano il valore strategico dell'accordo.

Stellantis (STLAM.MI) ha invece sofferto pesantemente, cedendo il -4,39% a 6,161 euro: il timore è che l'aumento del costo del petrolio freni la domanda di veicoli e comprima ulteriormente i margini del settore automotive, già sotto pressione per la transizione all'elettrico.

Scenario e prospettive: cosa aspettarsi nelle prossime sedute

Il quadro che emerge dalla seduta odierna è quello di un mercato in modalità «risk-off» acuta. Gli investitori retail italiani devono fare i conti con alcune dinamiche chiave nelle prossime settimane:

  • Petrolio: JPMorgan ha già consigliato di aumentare l'esposizione ai grandi produttori europei di oil & gas, stimando un upside fino al 17% per Shell e TotalEnergies se i prezzi del greggio si stabilizzassero su livelli elevati. Eni potrebbe beneficiarne ma resta esposta al rischio operativo
  • Banche: la correzione di oggi appare tecnica ed eccessiva rispetto ai fondamentali; il comparto bancario italiano ha bilanci solidi e redditività in crescita, ma la volatilità potrebbe persistere finché il conflitto non trova una direzione chiara
  • Difesa: Leonardo e il comparto europeo della difesa restano i potenziali beneficiari strutturali dell'escalation geopolitica, con i governi europei destinati ad aumentare i budget militari
  • Euro: il cambio EUR/USD a 1,1579 potrebbe indebolirsi ulteriormente, con effetti positivi sulle esportazioni italiane ma pressione sull'inflazione importata

La seduta di domani sarà cruciale: gli operatori monitoreranno eventuali dichiarazioni diplomatiche e i dati sul greggio per capire se la crisi si stabilizzerà o se è destinata ad aggravarsi.

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