Ridotte le previsioni di crescita 2023 per l’Italia, arriva la disinflazione


La Commissione europea si mostra leggermente più pessimista per la crescita economica italiana rispetto a qualche mese fa, ma il calo dei prezzi dell’energia e degli alimentari fanno tirare un sospiro di sollievo.


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Riprende la crescita

Anche se la disinflazione sembra essere arrivata anche in Italia, le previsioni della Commissione europea sulla nostra economia per l’anno in corso sono state ridotte, seppur di poco.

Evitata la recessione, al contrario della Germania, il Prodotto Interno Lordo italiano dovrebbe superare l’1% solo nel 2025, ovviamente salvo avvenimenti per ora non prevedibili.

Se Berlino arranca, comunque pronta a riprendersi in fretta, molti degli altri Paesi europei sembrano poter crescere molto più dell’Italia: è il caso della Francia, ma anche di Portogallo e Spagna, per non parlare di altre nazioni più piccole e dinamiche.

Le previsioni sull’Italia

Oggi la Commissione europea ha diffuso le sue previsioni economiche di autunno, rivedendo al ribasso le sue previsioni sulla crescita del PIL italiano nel corso del 2023, riducendole allo 0,7% rispetto allo 0,9% indicato in precedenza.

L’economia del nostro paese potrebbe migliorare maggiormente nel 2024, anno in cui la Commissione ora si attende una crescita dello 0,9%, aumentando così lo 0,8% previsto in precedenza.

Migliori le previsioni relative al 2025, quando il PIL italiano potrebbe salire dell’1,2%.

La disoccupazione dovrebbe scendere leggermente nei tre anni in esame, passando dal 7,6% del 2023 al 7,4% nel prossimo anno, fino al 7,3% nel 2025.

Per quanto riguarda il deficit, la Commissione si attende un 5,3% quest’anno, per poi ridursi a 4,4% nel prossimo e al 4,3% nel 2025.

Inoltre, il rapporto debito/Pil è visto scendere leggermente a 139,8% nel 2023 ma tornare ad aumentare a 140,9% entro il 2025, “dato che il differenziale tra crescita economica e tassi di interesse diventa meno favorevole e l'avanzo primario diventa leggermente positivo solo nel 2025”, spiega Bruxelles.

L’inflazione secondo l’Istat

Oggi è stato anche il giorno dell’Istat che ha pubblicato il suo preliminare sull’inflazione nel mese di ottobre, riducendo le sue stime.

I prezzi dovrebbero essere scesi dell’1,7% il mese scorso su base annuale, rispetto ad una lettura preliminare di +1,8%, ai minimi dal luglio 2021 (+1,9%), grazie al calo dei prezzi energetici e degli alimentari.

Il crollo dei prezzi appare ancora maggiore se si considera il dato di settembre, registrato al +5,3% sempre su base annuale, dopo essere cresciuta dello 0,2% su mese.

Qualche preoccupazione rimane per l’inflazione di fondo (al netto degli energetici e degli alimentari freschi), calata in misura minore, attestandosi a +4,2% (da +4,6% di settembre), così come quella al netto dei soli beni energetici (a +4,2% da +4,8%).

L’inflazione acquisita per il 2023 risulta pari a +5,7% per l’indice generale e a +5,1% per la componente di fondo.

Calano energetici e alimentari

“La drastica discesa del tasso di inflazione si deve in gran parte all’andamento dei prezzi dei beni energetici, in decisa decelerazione tendenziale a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con ottobre 2022, quando si registrarono forti aumenti dei prezzi del comparto”, spiega l'Istituto nella nota diffusa sul suo sito internet, aggiungendo che i non regolamentati calano del 17,7% e i regolamentati del 31,7%.Anche i beni alimentari hanno contribuito al ridimensionamento dell’inflazione, il cui tasso tendenziale scende a +6,3%, esercitando un freno alla crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+6,1%).

Il parere dei consumatori

Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, il calo dell’inflazione è soltanto “un miraggio”, in quanto è “dovuto alla matematica, visto che nell'ottobre del 2022 si era raggiunto il record dell'inflazione annua dell'11,8%, un primato che non si aveva dal marzo del 1984, e, quindi, il confronto su base annua risulta falsato. In ogni caso, resta una stangata per gli italiani”.

In ogni caso, avvisa l’UNC, resta “la stangata per gli italiani: per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l'inflazione a +1,7% significa comunque un aumento del costo della vita pari a 525 euro su base annua, per una coppia con 1 figlio la spesa aggiuntiva annua è pari a 457 euro”.

La crescita in Europa

Le previsioni sull’Italia si confrontano con un’attesa della Commissione di un aumento dello 0,6% nel 2023 per il PIL sia dell’Unione europea che dell’eurozona.

Questa previsione risulta inferiore dello 0,2% se paragonata a quella diffusa in estate e dello 0,4% se invece ci si riferisce alle attese fatte dalla stessa Commissione la scorsa primavera.

Un’accelerazione del PIL nella UE dovrebbe arrivare nel 2024, quando potrebbe crescere dell’1,3%, con un ribasso previsionale dello 0,1%, per poi aumentare fino a raggiungere l’1,7% nel 2025.

Un confronto con i maggiori Paesi europei vede la Germania finire in recessione nel corso di quest’anno (+0,3%), per poi tornare a crescere nel 2024 (+0,8) e nel 2025 (+1,2%).

Performance migliore per la Francia, in continua crescita nel 2023 (+1%), nel 2024 (+1,2%) e nel 2025 (+1,4%).

Manca il motore

Il rallentamento dell’economia europea è dovuto alla mancanza di “un solido motore di crescita”, spiega la Commissione, con elementi di debolezza soprattutto nel consumo e sul fronte esterno.

Il consumo privato è rimasto “sostanzialmente stagnante” complessivamente, in quanto la crescita nominale dei salari ha continuato a rimanere indietro rispetto all’inflazione.

Le vendite al dettaglio sono calate su base annua fino all’estate, frenate dagli elevati livelli di prezzi nei carburanti automobilistici e nel settore alimentare.

Resiste la spesa per i servizi, in parte grazie alla ripresa degli arrivi turistici nell’area UE, anche se sono calate le esportazioni e il commercio netto ha contributo positivamente alla crescita soltanto perché la diminuzione delle importazioni ha superato quelle delle esportazioni.

Aumento solo marginale per gli investimenti (pubblici e privati) nel primo semestre 2023, frenata della produzione a causa di una manodopera ancora carente, degli elevati costi energetici e dei finanziamenti, con l’edilizia in frenata.

L’impatto dell’inflazione ha pesato anche sull’attività commerciale, limitando il potere di acquisto, con i servizi ad alta intensità di manodopera ancora stagnanti dopo la rapida ripresa dello scorso anno.

Crescita costante, invece, per i servizi IT e aziendali, i quali rappresentano un quinto del valore aggiunto loro della UE.

Disinflazione europea

Per quanto riguarda i prezzi, Eurostat aveva indicato una stima preliminare di inflazione annua nell’eurozona del 2,9% a ottobre 2023, in calo rispetto al 4,3% di settembre.

Oggi la Commissione si attende nella UE “aumenti robusti nei salari, guidati dal parziale recupero sfalsato delle perdite di potere d'acquisto passate, nel corso del 2024-25”.

I prezzi dell'energia in costante diminuzione dovrebbero spingere l'inflazione generale verso il basso dal 6,1% di quest'anno al 2,7% nel 2024 e al 2,3% nel 2025, mentre si prevede che il tasso di inflazione al netto di energia e alimentari diminuirà più lentamente.

Dopo l'incremento del 2023, si prevede che i costi unitari del lavoro diminuiranno gradualmente, basandosi su piccoli guadagni di produttività.

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