Redditività delle banche italiane ancora ad alti livelli


Il rialzo dei tassi di interesse della Banca centrale europea sta spingendo in alto i margini di interesse degli istituti finanziari italiani e i tempi lunghi indicati nelle prime indicazioni su futuri tagli spingono il settore all’ottimismo.


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Banche italiane in evidenza

Trimestrale dopo trimestrale, le banche italiane si confermano come grandi protagoniste di questi mesi grazie a risultati da record, spinti dai rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea.

Come sottolinea in un report Dbrs Morningstar, i grandi istituti italiani hanno riportato un utile netto aggregato di 5,2 miliardi di euro nel terzo trimestre del 2023, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente o in aumento dell’86% anno su anno su base rettificata (escludendo gli accantonamenti per la Russia, il badwill dalla fusione Bper-Carige e i costi di ristrutturazione al netto dell’impatto fiscale per Mps nel terzo trimestre del 2022).

Il rapporto di Scope Ratings

L’agenzia Scope Ratings ha rilevato in un rapporto pubblicato ieri che la redditività delle banche italiane si è stabilizzata su un livello elevato nel terzo trimestre 2023, grazie ad ampi margini di interesse e ai bassi accantonamenti per perdite su presiti.

Secondo SR, i solidi fondamentali portano gli istituti ad essere ben posizionati per affrontare prospettive economiche più deboli e qualsiasi incertezza, tra cui le dinamiche dei prestiti e dei depositi.

Dal report dell’agenzia emerge che “i fondamentali finanziari delle banche italiane sono solidissimi”, spiega Alessandro Boratti, lead analyst di Scope per le banche italiane.

“Come previsto, la redditività del terzo trimestre si è stabilizzata dopo aver raggiunto il picco nel secondo trimestre”, sottolinea l’economista, “ma gli istituti di credito italiani sono fiduciosi di poter ripetere o addirittura battere i risultati del 2023 l'anno prossimo grazie a tassi più alti, una ripresa delle commissioni, efficienza dei costi e basse perdite su crediti”.

Le trimestrali

L’agenzia ha esaminato un campione composto da otto banche italiane quali Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena, Bper Banca, Mediobanca, Credito Emiliano e Banca Popolare di Sondrio, tutte protagoniste recentemente con le loro trimestrali.

In particolare, i risultati del terzo periodo del 2023 di questi istituti hanno mostrato un ottimo insieme, raggiungendo un Return on Equity (ROE) medio del 14%, circa un punto percentuale in meno rispetto al trimestre precedente.

Le tendenze emerse nel trimestre risultano simili a quelle del periodo precedente, con una crescita media del margine di interesse netto in rallentamento (+3,8% QoQ rispetto al +12,5% del secondo trimestre), a causa della combinazione del ridotto ampliamento degli spread commerciali e del calo dei volumi dei clienti.

In diminuzione le commissioni, condizionate dagli effetti della stagionalità e delle scarse vendite di prodotti di asset management e mercati deboli nell’investment banking.

Le tendenze emerse nel trimestre risultano simili a quelle del periodo precedente, con una crescita media del margine di interesse netto in rallentamento (+3,8% QoQ rispetto al +12,5% del secondo trimestre), a causa della combinazione del ridotto ampliamento degli spread commerciali e del calo dei volumi dei clienti.

In diminuzione le commissioni, condizionate dagli effetti della stagionalità e delle scarse vendite di prodotti di asset management e mercati deboli nell’investment banking.

Evitata l’extra profitti

Tra i punti di forza degli istituti italiani c’è l’essere riusciti a schivare il rischio rappresentato dal pagamento della tassa sugli extraprofitti decisa dal governo italiano, privando l’erario di oltre 2 miliardi di euro.

L’esecutivo ha permesso alle banche di avvalersi della facoltà di destinare a riserva non distribuibile un valore pari a 2,5 volte l’ammontare della tassa sugli extraprofitti, evitando così di dover pagare l’imposta.

Questa scelta è stata fatta da diverse banche quali Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, MPS, Bper Banca, Popolare di Sondrio, Credem e Mediobanca, per un totale di 1,8 miliardi di euro, mentre sono orientate verso la stessa mossa anche Credit Agricole, BNL e il sistema del credito cooperativo.

L’impatto dei tassi alti

Le banche italiane sono anche quelle che hanno approfittato maggiormente dei rialzi dei tassi di interesse decisi dalla Banca centrale europea a partire dal luglio 2022, insieme agli istituti spagnoli.

Se si prendono in considerazione gli incrementi di redditività, gli istituti che hanno migliorato il proprio Return of Tangible Equity (ROTE) sono stati soprattutto Unicredit (quasi 7 punti) e Intesa Sanpaolo, mentre nella penisola iberica si sono messe in evidenza ING, Bankinter, CaixaBank, Banco Santander, BBVA e Banco Sabadell.

Al contrario, deludenti i risultati delle banche francesi e tedesche, con Deutsche Bank e Commerzbank ancora sotto la doppia cifra.

Il ruolo dei tassi variabili

Ma perché le banche italiane e quelle spagnole sono state le più favorite? Il motivo principale è stata la rivalutazione dei loro attivi rispetto al resto dei grandi enti comunitari grazie all’aggiornamento delle rate ipotecarie sui prestiti a tasso variabile, il più utilizzato nei due Paesi.

L’utile viene messo alla voce margini di interesse e reddito creando un’indiscutibile profittabilità, confermata dalla crescita degli aumenti al 65,5% e al 43,3% ottenuti rispettivamente da Intesa Sanpaolo e Unicredit, quando nel 2022 era meno dell’8%.

BCE attendista?

La Banca centrale europea ha fatto capire recentemente che i tassi inizieranno a scendere non prima del secondo semestre 2024, offrendo alle banche la possibilità di riequilibrare il proprio conto economico nei prossimi mesi, senza fretta.

A dirlo era stata la Presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel corso della conferenza Financial Times Global Boardroom, aggiungendo che l’inflazione dell’eurozona scenderebbe al suo obiettivo del 2% se i tassi di interesse fossero mantenuti ai livelli attuali abbastanza a lungo.

Se la novità è che per la prima volta la Lagarde ha parlato di taglio dei tassi dopo 10 rialzi in 18 mesi, la prospettiva non sembra essere dietro l’angolo.

Acque ancora turbolenti

La barca del settore bancario italiano potrebbe dover affrontare nuove sfide nel futuro, “navigando in acque ancora turbolente”, secondo Scope Ratings.

La concorrenza sui depositi potrebbe aumentare più del previsto nel 2024 tra le banche, anche a causa dei titoli di Stato rivolti agli investitori retail (come il BTP Valore). Anche le prospettive dei prestiti si stanno oscurando poiché la domanda di credito diminuisce”, si legge nel rapporto.

“L'accresciuta tensione nel mercato dei titoli sovrani e la possibilità di una nuova windfall tax sono ulteriori rischi al ribasso”, ha spiegato Boratti, “ma la qualità degli asset è stabile per ora. Anche se il miglioramento dei parametri di qualità creditizia sta giungendo al termine, non vi sono ancora chiari segnali di deterioramento. Ciò è probabilmente dovuto alla resilienza delle imprese e delle famiglie, unita al lasso di tempo tra il rallentamento dell'economia reale e i default”.
Se le posizioni patrimoniali si stanno rafforzando grazie al mantenimento degli utili e alla riduzione delle attività ponderate per il rischio, “la stabilità dei depositi negli ultimi due trimestri potrebbe indicare che i clienti più esperti hanno già spostato i propri soldi dai conti correnti”, anche se da Scope prevedono un maggiore logoramento dei depositi nel 2024, “soprattutto se la BCE manterrà la sua politica dei tassi”, ha aggiunto Boratti.

I cinque rischi al ribasso

Sintetizzando, da Scope hanno individuato cinque principali rischi al ribasso quali un calo maggiore dei prestiti ai clienti, l’accelerazione nella rivalutazione dei depositi, una possibile recessione economica, un sentimento sfavorevole dei mercati finanziari e la riproposizione di una nuova tassa sugli extraprofitti nel caso in cui il governo potrebbe voler compensare gli ingressi mancati con una nuova misura durante il prossimo anno.

“Il punto è che non solo bisogna affrontare il calo dei mutui e dei prestiti, la difficoltà della domanda interna e, forse, anche qualche problema di ciclo economico per le imprese manifatturiere, ma in prospettiva la pioggia di milioni del margine d'intermediazione è destinata a calare. Per questo motivo, un po' tutte le banche si stanno concentrando sulla riduzione dei costi propri e sulle commissioni, oltre che sulla gestione del risparmio” scrive Francesco Bonazzi, Alliance News columnist.

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