Powell e Lagarde: tassi fermi per la FED e forse oltre il 4% per la BCE


Venerdì scorso hanno parlato sia Powell che la Lagarde. Dopo il discorso di Powell i mercati danno al 78% la probabilità che i tassi restino fermi a giugno. Nessuna novità anche dalla Lagarde, anche se il suo discorso è sembrato più politico esortando i governi ad un concerto tra la politica monetaria e quella fiscale.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM


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Nessun dato significativo per i mercati in uscita oggi. In settimana sono attesi i dati della Germania (PIL del 1Q23) e indice IFO. Oltre ai dati del PIL del 1Q23 degli USA.

Venerdì scorso hanno parlato sia Powell che la Lagarde. Cominciamo dal primo, che ha tenuto il suo discorso al panel “Prospettive sulla politica monetaria” alla Thomas Laubach Research Conference che la banca centrale sta ospitando a Washington, DC.

Il contesto economico in cui ha parlato il presidente della FED è il seguente:

  • i mercati sono divisi su cosa farà la FED nel meeting di giugno (al momento indicano circa il 35% di probabilità che la FED possa approvare un altro aumento dei tassi di interesse);
  • i dati recenti hanno indicato un’economia e un mercato del lavoro resilienti e un’inflazione che, sebbene in calo rispetto ai massimi del 2022, è ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2%;
  • nei giorni scorsi i presidenti Logan di Dallas e Mester di Cleveland hanno indicato una maggiore propensione alla crescita ulteriore dei tassi, mentre Goolsbee di Chicago e Bostic di Atlanta hanno sostenuto un approccio più cauto;
  • In settimana la FED pubblicherà i verbali della riunione di inizio maggio in cui ha approvato il suo decimo aumento dei tassi di interesse da marzo 2022.

In questo contesto, Powell ha affermato nuovamente che i tassi di interesse potrebbero non dover salire così in alto come previsto perché le turbolenze nel settore bancario stanno frenando la disponibilità di credito, il che aiuta anche a raffreddare l'economia. I mercati hanno interpretato i commenti di Powell come il segnale di una pausa negli aumenti dei tassi di interesse a giugno, con i trader di futures che, dopo le dichiarazioni, danno una probabilità del 78% che la FED non aumenti i tassi il prossimo 14 giugno.

Nel frattempo sul lato politico sono stati interrotti i negoziati sul tetto del debito, stroncando le aspettative che un accordo per evitare il default sarebbe stato raggiunto durante il fine settimana. Il presidente Biden, di rientro dal Giappone per il vertice del Gruppo dei Sette dei leader mondiali, è atteso tenere una conferenza stampa per aggiornare sullo stato di avanzamento dei colloqui. C’è tempo fino al 1 giugno per concludere un accordo prima che si concretizzi il default.

In linea con le linee guida già ampiamente tracciate, anche l’intervento della Lagarde. Se vogliamo, dando anche qualche suggerimento di politica fiscale ai governi. Secondo la Lagarde, con l'attenuarsi della crisi energetica i governi dovrebbero ritirare le relative misure di sostegno tempestivamente e in maniera concordata per evitare di spingere al rialzo le pressioni inflazionistiche di medio termine, rendendo così necessaria una risposta di politica monetaria più risoluta.

La BCE ha esortato i governi non mancando di sottolineare che le prospettive di inflazione continuano ad essere troppo elevate da troppo tempo e che quindi le decisioni future del Consiglio direttivo assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati a livelli sufficientemente restrittivi e tali da conseguire un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% nel medio termine e siano mantenuti su tali livelli finché necessario. Ci sembra la conferma che, per ora, la BCE non fermerà i rialzi dei tassi di interesse.

Sul lato crescita economica osserviamo che il PIL dell'area dell'euro nel 1Q23 è salito dello 0,1%, dopo aver ristagnato alla fine del 2022, e i dati che finora sono stati resi disponibili segnalano per il secondo trimestre del 2023 la prosecuzione di una crescita positiva, anche se moderata. Gli economisti segnalano anche che gli investimenti delle imprese dovrebbero essere tornati a crescere agli inizi del 2023, dopo una contrazione nel quarto trimestre del 2022, e che il mercato del lavoro resta robusto.

Anche per effetto dei rialzi dei tassi, però, le banche hanno segnalato un forte calo della domanda di prestiti da parte di imprese e famiglie nel 1Q23. Il calo della domanda di prestiti da parte delle imprese è stato il più marcato dalla crisi finanziaria mondiale, mentre la contrazione della domanda di prestiti da parte delle famiglie è stata la più elevata dall'avvio dell'indagine nel 2003. La flessione nei prestiti è stata superiore a quella stimata all’inizio dell’anno (le banche hanno segnalato che il motivo principale è il livello dei tassi di interesse).


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