Segnale forte sull’argento: a marzo record di importazioni in Cina

Segnale forte sull’argento: a marzo record di importazioni in Cina

La domanda resta sostenuta nonostante le tensioni internazionali. Tra investitori retail e industria solare, il mercato globale continua ad avere un’impostazione bullish con un costante squilibrio tra domanda e offerta

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La Cina fa il pieno e il mercato resta in deficit

Il mercato dell’argento torna sotto i riflettori dopo un inizio d’anno turbolento. A sostenere il metallo è oggi un dato che arriva da Pechino e che, da solo, racconta molto delle dinamiche in atto: nel mese di marzo la Cina ha importato 836 tonnellate di argento, un livello mai visto prima e quasi tre volte superiore alla media dei mesi di marzo degli ultimi dieci anni, pari a circa 306 tonnellate. Un’accelerazione che, come riporta Bloomberg citando i dati delle dogane cinesi, riflette un mix di domanda finanziaria e industriale che continua a sorprendere per intensità.

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Il doppio motore: investitori retail e industria solare

A spingere gli acquisti sono stati soprattutto due fattori. Da un lato, gli investitori retail cinesi si sono riversati su lingotti di piccolo taglio, visti come alternativa più accessibile rispetto all’oro, diventato ormai troppo caro dopo il rally degli ultimi mesi. Dall’altro, il settore fotovoltaico – che da solo assorbe circa un quinto della domanda globale di argento – ha anticipato gli acquisti prima della cancellazione, dal primo aprile, dei rimborsi fiscali sulle esportazioni.

Il risultato è stato un forte disallineamento tra prezzi domestici e internazionali, con quotazioni in Cina nettamente più elevate. Questo ha aperto opportunità di arbitraggio, attirando metallo da tutto il mondo, spesso attraverso Hong Kong. Una dinamica che, tuttavia, difficilmente potrà durare a lungo. “Questo livello di importazioni non è sostenibile”, ha osservato a Bloomberg Zijie Wu di Jinrui Futures, sottolineando come la Cina resti anche uno dei principali produttori globali di argento.

Prezzi tra guerra e ripresa

Sul fronte delle quotazioni, l’argento si muove oggi attorno agli 80 dollari l’oncia, in una fase di stabilizzazione dopo settimane molto volatili. Il metallo aveva toccato un massimo storico a 115 dollari lo scorso 26 gennaio, prima di correggere bruscamente con l’esplodere della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso i timori di inflazione e penalizzato gli asset non remunerativi.

Nell’ultimo mese, tuttavia, si è assistito a un recupero significativo (+15%), che si inserisce in una tendenza ancora molto positiva su base annua: negli ultimi dodici mesi l’argento segna infatti un rialzo del 143%. Un andamento che riflette la natura ibrida del metallo, a metà strada tra bene rifugio e materia prima industriale.

Il nodo dell’industria e i rischi di rallentamento

Proprio sul fronte industriale si concentrano alcune incognite. Pechino ha annunciato l’intenzione di ridurre la sovraccapacità nel settore solare, una mossa che potrebbe limitare la produzione e quindi la domanda di argento. Allo stesso tempo, prezzi ancora elevati potrebbero spingere i produttori a sostituire, dove possibile, l’argento con metalli di base più economici.

A questo si aggiunge il rallentamento della domanda retail globale, che tende a seguire il momentum dei prezzi: dopo il picco di gennaio, l’interesse degli investitori individuali si è temporaneamente raffreddato.

Un mercato strutturalmente in deficit

Nonostante queste incertezze di breve periodo, il quadro di fondo resta favorevole. L’ultimo Annual Outlook del Silver Institute, pubblicato il 15 aprile, prevede per il 2026 un sesto anno consecutivo di deficit nel mercato globale dell’argento. Il disavanzo è stimato in aumento del 15% fino a 46,3 milioni di once.

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A sostenere questo squilibrio sono soprattutto la forte domanda di lingotti e monete – prevista in crescita del 18% – e una dinamica dell’offerta meno brillante. La produzione mineraria è attesa in lieve calo, mentre la riduzione delle attività di hedging da parte dei produttori limita ulteriormente la disponibilità di metallo. Il riciclo, in aumento del 7%, contribuirà solo in parte a compensare questa flessione.

Outlook: nuvole nel breve, ma scenario costruttivo

Il conflitto in Medio Oriente continua a rappresentare una variabile chiave per le quotazioni nel breve termine, alimentando volatilità e incertezza. Tuttavia, secondo il Silver Institute, il quadro potrebbe migliorare nella seconda parte dell’anno. Anche in uno scenario di tensioni prolungate, il rallentamento della crescita globale e le pressioni sui conti pubblici potrebbero spingere al ribasso i rendimenti reali, creando un contesto favorevole per i metalli preziosi.

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