Rendimento fino al 20,76% annuo con il certificate sui colossi bancari europei

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
13/04/2026 07:45
Rendimento fino al 20,76% annuo con il certificate sui colossi bancari europei

Prezzo sotto la parità e rendimento elevato. Il Certificate firmato Vontobel con Isin DE000VJ59281 si compra sotto la pari a 980 euro ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: Banca MPS, UniCredit, Commerzbank e Raiffeisen Bank. È il momento di rientrare sulle banche europee, così ha detto Citi in un report recente sul settore.

Il certificate offre un rendimento potenziale annuo del 20,76% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi trimestrali con memoria pari a 46,65 euro. La barriera cedolare parte dal 60% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere al 50% all’ultima data di valutazione (low barrier).

Possibilità di rimborso anticipato a partire dal sesto mese di vita. In caso di una soluzione diplomatica al conflitto in Iran dopo che Trump ha detto di essere “ottimista” su un accordo, il recupero dell’azionario potrebbe far scattare l’autocall già alla prima finestra disponibile del 17 agosto 2026, tra poco più di quattro mesi. L’investitore riceverebbe così 2 cedole (93,30 euro) più 20 euro di capital gain (1.000-980 euro di acquisto), per un rendimento dell’11,56% (33,59% annualizzato). La soglia autocall è decrescente del 3% al trimestre, parte dal 100% del valore iniziale e arriva al 73% finale.

A scadenza (16 febbraio), il capitale è protetto da una barriera posizionata al 60% del livello iniziale dei sottostanti. Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 59,16% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.

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Prezzo sotto la parità e possibilità di rimborso anticipato

Citi invita a tornare sul settore bancario europeo, sostenuto da utili rivisti al rialzo (+3% da inizio anno) grazie a ricavi attesi più solidi. Il contesto dei tassi, con due rialzi attesi dal mercato da parte della Bce, supporta la redditività. Nei prossimi anni l’intelligenza artificiale dovrebbe migliorare efficienza e contenere i costi. Le banche dispongono di capitale in eccesso da destinare a buyback e acquisizioni, con ricavi stimati in aumento intorno al 5% nel 2026 e maggiore attivismo nelle operazioni di M&A come quella tra UniCredit e Commerzbank.

Proprio due titoli più altri due colossi bancari europei (Banca MPS e Raiffeisen Bank) sono i sottostanti del certificate di Vontobel con Isin DE000VJ59281, che vede come punti di forza rendimento elevato, barriera cedolare finale al 50%, possibile autocall tra poco più di quattro mesi.

Si tratta di un prodotto dotato di una barriera cedolare posta inizialmente al 60% del valore iniziale dei sottostanti, ma che alla scadenza si abbassa fino al 50%, aumentando così la probabilità di staccare tutti i premi trimestrali con memoria di 46,65 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che può raggiunge il 20,76%.

Il punto di forza del certificate è proprio quello di unire l’effetto memoria delle cedole a una barriera cedolare molto bassa a scadenza. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole quella più bassa e profonda pari al 50% e, allo stesso tempo, alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.

Lanciato sul mercato il 18 febbraio scorso a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 980 euro con due sottostanti su quattro che quotano oltre il livello iniziale: Raiffeisen Bank segna +7,9% e Commerzbank +3,1%, mentre Banca MPS cede il -3% e UniCredit il -7,2% dal valore iniziale.

Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà 12 premi trimestrali (in totale 559,80 euro di premi, 59,16%), per un potenziale rendimento annuo del 20,76% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 980 euro e tenendo conto della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).

Il calcolo è semplice: 559,80 euro di premi (46,65 euro per 12 cedole trimestrali totali) più 20 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 980 euro), il risultato è 579,80 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 980 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (6 novembre 2028) del 59,16%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 59,16% per 2,85 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 20,76% lordo.

Un altro punto di forza è l'autocall: dopo soli sei mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza trimestrale a barriere decrescenti. Il meccanismo di autocall scatterà dal 17 agosto 2026. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 1.000 euro avendo pagato la cedola del periodo e le precedenti non staccate se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera di rimborso anticipato.

In molti scommettono su una exit strategy di Trump dal conflitto contro l’Iran per evitare una rivolta interna. Si sa che l’elettorato americano è molto sensibile ai prezzi alla pompa, soprattutto quando fra non molto si aprirà la driving season, la stagione dei viaggi estivi e il consensus per questa guerra è molto basso.

Una soluzione diplomatica del conflitto, con lo stesso Trump che ha detto di essere “ottimista” su un accordo, potrebbe innescare un rimbalzo dell’azionario (penalizzato da fine febbraio per il conflitto in Medio Oriente). In tal caso, il certificate potrebbe già andare in autocall il 17 agosto (tra poco più di quattro mesi) con l’investitore che riceverà due cedole da 46,65 euro (nessun premio è già stato pagato) e 20 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 980 euro), portando così l'incasso complessivo a 113,30 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe dell’11,56% (113,30 euro tra premi e capital gain su 980 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 33,59% considerando il breve orizzonte temporale di 4,13 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 17 agosto 2026).

Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, del 3% al trimestre, dal 100% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 73% all'ultima data del 16 febbraio 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione trimestrale a partire dal 17 agosto in poi. Con un autocall fino al 73% l'investitore potrebbe vedersi il certificate rimborsato a 1.000 euro di nominale dopo aver incassato diversi premi a seconda del tempo maturato, e questo nonostante cali fino al 27% dei sottostanti dal livello iniziale.

Il capitale a scadenza (16 febbraio 2029) è protetto da una barriera posta al 60% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione trimestrale è fissata tra poco più di un mese, il 18 maggio 2026. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:

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Ogni tre mesi una cedola con memoria di 46,65 euro

Per l'Isin DE000VJ59281 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni trimsestre l’investitore può incassare un premio con memoria del 4,665% del nominale (1.000 euro), pari a 186,60 euro in un anno. In ogni data di osservazione trimestrale, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto la barriera posta al 60% del valore iniziale, che poi scende giù fino al 50% (low barrier) all’ultima data di valutazione, rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.

Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.

L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 50% unita all’effetto memoria. Per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 12 premi previsti (nessuna cedola è già stata staccata), nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 50% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione (16 febbraio 2029). A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 980 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 559,80 euro e 20 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,85 anni) del 59,16% (20,76% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.

Non bisogna scordarsi dell’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I tre possibili scenari alla scadenza naturale

L'Isin DE000VJ59281 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento molto elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera capitale, osservata solo alla scadenza (16 febbraio 2029), è fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:

  1. Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera capitale il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 559,80 euro di premi (più 30 euro di capital gain se si compra oggi a 980 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola trimestrale e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 980 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 59,16% (20,76% annualizzato).
  2. Se il sottostante con la performance peggiore quoterà tra il 50% e il 60% del valore iniziale verrà incassata lo stesso l’ultima cedola e tutti i premi trimestrali non staccati precedentemente. Il certificate verrà rimborsato in modo proporzionale alla performance del peggiore dei sottostanti. Se, ad esempio, quest’ultimo registrasse un calo del 50% rispetto al valore iniziale, comprando il certificate a 1.000 euro, l’investitore riceverebbe 500 euro a cui si aggiungono 559,80 euro di cedole. Il conto finale sarebbe un +5,98% contro un -50% di performance del peggiore dei sottostanti.
  3. Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 50% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: Banca MPS dista il 38,2%, UniCredit il 35,4%, Commerzbank il 41,8% e Raiffeisen Bank il 44,4%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 980 euro, per un ritorno annualizzato del 20,76%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 25,72% e quello finale al 73,31% nei 2,85 anni di vita residui del prodotto.

Torna l’appeal per le banche europei tra utili e M&A

È arrivato il momento di tornare sulle banche europee. A dirlo è Citi, che evidenzia una combinazione di fattori favorevoli che continuano a sostenere il settore. Tra questi spicca la dinamica degli utili, con le banche che rappresentano uno dei pochi segmenti ancora caratterizzati da revisioni al rialzo dell’Eps, pari a +3% da inizio anno, grazie soprattutto a outlook sui ricavi 2026 superiori alle attese e, in alcuni casi, anche a indicazioni più positive sul fronte dei costi.

Un ulteriore elemento di supporto citato da Citi arriva dalla curva forward dei tassi che, dopo la guerra in Iran, incorpora due rialzi del costo del denaro da parte della Bce nel corso dell’anno, un fattore che tende a sostenere la redditività del settore bancario.

Il settore bancario è visto in miglioramento anche grazie all’adozione dell’intelligenza artificiale, che nei prossimi tre anni dovrebbe favorire progressi in termini di produttività e contenimento dei costi. Citi stima per il settore una crescita dei costi contenuta tra l’1% e il 2% su base annua.

Gli istituti stanno generando livelli significativi di capitale in eccesso, che possono essere destinati a buyback, espansione del credito o operazioni di acquisizione. Citi prevede che una crescita più sostenuta dei volumi di credito e margini di interesse più elevati possano tradursi in un incremento dei ricavi intorno al 5% nel 2026. Le banche mostrano anche una maggiore propensione a utilizzare il capitale in operazioni di M&A, una tendenza destinata a proseguire secondo Citi, che individua una logica industriale e finanziaria in operazioni come Santander-Webster e NatWest-Evelyn, oltre a un possibile deal tra UniCredit e Commerzbank, pur in presenza di ostacoli ancora rilevanti per quest’ultima operazione. Anche Banca MPS e Raiffeisen Bank sarebbero pronte a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente.

Banca MPS

Da radici profonde a nuove frontiere - Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario. È questo il titolo del Piano Industriale 2026-2030 approvato il 27 febbraio scorso dal consiglio di amministrazione di Banca MPS. Tra gli elementi “chiave del piano”, MPS sottolinea come i due brand coinvolti siano “iconici”, ampiamente riconosciuti e sinonimo di fiducia. Il modello di business “diversificato”, completo e resiliente, vede un ruolo chiaro e definito per ciascuna attività nella creazione di valore e rafforzamento della capacità di servizio per i clienti.

La forte complementarità dei business presente un'offerta di prodotti distintiva, in cui asset gathering & wealth management, corporate & investment banking e private banking contribuiscono per circa il 44% dei ricavi complessivi. Inoltre, si sottolinea il franchise commerciale, solido e radicato, capace di generare una crescita sostenibile e profittevole, a cui si aggiunge oltre 1 miliardo di investimenti IT in arco piano per il pieno sviluppo di una piattaforma tecnologica digitale e potenziata dall'intelligenza artificiale. Infine, la banca evidenzia una scala significativa e una posizione patrimoniale best-in-class per cogliere opportunità ad alto valore aggiunto anche in nuovi mercati.

Il piano vede obiettivi finanziari e patrimoniali “chiari”, con un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, con un cagr del 4,6%, sostenuto da un mix di ricavi diversificato e con un contributo crescente della componente commissionale (cagr 2025-2030 pari a +5,6%). Il rapporto cost/income ratio è visto in ulteriore riduzione dal 46% nel 2025 al 38% nel 2030 e l’utile netto adjusted dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030 (3,3 miliardi nel 2028).

Per quanto riguarda il ROTE adjusted, questo viene previsto pari al 18% nel 2030 e il net npe ratio all'1% entro il 2030, con una significativa solidità patrimoniale, con CET1 ratio a circa il 16% lungo l'intero orizzonte di piano, e un elevato buffer di capitale (circa 3 miliardi) che consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti.

Il Piano prevede poi masse in gestione nei Private Markets in crescita da circa 2,5 miliardi nel 2025 a circa 5 miliardi nel 2030. Per la divisione Cib il piano prevede una traiettoria verso un margine di intermediazione pari a circa 1,3 miliardi e un utile ante imposte di circa 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da circa 22 miliardi a 27 miliardi.

UniCredit - Commerzbank

Il board di Commerzbank ha formalmente respinto l'offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da UniCredit il 16 marzo, con cui la banca italiana proponeva di acquistare il 100% delle azioni della banca tedesca non già in suo possesso a un valore complessivo di circa 35 miliardi di euro (pari a circa 40 miliardi di dollari). Il comunicato del consiglio tedesco è stato netto: la proposta “non è allineata con la strategia attuale” e manca delle “informazioni critiche” necessarie per valutare un'operazione che crei valore. A fare ancora più rumore sono state le parole del CEO Bettina Orlopp, che in una conferenza ha definito il prezzo implicito dell'offerta “molto basso” e ha sottolineato di aver scoperto l'intenzione di UniCredit di superare la soglia del 30% tramite un annuncio ad hoc, senza essere stata preventivamente avvisata. Un segnale chiaro di quanto il clima tra le due banche sia tutt'altro che disteso.

UniCredit, guidata dall'amministratore delegato Andrea Orcel, è già il maggiore azionista di Commerzbank con una quota che supera il 30%, raggiunta progressivamente negli ultimi mesi attraverso acquisti di azioni sul mercato e derivati. L'offerta formale lanciata lunedì scorso rappresenta il tentativo di trasformare questa posizione di forza in un controllo pieno, creando quello che sarebbe il più grande polo bancario europeo per capitalizzazione. La logica industriale è chiara: sinergie di costo stimate in miliardi, diversificazione geografica verso il mercato tedesco (il più grande d'Europa) e rafforzamento della base di clientela corporate.

Oltre alla dimensione finanziaria, l'operazione ha una forte valenza politica. Il governo tedesco, azionista di Commerzbank con circa il 12% del capitale, ha già in passato espresso perplessità sull'idea di cedere il controllo della banca a un istituto straniero, in particolare italiano. Il ministero delle Finanze di Berlino non ha ancora commentato ufficialmente il rifiuto del board, ma le posizioni espresse in passato lasciano intendere una resistenza di fondo. La CEO Orlopp ha chiesto a UniCredit di presentare una proposta formale e dettagliata che includa: sinergie quantificate, una struttura di governance post-fusione, un piano occupazionale per i dipendenti tedeschi e un prezzo adeguato per gli azionisti. Senza questi elementi, ogni dialogo rischia di restare bloccato.

La vicenda pone interrogativi concreti su UniCredit, che resta uno dei titoli bancari più seguiti di Piazza Affari. Il sentiment di mercato è moderatamente positivo, ma l'incertezza sull'esito dell'operazione pesa. Gli analisti di settore ricordano che operazioni di questa portata raramente si concludono al primo tentativo: la storia delle grandi fusioni bancarie europee insegna che la pazienza, e la capacità di alzare il prezzo, è spesso la chiave del successo.

Raiffeisen Bank

Raiffeisen Bank è entrata in competizione con NLB Group per il controllo di Addiko Bank. Il confronto è tra due offerte che riflettono strategie diverse ma convergenti sull’espansione nell’Europa centro-orientale.

NLB Group ha annunciato l’intenzione di lanciare un’offerta pubblica di acquisto volontaria su tutte le azioni di Addiko Bank a 29 euro per azione cum dividendo, con l’obiettivo di acquisire una partecipazione di maggioranza significativa attraverso un’operazione interamente in contanti. L’istituto sloveno, che attualmente non detiene azioni Addiko, punta a rafforzare la propria presenza nei mercati dell’Europa centrale e sud-orientale, valorizzando le competenze della banca target nel credito al consumo e nel segmento delle PMI, oltre alla sua piattaforma digitale. Il prezzo incorpora un premio del 25,8% rispetto al prezzo medio ponderato a sei mesi pari e un premio dell’11,6% rispetto alla chiusura dell’8 aprile 2026. L’offerta si colloca inoltre a un livello superiore del 25,8% rispetto ai 23,05 euro per azione indicati da Raiffeisen Bank.

Il gruppo austriaco aveva infatti annunciato l’8 aprile 2026 un’offerta pubblica di acquisto per Addiko pari a 23,05 euro per azione, valutando l’istituto circa 449,5 milioni di euro. Il prezzo coincide con la media ponderata degli ultimi sei mesi e riflette un premio del 20% rispetto al valore patrimoniale intrinseco, risultando circa l’11,3% inferiore rispetto chiusura dell'8 aprile. L’operazione rientra nella strategia di espansione di Raiffeisen nell’area, con un rafforzamento atteso della quota di mercato in Croazia e il ritorno in Slovenia, con prospettive di crescita nel corporate e investment banking e nel segmento delle piccole e medie imprese.

Nel confronto tra le due offerte emerge un divario significativo nelle valutazioni, con la proposta di NLB che introduce una dinamica competitiva per il controllo di Addiko. L’amministratore delegato di NLB, Blaž Brodnjak, ha evidenziato il valore strategico dell’operazione, sottolineando il potenziale di integrazione e le sinergie nei mercati condivisi. Al 31 dicembre 2025, Addiko presentava attività ponderate per il rischio pari a 3,9 miliardi di euro, elemento rilevante nella valutazione complessiva.

Sul piano industriale, NLB prevede l’integrazione delle filiali di Addiko nei cinque mercati in cui entrambe le banche sono presenti, mentre le attività al di fuori dell’Unione Europea saranno oggetto di una valutazione basata su criteri economici. L’operazione è attesa neutrale sugli utili nel primo anno e accrescitiva a partire dal secondo esercizio completo, con un contributo positivo alla redditività nel medio periodo.

Il completamento dell’offerta resta subordinato al raggiungimento di una partecipazione di maggioranza significativa, all’ottenimento delle autorizzazioni delle autorità bancarie e antitrust e al rispetto delle condizioni di mercato, con il deposito del memorandum presso la Commissione austriaca per le acquisizioni. Parallelamente, per Raiffeisen il closing è indicato nel quarto trimestre del 2026, mentre il mercato valuta l’evoluzione del confronto tra i due offerenti e le implicazioni sulla struttura competitiva del settore bancario nell’area.

Il parere degli analisti sui quattro sottostanti

Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli che formano il paniere del certificate si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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Il titolo Banca MPS è monitorato da 13 analisti: sono 9 le raccomandazioni di acquisto (buy), 4 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e nessuno consigliano di vendere (sell). Il target price medio è pari a 10,25 euro, che implica un potenziale rendimento del 29% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.

Positivo il sentiment su UniCredit. Tra i 22 analisti che monitorano il titolo, 16 consigliano buy, 6 suggeriscono hold e nessuno sell. Il prezzo obiettivo medio è di 84,24 euro, che implica un upside potenziale del 26% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.

Situazione più neutrale per Commerzbank: su 19 analisi che seguono il titolo, 8 consigliano buy, 10 suggeriscono hold e 1 sell. Il target price medio è di 37,86 euro, con un potenziale di crescita del 12% rispetto al valore attuale del titolo a Francoforte.

Infine, view positiva per Raiffeisen Bank. Dei 18 analisti che monitorano il titolo, 12 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e 2 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 42,93 euro, che implica un potenziale rendimento del 7% rispetto al valore corrente a Vienna.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VJ59281.

Attenzione: Il Certificate DE000VJ59281 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

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