Rendimento fino al 23% annuo con il certificate sui big bancari europei

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
16/02/2026 08:45
Rendimento fino al 23% annuo con il certificate sui big bancari europei

Prezzo sotto la parità e rendimento elevato. Il Certificate firmato Vontobel con Isin DE000VJ10PP7 si compra sotto la pari a 929 euro ed è scritto su un paniere formato da quattro titoli bancari europei: Intesa Sanpaolo, Banca MPS, UniCredit e Commerzbank.

Il rendimento potenziale annuo è del 23% lordo (calcolato sull'attuale prezzo di acquisto e sulla vita residua del prodotto) grazie a un flusso di premi mensili con memoria pari a 15,50 euro. La barriera cedolare parte dal 100% del livello iniziale dei sottostanti per poi scendere, dell'1% al mese, al 60% con un gradino finale più ampio.

Possibilità di rimborso anticipato dopo nove mesi di vita con la prima finestra che cade a ottobre 2026. La soglia autocall è decrescente dell’1% al mese, dal 100% del valore iniziale al 74% finale. A scadenza (dicembre 2028), tra meno di tre anni, il capitale è protetto da una barriera posizionata al 60% del livello iniziale dei sottostanti.

Acquistando il certificate oggi e sommando tutti i premi rimanenti del prodotto, il potenziale rendimento sarebbe del 66% a scadenza, un ritorno difficile da trovare sul mercato italiano per un prodotto dotato di una barriera così profonda e con sottostanti così solidi.

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Prezzo sotto la parità e sottostanti solidi

Rendimento elevato, barriera finale profonda e quattro solidi istituti di credito in Europa. Questi i punti di forza del certificate con Isin DE000VJ10PP7 di Vontobel dotato di una struttura innovativa che migliora con il passare del tempo. Grazie alla presenza di una barriera cedolare decrescente, il prodotto ha più probabilità di staccare tutti i premi mensili con memoria di 15,50 euro ciascuno, per un rendimento annualizzato che raggiunge il 23%.

Vediamo, nel dettaglio, come funziona e quali sono i pregi e difetti.

Per poter offrire un rendimento così elevato, Vontobel mette in campo una struttura molto efficiente: una barriera cedolare che parte da livelli alti, pari al livello iniziale dei sottostanti, per scendere velocemente al 60% con un gradino finale più ampio.

Il punto di forza del certificate è proprio quello di associare l’effetto memoria sulle cedole a una barriera cedolare molto bassa a scadenza. Il risultato sarà quello di avere come barriera finale di tutte le cedole, quella più bassa pari al 60%, e allo stesso tempo alzare il rendimento medio rispetto a un certificate con barriera fissa.

Lanciato sul mercato lo scorso 31 dicembre a un valore nominale di 1.000 euro, il certificate si compra oggi sotto la pari a 929 euro con un sottostante su quattro che quota oltre il livello iniziale: UniCredit +4,9%, mentre Intesa Sanpaolo cede il -1,9%, Banca MPS il -6,1% e Commerzbank il -7% dal valore iniziale.

Se la barriera cedolare verrà rispettata alla scadenza, l’investitore otterrà ben 35 premi mensili (in totale 542,50 euro di premi, 66%), per un potenziale rendimento annuo del 23% (ipotizzando di acquistare oggi il certificate a 929 euro e tenendo conto della restante vita del certificate inferiore ai tre anni).

Il calcolo è immediato: 542,50 euro di premi (15,50 euro per 35 cedole mensili rimanenti) più 71 euro di capital gain (differenza tra 1.000 euro di rimborso e il prezzo attuale di 929 euro), il risultato è 613,5 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 929 euro e arriviamo a un rendimento da qui alla scadenza (29 dicembre 2028) del 66%. Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende il certificate e confrontarlo con gli altri prodotti sul mercato della stessa tipologia: dividiamo 66% per 2,87 (anni di vita residui del prodotto) e arriviamo a un ritorno annuo del 23% lordo.

Un altro punto di forza è l'autocall: dopo nove mesi di vita l’investitore può approfittare del rimborso anticipato con cadenza mensile a barriere decrescenti. Il meccanismo di autocall scatterà dal 1° ottobre 2026. Come funziona? Il certificate verrà ritirato a 1.000 euro avendo pagato tutte le cedole precedenti se tutti i sottostanti quoteranno a un livello almeno pari alla barriera di rimborso anticipato.

In caso di autocall già il 1° ottobre, l’investitore avrà ricevuto otto cedole da 15,50 euro (il primo premio è già stato staccato) e 71 euro di capital gain (acquistando il certificate oggi a 929 euro), portando così l'incasso complessivo a 1.195 euro. Il rendimento al momento dell'autocall sarebbe del 21% (195 euro tra premi e capital gain su 929 euro di acquisto), per un ritorno annualizzato pari al 33,6% considerando il breve orizzonte temporale di 7,50 mesi (periodo da oggi alla prima data di autocall del 1° ottobre 2026).

Come dicevamo anche le barriere del rimborso anticipato sono decrescenti, dell'1% al mese, dal 100% del livello iniziale dei sottostanti alla prima data di valutazione, fino ad arrivare al 74% all'ultima data del 1° dicembre 2028, aumentando così le possibilità di rimborso anticipato prima della scadenza. La possibilità di autocall si presenterà a ogni data di valutazione dal nono mese in poi. Un autocall fino al 74% è un grande punto di forza perché l'investitore potrebbe vedersi il certificate rimborsato a 1.000 euro di nominale aver incassato diversi premi a seconda del tempo maturato, e questo nonostante cali fino al 26% dei sottostanti.

Il capitale a scadenza (29 dicembre 2028) è protetto da una barriera posta al 60% del livello iniziale del sottostante, all’interno del paniere, con la performance peggiore. La prossima data di valutazione mensile è fissata per il prossimo 2 marzo. Di seguito la tabella che mostra i principali livelli di riferimento del certificate:

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Se rendimento elevato, barriere finali profonde, sottostanti solidi e possibile autocall possono rappresentare i pregi, il prezzo da pagare per avere un potenziale ritorno annuo del 23% è dato dal rischio di vedere un sottostante scendere più velocemente della barriera, quindi perdere oltre il 40% dal livello iniziale senza mai recuperare. In questo caso, i premi potrebbero rimanere tutti in pancia al prodotto. A compensare questo scenario avverso, il possibile stacco delle cedole grazie all'effetto memoria potrebbe avvicinare il prezzo del certificate ai 1.000 euro di valore nominale. Basterà infatti trovare, in una data di valutazione, i sottostanti sopra la barriera cedolare (60% a scadenza), per recuperare tutti i premi non distribuiti in precedenza, quando la barriera dei premi era posizionata sui livelli di prezzo più elevati.

Ogni mese una cedola con memoria di 15,50 euro

Per l'Isin DE000VJ10PP7 il flusso cedolare rappresenta il principale punto di forza del certificato. Ogni mese l’investitore può incassare un premio con memoria dell’1,55% del nominale (1.000 euro), pari a 186 euro in un anno. In ogni data di osservazione mensile, la cedola verrà distribuita se nessuno dei sottostanti si troverà sotto una barriera discendente nel tempo: infatti, si parte da una barriera pari al 100% del valore iniziale che si abbassa dell’1% ogni mese per arrivare fino al 60% (lo scalino all’ultima data di valutazione del 29 dicembre 2028 è maggiore e pari a 6 punti percentuali), rendendo più probabile il pagamento di tutti i premi. Le cedole verranno quindi pagate anche in caso di ribassi dei sottostanti, basta che ogni mese alle date di osservazione il calo dal valore iniziale del titolo peggiore, all'interno del paniere, non superi il rispettivo livello barriera.

Un ruolo importante lo ricopre l’effetto memoria: un premio non pagato non è definitivamente perduto ma rimane in pancia al prodotto. Nelle successive date di osservazione, qualora si verifichino le condizioni che danno diritto al pagamento, i premi non pagati in precedenza vengono distribuiti tutti insieme compresa la cedola relativa a quel periodo di osservazione.

L'obiettivo di questo certificate è quello di aumentare le possibilità di stacco di tutti i premi, grazie a una barriera finale al 60% del livello iniziale unita all’effetto memoria. Grazie a questa struttura innovativa, per chiudere l’investimento in bellezza e portare a casa tutti i 35 premi previsti (la prima cedola è già stata staccata), nessuno dei sottostanti dovrà crollare del 40% dal livello iniziale all’ultima data di osservazione, ovvero il 29 dicembre 2028. A quel punto l’investitore, al prezzo di oggi di 929 euro, avrà portato a casa un flusso di cedole pari a 542,50 euro e 71 euro di capital gain, pari un rendimento da qui alla scadenza (tra 2,87 anni) del 66% (23% annualizzato).

Il punto di forza è quello di lasciare lavorare al meglio il tempo e i soldi investiti per poter offrire premi più alti e una barriera cedolare più bassa rispetto ai classici Cash Collect tradizionali. Oggi non è facile trovare sul mercato un certificate che renda così tanto con una barriera dei premi così profonda.

Non va dimenticata l’efficienza fiscale dei certificate. I premi di questo prodotto sono considerati dal Fisco “redditi diversi” e, in quanto tali, possono compensare le eventuali minusvalenze presenti nello zainetto fiscale dell’investitore. Con questo sistema è possibile recuperare il credito fiscale derivante dalle perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I due possibili scenari alla scadenza finale

L'Isin DE000VJ10PP7 ha l'obiettivo di arrivare a scadenza, offrendo un rendimento davvero elevato con lo stacco di tutte le cedole sfruttando l’effetto memoria e una barriera cedolare molto bassa. La barriera a capitale, osservata solo alla scadenza (29 dicembre 2028), è profonda e fissata al 60% dal valore iniziale dei sottostanti. Il capitale investito è così protetto da discese fino a -40% dal livello iniziale dei sottostanti. In caso di mancato evento di autocall, alla scadenza naturale saranno due gli scenari possibili:

  1. Se tutti e quattro i sottostanti quoteranno sopra, o allo stesso livello, della barriera il certificate verrà rimborsato al valore di emissione di 1.000 euro a cui vanno aggiunti 542,50 euro di premi (più 71 euro di capital gain se si compra oggi a 929 euro). L’investitore riceverà quindi anche l’ultima cedola mensile e i premi eventualmente non pagati trattenuti in memoria. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 929 euro, il rendimento complessivo a scadenza raggiungerebbe il 66% (23% annualizzato).
  2. Se, invece, alla scadenza finale anche solo uno dei sottostanti dovesse quotare sotto il 60% dal valore iniziale, il certificate verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei titoli all'interno del paniere. A questo valore dobbiamo però aggiungere eventuali cedole staccate durante la vita del certificate, che andrebbero così a compensare la perdita sul capitale. Per fare il calcolo esatto, ad oggi impossibile, dovremmo sapere l'ammontare dei premi distribuito.

Ipotizziamo che il prodotto valga 1.000 euro e che il worst of accusi un ribasso del 50% dal valore iniziale: il certificate verrà rimborsato a 500 euro (50% del valore iniziale). A questo valore dobbiamo aggiungerci le eventuali cedole staccate. Ad esempio, se dovesse staccare in totale 511,5 euro (33 premi su 35) saremmo più che in pari sul nominale. Con un worst of al 40% del valore nominale (-60% di performance) e un rimborso a 400 euro è più facile aspettarsi una perdita.

Attualmente, i sottostanti si trovano ben distanti dalla barriera sul capitale: UniCredit dista il 42,8%, Banca MPS il 36,1%, Intesa Sanpaolo il 38,9% e Commerzbank il 35,4%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Altro aspetto, ogni volta che il certificate si porterà sotto la pari il rendimento sale. Oggi il certificate passa di mano a 929 euro, per un ritorno annualizzato del 23%. Per flussi cedolari bassi lo si avverte poco, ma con flussi cedolari elevati la differenza è sostanziale. Ad esempio, acquistando il certificate a 900 euro, il rendimento annuo salirebbe al 24,87% e quello finale al 71,39% nei 2,87 anni di vita residui del prodotto.

Risiko bancario e i numeri dell’intero 2025

Il 2026 potrebbe rivelarsi un altro anno all’insegna del risiko bancario in Europa, con colossi come Intesa Sanpaolo, Banca MPS, UniCredit e Commerzbank pronti a giocare partite decisive che potrebbero ridisegnare gli equilibri del mercato del credito del Vecchio Continente. Anche i risultati dell’intero 2025 hanno confermato la solidità di questi quattro gruppi bancari nel panorama europeo.

Intesa Sanpaolo

Utili in aumento per Intesa Sanpaolo nel 2025, mentre la banca italiana annuncia anche il nuovo piano relativo al periodo 2026-2029.

La banca ha chiuso il 2025 con un utile netto di 9,3 miliardi di euro, segnando una crescita del 7,6% rispetto al 2024, “a fronte di oltre un miliardo allocato a valore sull'utile ante imposte dell'anno con le azioni gestionali per l'ulteriore rafforzamento della sostenibilità futura dei risultati del gruppo”.

Nel solo quarto trimestre l'utile è salito del 15,6% a 1,7 miliardi a fronte degli 1,6 miliardi previsti dal consensus di mercato.

Nel 2026 Intesa Sanpaolo prevede di raggiungere un utile netto di circa 10 miliardi, risultato che sarà ottenuto grazie alla “crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell’attività assicurativa, con interessi netti in aumento anche grazie all'hedging sulle poste a vista e alla crescita dei volumi, costi stabili, significativa riduzione degli accantonamenti” e a fronte di un “aumento della tassazione (dovuto alla Legge di Bilancio italiana) e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo”.

L’istituto guidato da Carlo Messina ha comunicato anche il nuovo piano 2026-2029, caratterizzato da un significativo potenziale di crescita grazie alle sinergie di gruppo.

Gli obiettivi di fine piano prevedono proventi operativi netti in crescita del 3% medio annuo a 30,7 miliardi e costi operativi in calo dello 0,5% medio annuo a 11,3 miliardi.

La banca punta a ottenere un ritorno sul capitale del 22% e del 27% sul capitale tangibile, mantenendo un coefficiente Cet 1 sopra il 12,5% in ciascun anno del quadriennio 2026-2029.

Banca MPS

Un 2025 di crescita per Banca Monte dei Paschi di Siena, a cui ha contribuito sensibilmente l’entra nel gruppo di Mediobanca.

La banca senese, infatti, ha chiuso lo scorso anno con un utile netto in crescita (+17,7%) rispetto al 2025 (1,95 miliardi), a 2,75 miliardi, mentre compresa Mediobanca (quarto trimestre), il risultato sale a 3,03 miliardi. La crescita di Mps nel quarto trimestre (utile netto a 1,35 miliardi) deriva dai crediti d’imposta di cui ha beneficiato per l’integrazione di Piazzetta Cuccia.

L'utile netto del quarto trimestre consolidato al netto del gruppo Mediobanca si è attestato a 1.384 milioni di euro. I ricavi complessivi del trimestre sono stati pari a 1.903 milioni, con un incremento del 2% rispetto al trimestre precedente. L'Ebitda è stato sostenuto da una crescita delle commissioni nette del 4,9% trimestre su trimestre.

Mps ha annunciato che il piano industriale di integrazione con la banca di piazzetta Cuccia sarà presentato il prossimo 27 febbraio.

In linea con quanto già indicato nel contesto dell'offerta su Mediobanca e in coerenza con gli obiettivi dell'Opas, gli impegni assunti e le prescrizioni ricevute nell'ambito del procedimento autorizzativo con l'Autorità di Vigilanza, hanno registrato "un'accelerazione le attività finalizzate alla piena integrazione tra i due istituti bancari per il massimo sviluppo delle sinergie industriali annunciate con l'operazione".

In questo quadro, spiega il Monte, sarà definita la struttura del gruppo, "pienamente allineata al razionale industriale dell'offerta e orientata alla massimizzazione della creazione di valore", mediante la valorizzazione delle competenze distintive e delle risorse professionali in un modello operativo specializzato, con Mediobanca quale legal entity focalizzata sulle attività di corporate & investment banking e private banking di alta fascia. Le linee guida della riorganizzazione societaria verranno finalizzate nelle prossime settimane, con l'obiettivo di arrivare all'approvazione definitiva del piano di integrazione entro il 26 febbraio, in conformità alle prescrizioni regolamentari connesse all'autorizzazione della Bce nell'ambito dell'Opas.

UniCredit

Un 2025 caratterizzato “ancora una volta da una crescita e una redditività da record”. Con queste parole UniCredit ha annunciato i suoi risultati trimestrali e annuali, caratterizzatesi anche dall’aumento delle previsioni per l’anno in corso dopo aver superato le aspettative su “tutte le linee operative, sull’utile netto e sul capitale”.

Per Piazza Gae Aulenti si tratta del 20° trimestre consecutivo di crescita redditizia e in grado di generare capitale, che permettono di “superare le nostre stesse aspettative”.

Passando ai numeri, UniCredit ha chiuso il 2025 con un utile netto di 10,6 miliardi, in crescita del 13,6% rispetto al 2024 e superando così le attese del consensus degli analisti pubblicato sul sito della banca di 10,7 miliardi.

La crescita dell’utile è arrivata nonostante “1,4 miliardi di poste straordinarie per rafforzare e proteggere ulteriormente la traiettoria di medio periodo futura”. Queste voci includono costi di ristrutturazione per l'uscita volontaria di personale, l'ammortamento di alcuni asset It e 240 milioni di hedging sulle partecipazioni strategiche (Alpha e Commerzbank).

“Abbiamo dato prova ulteriore di una efficienza operativa fra le migliori nel settore e pari al 38%” e “la nostra ambizione sta portando con costanza a sovraperformare in termini di crescita redditizia e in grado di generare capitale e in termini di distribuzioni, e siamo fiduciosi di poter mantenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni”, ha affermato l’ad Andrea Orcel.

La seconda banca italiana per dimensioni ha dichiarato di puntare a un utile netto di 11 miliardi di euro quest'anno, quando in precedenza prevedeva 10 miliardi per il 2027, dopo aver superato le previsioni degli analisti per il 2025. Il Rote è atteso superare il 20% nel corso dell’anno e i ricavi netti sono visti oltre i 25 miliardi, in crescita del 5%, con costi uguali o inferiori ai 9,4 miliardi (-1%).

Nel 2028 gli utili sono visti a circa 13 miliardi, con Rote oltre il 23%, ricavi netti a 27,5 miliardi (+5% medio annuo dal 2025) e costi inferiori a 9,2 miliardi (-1% medio annuo). L'utile e il dividendo per azione sono visti in crescita a doppia cifra nel periodo 2025-2028 e con “una costante traiettoria positiva anche successivamente”.

Commerzbank

La banca tedesca Commerzbank ha chiuso il 2025 con numeri migliori del previsto e rilancia per il 2026. In un momento in cui il mercato continua a interrogarsi sulle ambizioni di UniCredit, primo azionista con una quota vicina al 29%, la banca tedesca sceglie di rispondere con i risultati e con una guidance più ambiziosa.

L’utile netto 2025 si è attestato a 2,63 miliardi di euro, in lieve calo rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dei costi di ristrutturazione legati al piano di efficientamento. Il dato è però superiore alle attese degli analisti, che si fermavano intorno a 2,5 miliardi. Senza gli oneri straordinari, l’utile sarebbe cresciuto del 13% su base annua, avvicinandosi ai 3 miliardi e segnando un livello record per la banca.

Il messaggio che arriva da Francoforte è chiaro: la redditività operativa è solida e il percorso di trasformazione, pur comportando costi nel breve termine, sta producendo effetti tangibili.

Il vero cuore del business resta il Net Interest Income, il margine d’interesse, cioè la differenza tra interessi attivi su prestiti e investimenti e interessi passivi sui depositi. È la metrica chiave per valutare la qualità dei ricavi di una banca commerciale.

Nel quarto trimestre 2025 il margine d’interesse è risultato leggermente sotto le attese, ma la banca ha mostrato una buona tenuta complessiva dei ricavi, pari a 3,1 miliardi. Gli accantonamenti su crediti sono rimasti sotto controllo e il CET1 ratio si è attestato al 14,7%, livello che conferma una posizione patrimoniale solida.

Inoltre, Commerzbank ha rivisto al rialzo la guidance per il 2026. L’utile netto dovrebbe superare il precedente target di 3,2 miliardi di euro, grazie a un miglioramento delle prospettive sul margine d’interesse, ora atteso intorno a 8,5 miliardi rispetto agli 8,4 miliardi indicati in precedenza.

La revisione non è enorme in valore assoluto, ma è significativa nel messaggio: in una fase in cui l’effetto positivo dei tassi più alti tende gradualmente ad attenuarsi, Commerzbank ritiene di poter mantenere una redditività sostenuta.

Da quando Unicredit ha accumulato una partecipazione rilevante nel capitale, il dossier aggregazione è diventato strutturale nel pricing del titolo. UniCredit ha chiarito che valuterà eventuali mosse solo se l’operazione sarà accrescitiva e non diluitiva per i propri azionisti. Commerzbank, dal canto suo, insiste sulla strategia standalone.

La banca tedesca può contare anche sul sostegno implicito del governo federale, che detiene oltre il 12% del capitale. L’opposizione politica a un’acquisizione straniera non è mai stata nascosta e ha contribuito a rallentare le mosse di UniCredit.

Negli ultimi mesi la sovraperformance rispetto a UniCredit si è attenuata, segnale che il mercato sta ricalibrando le aspettative e attende sviluppi più concreti. Per gli investitori, il punto centrale resta la sostenibilità dei margini in un contesto di tassi meno favorevoli e la capacità di generare utili superiori ai 3 miliardi in modo strutturale. Se il 2026 dovesse confermare il superamento del target di 3,2 miliardi, la banca rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione negoziale.

La view degli analisti sui quattro titoli

Le raccomandazioni degli analisti sui quattro titoli sottostanti si confermano complessivamente positive, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

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Il titolo UniCredit è monitorato da 24 analisti: sono 15 le raccomandazioni di acquisto (buy), 6 esperti dicono di mantenere le azioni in portafoglio (hold) e 3 consigliano di vendere (sell). Il target price medio è pari a 82,93 euro, che implica un potenziale rendimento dell’11% rispetto al valore corrente a Piazza Affari.

Ancora più positivo il sentiment su Intesa Sanpaolo. Tra i 27 analisti che monitorano il titolo, 18 consigliano buy, 6 suggeriscono hold e 3 sell. Il prezzo obiettivo medio è di 6,74 euro, che implica un upside potenziale del 14% rispetto alla quotazione attuale del titolo a Piazza Affari.

Situazione favorevole anche per Banca MPs: su 13 analisi che seguono il titolo, 8 consigliano buy, 4 suggeriscono hold e nessuno sell. Il target price medio è di 10,27 euro, con un potenziale di crescita del 22% rispetto al valore attuale del titolo a Piazza Affari.

Infine, situazione più bilanciata per Commerzbank. Dei 21 analisti che monitorano il titolo, 8 consigliano buy, 10 suggeriscono hold e 3 dicono sell. Il prezzo obiettivo medio è di 34,45 euro, che implica un potenziale rendimento del 6% rispetto al valore corrente a Francoforte.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto di questo certificate con Isin DE000VJ10PP7.

Attenzione: Il Certificate DE000VJ10PP7 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Vontobel gode di un buon rating: I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

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