PMI italiane, segnali di risveglio e cresce l’ottimismo con l’arrivo del Fnsi

Il clima di fiducia delle piccole e medie imprese italiane mostra segnali di graduale recupero nella parte finale del 2025. Pur restando in area di contrazione, migliorano le aspettative su prezzi e ordinativi, mentre il 2026 si profila come un anno chiave grazie all’accelerazione attesa della spesa del PNRR e al rinnovato interesse del mercato per le small cap.
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Sentiment in recupero, ma ancora sotto la soglia espansiva
Il quadro di fiducia delle PMI italiane evidenzia un miglioramento progressivo, pur rimanendo ancora in area di contrazione. Come si legge nel report di Martina Daga, Economist, e Simone Benini, Portfolio Manager di AcomeA SGR, il recupero del sentiment è guidato soprattutto dalle aspettative sui prezzi e dai nuovi ordinativi, due componenti chiave per la lettura del ciclo economico. In questo contesto, il 2026 rappresenta una fase cruciale, in cui l’accelerazione della spesa del PNRR, finora inferiore al potenziale nonostante l’elevato volume di risorse ricevute, potrebbe fornire uno stimolo ciclico rilevante alla crescita.
Sul fronte dei mercati finanziari, osserva Daga, il recupero delle small cap italiane nella seconda parte del 2025 segnala un rinnovato interesse per l’asset class, che continua a trattare a valutazioni contenute e beneficia di prospettive di crescita degli utili e di supporti istituzionali attesi nel 2026, tra cui il Fondo nazionale strategico indiretto.
AcomeA PMI Tracker, prezzi e ordinativi trainano il miglioramento
L’AcomeA PMI Tracker, spiega Daga, è un indicatore prospettico proprietario che monitora il ciclo economico delle PMI italiane, quotate e non, sulla base delle aspettative relative a ordinativi, produzione, occupazione, prezzi e ordini dall’estero. La soglia di 50 separa l’area espansiva da quella recessiva. L’indicatore si basa su sondaggi mensili condotti da ISTAT tra le piccole e medie imprese.
L’aggiornamento a dicembre 2025, sottolinea Daga, mostra un miglioramento del sentiment rispetto ai due mesi precedenti. Pur restando sotto la soglia di neutralità, l’indicatore segnala un recupero nella parte finale dell’anno. Il principale driver positivo è rappresentato dalle aspettative sui prezzi di vendita, che indicano una maggiore capacità delle PMI di adeguare i listini, con implicazioni favorevoli per la profittabilità del comparto. Migliorano anche le aspettative sui nuovi ordinativi, che pur rimanendo in area di contrazione assumono particolare rilevanza in quanto indicatore anticipatore del ciclo economico.
Restano invece più deboli le componenti legate agli ordini dall’estero, alla produzione e all’occupazione, che continuano a riflettere un contesto ciclico complesso, soprattutto sul fronte della domanda internazionale.
PNRR, il 2026 come anno chiave per lo stimolo alla crescita
Il 2026 rappresenta l’ultimo anno operativo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ad oggi, si legge nel report di AcomeA SGR, l’Italia ha ottenuto complessivamente 153,2 miliardi di euro, di cui 54,2 miliardi a fondo perduto e 99 miliardi sotto forma di prestiti, pari a circa il 79% delle risorse complessive disponibili. A dicembre è stata ricevuta l’ottava rata ed è stata richiesta la nona.
Nonostante l’elevato ammontare di risorse incassate, la spesa effettiva si attesta finora intorno al 66% dei fondi ricevuti. Secondo Daga, nel corso del 2026 la spesa dovrebbe accelerare in modo significativo, fornendo un impulso concreto alla crescita economica. Questa fase finale del piano è considerata fondamentale non solo per il ciclo nel breve periodo, ma anche per la costruzione di benefici strutturali nel medio-lungo termine.
Small cap in Borsa, valutazioni ancora a sconto e supporti in arrivo
Il 2025 si è chiuso con una performance positiva per tutti gli indici del mercato azionario italiano. A partire dall’estate, spiega Daga, si è osservato un marcato recupero delle società a piccola capitalizzazione, al punto che per la prima volta dal 2022 l’indice Ftse Italia Small Cap ha superato, in alcune fasi di mercato, la performance del Ftse Mib. Negli ultimi due mesi dell’anno, inoltre, si è ampliato il gap tra le società più esposte alle esportazioni verso gli Stati Uniti e quelle a vocazione più domestica, con un vantaggio per queste ultime.
Il movimento degli indici ha certamente inciso sulle valutazioni, ma nel complesso l’asset class tratta ancora a sconto rispetto ai listini globali e presenta prospettive di crescita degli utili superiori, secondo i dati di consensus. Le attese per il 2026, conclude Daga, sono ulteriormente rafforzate dai flussi in arrivo dal Fondo nazionale strategico indiretto (Fnsi), che dovrebbe fornire un sostegno importante alle small cap italiane in una fase di progressivo miglioramento del contesto ciclico.
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