Potenziale rendimento fino al 17,29% annuo per il certificate sul trio bancario di Piazza Affari

Comunicazione Pubblicitaria Certificati
24/07/2025 13:30
Potenziale rendimento fino al 17,29% annuo per il certificate sul trio bancario di Piazza Affari

Il certificate targato Barclays con ISIN XS3025646046 su Banca MPS, Banco BPM e UniCredit si compra sotto la pari a 99 euro e stacca premi mensili con memoria di 1,38 euro, condizionati da una barriera cedolare posta al 60% del valore iniziale dei sottostanti. il potenziale rendimento annuo può arrivare fino al 17,29%, considerando l’attuale prezzo di mercato e la durata residua del prodotto. Il rendimento sale ulteriormente al 19,55% annualizzato se il certificate viene rimborsato anticipatamente alla prima finestra utile di febbraio 2026. A scadenza, prevista tra meno di tre anni (maggio 2028), il capitale investito è protetto a patto che nessuno dei sottostanti perda oltre il 40% rispetto al livello iniziale.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Prezzo sotto la pari e possibilità di autocall

Un flusso cedolare generoso, tre big bancari del Ftse Mib e una barriera profonda a protezione del capitale. Queste sono le caratteristiche vincenti del Cash Collect firmato da Barclays con ISIN XS3025646046, attualmente scambiato sotto la pari a 99 euro, che offre un rendimento potenziale annuo del 17,29% (calcolato in base alla vita residua del prodotto e al prezzo di oggi). Il prodotto prevede cedole mensili con effetto memoria da 1,38 euro e una barriera sia cedolare che a protezione del capitale al 60% del valore iniziale dei sottostanti.

Al momento, UniCredit quota sopra il livello iniziale con un rialzo del +10,5% e Banco BPM del +1,8%, mentre Banca MPS risulta in calo del -11,4%. Tuttavia, questo ribasso è legato in parte allo stacco del dividendo avvenuto lo scorso 19 maggio: MPS ha distribuito 86 centesimi per azione (pari a circa il 10,6% della chiusura precedente). Tale distribuzione dovrebbe progressivamente essere riassorbita dai corsi azionari man mano che matura il nuovo dividendo.

Acquistabile a 99 euro, il certificate consente l’incasso, in caso di tenuta della barriera fino alla scadenza, di 34 cedole mensili (i primi due premi sono già stati pagati), per un ammontare complessivo di 46,92 euro, a cui si aggiungerebbe un capital gain di 1 euro (differenza tra il prezzo di acquisto e il rimborso a 100 euro). Rapportando il rendimento complessivo alla vita residua inferiore ai tre anni (2,80 anni), il ritorno annualizzato si attesta al 17,29% (46,92 euro di cedole più 1 euro di capital gain diviso 99 euro investiti siamo a 48,40% in 2,80 di anni residui si arriva al 17,29%).

È prevista anche la possibilità di rimborso anticipato (autocall) dopo nove mesi di vita, con la prima finestra utile che cade il 16 febbraio 2026. In tale occasione, se tutti i sottostanti saranno sopra il livello iniziale, il prodotto verrà rimborsato a 100 euro, a cui si aggiungeranno sette cedole da 1,38 euro (i primi due premi sono già stati staccati), per un guadagno complessivo di 109,66 euro. In meno di sette mesi (6,61 mesi), rappresenta un rendimento del 10,77% (9,66 euro di premi più 1 euro di capital gain su 99 euro di acquisto), equivalente a un ritorno annualizzato del 19,55%.

A favorire il rimborso anticipato è inoltre la presenza di una soglia autocall decrescente, che parte dal 100% del livello iniziale e si riduce dell’1% al mese, fino ad arrivare al 74%. Questo meccanismo aumenta progressivamente le probabilità di rimborso anticipato nelle date di valutazione successive alla prima, sostenendo il prezzo del prodotto vicino a 100 euro quando sono maggiori sono le probabilità di autocall.

Di seguito una tabella riassuntiva dei principali livelli di riferimento del certificate:

Immagine contenuto

Ogni mese un premio con memoria di 1,38 euro

Il certificate di Barclays (SIN XS3025646046) riconosce premi mensili con memoria pari a 1,38% del nominale (100 euro), per un totale annuo di 16,56 euro. Calcolato sul prezzo attuale (99 euro) e sulla vita residua del prodotto (2,80 anni), il potenziale rendimento annuo può raggiungere il 17,29%.

Il conto è semplice: 46,92 euro di premi (1,38 euro per 34 cedole totali da qui a scadenza) più 1 euro di capital gain, il risultato è 47,92 euro. Dividiamo questo numero per il prezzo di acquisto (usiamo quello attuale) di 99 euro e arriviamo a un rendimento del 48,40% da qui alla scadenza (maggio 2028). Ora annualizziamo il rendimento per capire, all'anno, quanto rende questo certificate per confrontarlo con altri Cash Collect: dividiamo 48,40% per 2,80 (anni residui) e arriviamo a ritorno del 17,29% annuo.

Il pagamento dei premi è subordinato a una barriera cedolare del 60% rispetto al livello iniziale dei sottostanti. Ciò significa che, in ogni data di osservazione mensile, la cedola viene riconosciuta se nessuno dei tre titoli sottostanti (Banca MPS, UniCredit e Banco BPM) accusa una perdita superiore del 40% dal valore iniziale.

Un elemento importante che facilità lo stacco di tutte le cedole è l’effetto memoria: se in una data di osservazione le condizioni per il pagamento del premio non sono soddisfatte, la cedola non viene persa ma trattenuta “in memoria”. Alla prima occasione utile in cui i requisiti vengono rispettati, l’investitore riceve tutti i premi arretrati insieme a quello del mese corrente. La prossima data utile per la valutazione della cedola è fissata per il 18 agosto 2025.

Dal punto di vista fiscale, i premi di questo certificate rientrano nella categoria dei “redditi diversi” e possono essere utilizzati per compensare minusvalenze pregresse nel cosiddetto “zainetto fiscale” con le plusvalenze conseguite. Ciò consente agli investitori di recuperare il credito fiscale derivante dalle le perdite registrate entro i successivi quattro anni dalla loro realizzazione.

I due possibili scenari alla scadenza naturale (maggio 2028)

In assenza di un evento di rimborso anticipato, per il certificate si prospettano due scenari alternativi alla scadenza naturale, fissata al 15 maggio 2028. La barriera a protezione del capitale, pari al 60% del valore iniziale dei sottostanti, verrà osservata esclusivamente alla scadenza, offrendo una protezione del capitale fino a un ribasso del 40% dal livello iniziale.

  • Nel primo scenario, se alla data di valutazione nessuno dei sottostanti si troverà sotto la barriera, il certificate verrà rimborsato al valore nominale di 100 euro, cui si aggiungeranno l’ultima cedola da 1,38 euro ed eventuali premi “in memoria” non ancora corrisposti. Considerato il prezzo di acquisto attuale di 99 euro, il rendimento complessivo raggiungerebbe il 48,40% in un orizzonte temporale di 2,80 anni (pari al 17,29% annualizzato).
  • Nel secondo scenario, qualora anche solo uno dei sottostanti risultasse sotto la barriera, il capitale non sarebbe protetto e il rimborso sarà legato alla performance del titolo peggiore. Ad esempio, un calo del 50% del worst of comporterebbe un rimborso di 50 euro, a cui si sommerebbero le eventuali cedole mensili già incassate, che andrebbero così a compensare parzialmente la perdita in conto capitale.

In questo momento, i sottostanti mostrano un margine di sicurezza rispetto alla barriera a protezione del capitale: UniCredit è distante il 45,7%, Banco BPM il 41,1% e Banca MPS il 32,3%, rafforzando le probabilità di uno scenario favorevole a scadenza.

Il risiko bancario entra nel vivo in Italia

Il 2025 sarà ricordato come l’anno del grande risiko bancario in Italia, con una serie di operazioni di fusione e acquisizione (M&A) che stanno profondamente ridefinendo l’assetto del sistema creditizio nazionale.

Tra i protagonisti principali c’è Banca MPS che il 24 gennaio ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca, provocando un terremoto ai vertici della finanza italiana. Operazione gradita dal governo che ha già fatto sapere che non eserciterà il golden power.

L’obiettivo è la creazione del terzo gruppo bancario italiano, mettendo insieme le attività di credito commerciale dell’istituto senese con quelle di investment banking e wealth management di Mediobanca. Secondo Lovaglio, si tratterebbe non tanto di una fusione classica, quanto di una “combinazione tra istituti complementari”, nella quale entrambi i marchi (MPS e Mediobanca) rimarranno attivi e distinti.

L’istituto di piazzetta Cuccia ha però sin da subito rigettato l’offerta in quanto “non concordata e fortemente distruttiva di valore”. La partita si è poi complicata dopo l'annuncio da parte di Mediobanca di un'Ops su Banca Generali da 6,3 miliardi di euro, finanziata interamente in azioni Assicurazioni Generali già in portafoglio.

Il 25 giugno è arrivata la notizia che la Bce ha concesso il via libera Ops di MPS su Mediobanca. L’autorizzazione dell’istituto di Francoforte riguarda sia la partecipazione di controllo diretta su Piazzetta Cuccia che indiretta in Mediobanca Premier e Compass Banca. Il cda di MPS nei giorni scorsi aveva compiuto un altro passaggio clou, verso l'operazione di acquisizione di piazzetta Cuccia esercitando la delega all'aumento di capitale da 13,1 miliardi al servizio dell'offerta.

Il 2 luglio l’istituto senese ha comunicato l’ok all’operazione arrivato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Si tratta di un’approvazione “incondizionata” all’acquisizione del controllo di Mediobanca. Sempre il 2 luglio la Consob ha approvato il documento di offerta relativo all’Ops. Per ciascuna azione di Piazzetta Cuccia portata in adesione all’offerta, MPS riconoscerà un corrispettivo unitario rappresentato da 2,533 azioni ordinarie dell'offerente di nuova emissione. Il periodo di adesione è iniziato il 14 luglio 2025 e terminerà l'8 settembre 2025 (salvo proroghe).

In un’intervista rilasciata a Bloomberg TV, Lovaglio si è detto fiducioso del buon esito dell’Ops sulla banca d'affari milanese. “Siamo convinti che supereremo il 66%”, ha affermato, specificando che la soglia minima indicata del 35% “è solo una questione tecnica”. Un altro passaggio importante è stato il riferimento al sostegno dei due principali azionisti di Mediobanca: il gruppo Caltagirone e Delfin (holding della famiglia Del Vecchio). Lovaglio ha dichiarato di aver “ricevuto supporto da entrambi”, ma ha anche voluto precisare che tutte le decisioni sono state prese “in autonomia”, senza interferenze. Un messaggio chiaro, volto a rafforzare l’idea di un progetto industriale indipendente, nato da una visione strategica e non da un accordo tra poteri forti.

In questo scenario in rapida evoluzione, Banco BPM emerge come attore chiave. Il cda si è detto favorevole all’aumento di capitale di MPS per l’Ops su Mediobanca, allineandosi con i principali soci privati, Caltagirone e Delfin, e con il MEF, ancora titolare dell’11,73% di MPS. Tuttavia, Piazza Meda ha più volte ribadito l’intenzione di restare stand-alone, senza superare il 10% in MPS.

Ad aprile, Banco BPM ha concluso con successo l’Opa su Anima Holding, acquisendone quasi il 90%, ben oltre la soglia del 66,67% inizialmente fissata. L’operazione ha rafforzato il posizionamento strategico della banca, che però è finita nel mirino di UniCredit: il 28 aprile è partita l’Ops su BPM che però si è risolta con un nulla di fatto.

L’offerta si è scontrata con le condizioni stringenti del golden power, tra cui l’obbligo per Anima di mantenere per cinque anni l’attuale livello di investimenti in titoli governativi italiani (circa 90 miliardi) e la cessazione delle attività in Russia entro gennaio 2026. Il ceo di UniCredit, Andrea Orcel, ha espresso perplessità sulle prescrizioni del decreto e preannunciato un ricorso al TAR del Lazio, con il supporto dell’UE per ottenere un chiarimento formale sull’applicazione del golden power, non adottato invece per l’operazione MPS-Mediobanca.

La sentenza del TAR del Lazio non è stata risolutiva e allora UniCredit ha deciso il 23 luglio di ritirarsi dell’offerta per Banco BPM. Secondo l'istituto di piazza Gae Aulenti, “la condizione relativa all’autorizzazione golden power non è soddisfatta” e la clausola decisa dal governo avrebbe “impedito a UniCredit di dialogare con gli azionisti di Bpm nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito”. Pertanto, prosegue l’istituto, “i vertici di BPM hanno dunque privato i propri azionisti del dialogo che normalmente avviene durante un periodo di offerta per comprendere il valore creato dalla combinazione e determinare le condizioni che sarebbero state accettabili per andare avanti”.

"La mia responsabilità principale è di agire nel migliore interesse di UniCredit e dei nostri azionisti” e “la continua incertezza sull'applicazione delle prescrizioni del golden power non giova a nessuno dei due. Abbiamo quindi deciso di ritirare la nostra offerta”, spiegava Orcel nella nota.

Ora Banco BPM è “tornata libera”, in quanto con il ritiro dell’Ops da oggi decade la passivity rule che aveva impedito al cda operazioni straordinarie e quindi ridotto al minimo le possibilità di difendersi dall’assalto di UniCredit. Ma è ancora presto per festeggiare, in quanto l’imprevedibilità a cui ha abituato Andrea Orcel fa consigliare a molti di non abbassare la guardia.

Per questo motivo è possibile che venga convocato nei prossimi giorni un cda straordinario di Banco BPM per fare il punto sulla situazione e provare a guardare al futuro. Perché se è vero che l'istituto condotto da Giuseppe Castagna ha fatto dell'esistenza stand-alone un punto d'onore, non si possono ignorare i segnali che arrivano tutto intorno. Come la richiesta alla Bce del primo socio Crédit Agricole di salire oltre il 20%, mossa che, secondo molti, nasconderebbe una partecipazione sotto soglia d'Opa tramite strumenti finanziari. Se un’eventuale salita nel capitale di piazza Meda da parte dei francesi appare di difficile realizzazione, indiscrezioni di mercato parlano di un dialogo tra Castagna e Crédit Agricole, data “in fermento”, che potrebbe portare a qualche mossa inaspettata.

Parallelamente, l'attenzione si concentra anche oltre i confini nazionali e sull’altra preda di UniCredit, la banca tedesca Commerzbank, di cui la banca di piazza Gae Aulenti detiene una quota del 28%. Orcel ha dichiarato che i negoziati con il nuovo governo tedesco richiederanno tempo. Dopo il via libera della Bce e dell’antitrust tedesco per l'incremento della partecipazione fino al 29,99% dell’istituto tedesco, restano da ottenere ulteriori autorizzazioni, con una possibile conclusione dell'iter non prima dell'inizio dell'autunno.

Il parere degli analisti sulle tre banche italiane

Il sentiment degli analisti sui tre titoli sottostanti si conferma complessivamente positivo, rafforzando ulteriormente le prospettive favorevoli per il prodotto.

Immagine contenuto

Banca MPS è seguita da 9 analisti: di questi, 4 raccomandano l’acquisto (buy), 4 suggeriscono di mantenere la posizione (hold) e 1 ha un giudizio di vendita (sell). Il target price medio si attesta a 8,30 euro, con un upside potenziale del 13% rispetto alle quotazioni correnti su Piazza Affari.

Su Banco BPM, il sentiment si presenta mediamente neutrale, ma privo di indicazioni negative: 5 analisti consigliano buy e 10 suggeriscono hold. Il prezzo obiettivo medio è di 10,69 euro, che implica un potenziale di crescita dell'8% rispetto ai prezzi attuali.

Il quadro più favorevole riguarda UniCredit, coperta da 22 analisti: 14 raccomandano buy, 6 indicano hold, mentre solo 2 consigliano sell. Il target price medio è pari a 59,62 euro, che implica un potenziale upside del 7% dai livelli attuali di prezzo.

La combinazione tra distanza dalle barriere e prospettive positive degli analisti dovrebbe offrire una cornice di relativa tranquillità per gli investitori che valutano l'acquisto del certificate.

Attenzione: Il Certificate XS3025646046 è soggetto ad un livello di rischio pari a 6 su una scala da 1 a 7.

Ricordiamo che investire in certificati espone l’investitore al rischio fallimento dell’emittente e a quello di azzeramento di un sottostante, casi che possono comportare la perdita dell’intero investimento.
Barclays gode di un buon rating:

  • A1 da parte di Moody

  • A+ da parte di S&P

I potenziali rendimenti indicati sono sempre al lordo della tassazione.
Prima di ogni investimento leggere sempre tutti i documenti scaricabili dalla pagina del prodotto dell’emittente.

Questo articolo è stato scritto grazie alla sponsorizzazione di un emittente o di un intermediario. Le informazioni in esso contenute non devono essere considerate né interpretate come consulenza in materia di investimenti. Eventuali punti di vista e/o opinioni espressi non sono intesi e non devono essere interpretate come raccomandazioni o consigli di investimento, fiscali e/o legali. Orafinanza.it non si assume alcuna responsabilità per azioni, costi, spese, danni e perdite subiti a seguito di informazioni, punti di vista o opinioni presenti su questo sito. Prima di intraprendere decisioni di investimento, invitiamo gli utenti a leggere la documentazione regolamentare sempre disponibile per legge sul sito dell'emittente ed ottenere una consulenza professionale.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Bond a 20 anni in sterline

Ogni anno cumula cedole del 10%. Richiamabile dal secondo anno.

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it