Petrolio, l’AIE rivede al ribasso le previsioni di crescita della domanda

Petrolio, l’AIE rivede al ribasso le previsioni di crescita della domanda

Per l’agenzia dell’Ocse, i recenti incrementi delle quotazioni del greggio, dovuti alle tensioni geopolitiche tra Teheran e Washington, pesano sulle prospettive di crescita dei prezzi.

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Minore aumento della domanda di greggio secondo l’AIE

I recenti aumenti dei prezzi ridurranno l’aumento della domanda. Sono queste le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) relative alla richiesta di petrolio per il 2026 inserite nell’Oil Market Report di febbraio.

Per l’agenzia dell’Ocse, i recenti incrementi delle quotazioni del greggio “pesano sulle prospettive di crescita” e ora si attende un aumento medio di 850.000 barili al giorno (850 kb/g) per quest’anno su base annua, contro una crescita di 770 kb/g registrati nel 2025: il dato risulta inferiore di 80 kb/g rispetto alle stime del precedente rapporto mensile, pubblicato a gennaio.

L'AIE stima che la domanda di petrolio si attesterà a 104,9 milioni di barili al giorno (mb/g) nel 2026, dopo aver raggiunto i 104 mb/g nel 2025, secondo le sue ultime proiezioni che possono variare di mese in mese a seconda della congiuntura economica.

Come nel 2025, la totalità dell'aumento sarà sostenuta dalle economie non-OCSE, con la Cina a guidare la crescita nazionale. Un cambiamento strutturale significativo riguarda la natura della domanda: oltre la metà dei guadagni di quest'anno sarà rappresentata da prodotti per la petrolchimica, a differenza del 2025 quando i carburanti per il trasporto erano il principale motore dello sviluppo.

Il recente aumento dei prezzi del petrolio è legato alle tensioni geopolitiche tra Teheran e Washington, dato che l'Iran rappresenta un importante produttore di greggio e, soprattutto, si affaccia sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% della produzione mondiale di petrolio.

Cala l’offerta

L’AIE evidenzia come l’offerta mondiale di petrolio sia crollata di 1,2 milioni di barili al giorno (mb/d) a gennaio, scendendo a 106,6 mb/d a causa di bufere di neve in Nord America e vincoli alle esportazioni da parte di Russia, Kazakistan e Venezuela.

In particolare, le forniture russe sono diminuite di 350 kb/d, con l'India che ha ridotto le importazioni di greggio da Mosca ai livelli più bassi dal novembre 2022 a causa delle nuove restrizioni UE.

Nonostante queste contrazioni, la produzione globale dovrebbe riprendersi e crescere di 2,4 mb/d nel corso del 2026, con un contributo paritario tra produttori OPEC+ e non-OPEC+. L'attività delle raffinerie globali è scesa dai massimi storici di dicembre a 85,7 mb/d a gennaio, a causa dell'inizio della manutenzione stagionale e della riduzione dei margini di profitto.

Per l'intero 2026, l’AIE prevede che la raffinazione aumenti mediamente di 790 kb/d, un ritmo più lento rispetto al milione di barili al giorno registrato nel 2025, riflettendo un mercato dei prodotti petroliferi meno rigido rispetto ai mesi precedenti.

Scorte ai massimi dal 2020

A fronte dell’aumento della produzione sono aumentati gli stoccaggi: le scorte globali sono cresciute di 37 milioni di barili a dicembre, chiudendo il 2025 con un accumulo straordinario di 477 milioni di barili, il livello più alto dal 2020.

Le scorte cinesi sono cresciute di 111 milioni di barili lo scorso anno, mentre il petrolio stoccato in mare è aumentato di 248 milioni di barili, di cui il 72% costituito da greggio sottoposto a sanzioni.

Intanto, i dati comunicati ieri sulle scorte settimanali hanno mostrato un sorprendente aumento, registrando un rialzo di 8,53 milioni di barili a 428,829 milioni di unità, secondo i dati diffusi dal dipartimento dell'Energia USA, con le attese che erano per un dato in calo di 0,4 milioni.

Gli stock di benzina sono aumentati di 1,16 milioni di barili a 259,058 milioni di barili, contro attese per un dato in rialzo di 0,3 milioni di barili. Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, hanno registrato un ribasso di 2,703 milioni di barili a 124,665 milioni di barili, contro stime per un dato in ribasso di 2,1 milioni di barili. L'utilizzo della capacità degli impianti è diminuito dal 90,5% all'89,4%, con le attese al 90,2%.

Sui mercati, oggi i future sul Brent con scadenza ad aprile cedono mezzo punto percentuale, scendendo a 68,90 dollari e quelli sul greggio WTI prezzano 64,20 dollari al barile.

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