Stati Uniti: aumento demografico positivo, ma il calo dell’immigrazione frena la crescita nel breve termine

14/04/2026 06:15
Stati Uniti:  aumento demografico positivo, ma il calo dell’immigrazione frena la crescita nel breve termine

Cominciamo dalle notizie negative. L’immigrazione netta negli Stati Uniti è crollata bruscamente lo scorso anno, diminuendo di quasi il 54%. Ora la buona notizia. L’aggiunta netta di immigrati dello scorso anno (1,3 milioni) è stata comunque ben superiore alla media degli ultimi 35 anni, che si attesta a soli 964.000 persone

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Prezzi alla produzione USA MoM di marzo in uscita oggi (stima +1,2% contro +0,7% di febbraio). Il dato è particolarmente importante perché indica quanta parte dell’aumento dei costi dovuti all’energia si è già infiltrato nell’economia reale.

Cominciamo dalle notizie negative. L’immigrazione netta negli Stati Uniti è crollata bruscamente lo scorso anno, diminuendo di quasi il 54%. L’immigrazione ha aggiunto 1,3 milioni di persone alla popolazione americana nel 2025, rispetto ai 2,7 milioni del 2024. Lo indicano gli ultimi dati dell’U.S. Census Bureau. Questo calo ha contribuito a una crescita della popolazione USA di appena lo 0,5% nel 2025, portando il totale a 341,8 milioni di abitanti.

Ora la buona notizia e, se vogliamo, quella che smentisce la narrazione dominante secondo cui “il cielo ci sta cadendo sulla testa” sull’immigrazione americana. L’aggiunta netta di immigrati dello scorso anno (1,3 milioni appunto) è stata comunque ben superiore alla media degli ultimi 35 anni, che si attesta a soli 964.000 persone. Ciò che manca nel racconto pessimistico è il fatto che i flussi migratori sono stati artificialmente gonfiati nel periodo 2022-2024 a causa delle politiche migratorie molto permissive dell’amministrazione Biden.

In un certo senso, i flussi di immigrazione netta stanno semplicemente tornando alla media storica.

A questo va aggiunto che lo scorso anno negli Stati Uniti ci sono stati oltre 500.000 nati in più rispetto ai decessi. Il risultato è che l’America si conferma una rara eccezione tra i paesi sviluppati, continuando a registrare una crescita demografica positiva. Questo in netto contrasto con l’Europa, il Giappone, la Corea del Sud e persino la Cina, dove la crescita della popolazione è ferma o in calo.

Il punto chiave è il seguente. Mentre gran parte del mondo sta invecchiando, riducendosi o entrambe le cose, gli Stati Uniti restano una delle poche grandi economie avanzate che continua ad aggiungere popolazione. E aggiungere popolazione conta. Una dinamica demografica favorevole influenza i driver fondamentali della crescita economica. Pensiamo alla crescita della forza lavoro, all’aumento dei consumi, a una maggiore capacità di innovazione e a una maggiore sostenibilità fiscale.

Al contrario, popolazioni che invecchiano e si ridimensionano creano forti venti contrari, come per esempio la carenza di manodopera, il rallentamento della crescita e le pressioni fiscali dovute all’assistenza a una popolazione anziana in espansione. In altre parole, pur non essendo immune al problema dell’invecchiamento demografico, gli Stati Uniti, a nostro avviso, sono in condizioni nettamente migliori rispetto al resto del mondo, considerato che la sua popolazione continua a crescere.

Guardando al futuro, crediamo che gli Stati Uniti, anche con una crescita demografica modesta, ma combinata con guadagni di produttività guidati dall’innovazione, siano in grado di mantenere una crescita economica più solida rispetto ai propri pari e generare buoni rendimenti di mercato nel lungo periodo.

Quindi tutto bene? Beh, non necessariamente. Nel breve periodo il forte rallentamento dell’immigrazione netta riduce temporaneamente la crescita della forza lavoro, la domanda interna (consumi e investimenti residenziali). Tanto è vero che il ritmo di espansione del PIL, secondo le stime di vari istituti, potrebbe essere negativa di 0,2-0,4 punti percentuali nel 2026-27.

Oltre alla crescita economica attesa più bassa, soprattutto se l’immigrazione dovesse rimanere contenuta, si verificherebbe anche nel mercato immobiliare e dei settori legati alla domanda demografica (costruzioni, retail, alcuni servizi). Da non sottovalutare poi i settori più esposti alla manodopera immigrata, quali l’agricoltura, l’edilizia, l’hospitality, la sanità, che potrebbero vedere costi del lavoro in aumento o difficoltà di espansione.

Lo scenario descritto non è catastrofico per gli USA, anzi conferma un vantaggio demografico relativo rispetto alle altre economie del mondo, che dovrebbe tradursi in performance economica e di mercato migliore rispetto alla media dei paesi sviluppati. Il calo dell’immigrazione rappresenta però un freno temporaneo alla crescita, che rende ancora più importante il tema della produttività e dell’innovazione tecnologica.

Secondo gli analisti, gli investitori più attenti dovrebbero mantenere un’esposizione preferenziale all’economia americana, ma con enfasi sulle aziende che crescono grazie alla tecnologia piuttosto che solo alla demografia e monitorare attentamente eventuali ulteriori restrizioni (o aperture) sui flussi migratori.

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