Stellantis a muso duro convince Londra: aiuti per fare auto elettriche

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Il governo inglese si è detto pronto a sostenere la conversione della fabbrica di Ellesmore Port che il Ceo Tavares aveva minacciato di chiudere. In arrivo sostegni finanziari e il via libera all’import di componenti e batterie. Domani i risultati 2020 del gruppo italo-francese: previsti ricavi a 136 miliardi e un utile di 2,6 miliardi


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Una partita difficile nel clima confuso del dopo-Brexit

Sembra avviata verso una conclusione positiva la trattativa fra Stellantis e il governo britannico sul possibile rilancio della fabbrica di Ellesmore Port, nel Nordovest dell’Inghilterra, vicino a Liverpool, dove fino ad oggi sono state prodotte auto Opel e Vauxhall.

Nelle scorse settimane il confronto ha assunto toni anche aspri, con l’azienda che ha minacciato la chiusura dell’impianto se non avesse ottenuto dal governo di Londra aiuti ben definiti per convertirlo in una fabbrica di veicoli elettrici.

“Il governo è assolutamente impegnato ad assicurare il futuro della fabbrica”, ha detto lunedì 1 marzo il ministro per il Business e l’energia, Kwasi Kwarteng, intervenendo in Parlamento. “Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane continueremo il dialogo con l’azienda”.

A rischio 1.000 posti di lavoro diretti e 7.000 dell’indotto.

La fabbrica di Ellesmore Port, che conta circa 1.000 dipendenti, rischia di diventare la prima vittima industriale della Brexit. Stellantis sta considerando di convertire l’impianto per passare alla produzione di auto elettriche, anche perché la Gran Bretagna marcia decisa verso il divieto di produrre auto con motori termici dopo il 2030. Ma per realizzare il suo intento, il gruppo automobilistico ha chiesto al governo di Londra un sostegno finanziario e soprattutto l’impegno, nel complicato quadro del dopo-Brexit, a garantire l’arrivo senza problemi delle batterie e di quei componenti disponibili solo all’estero.

Visti gli elementi di incertezza presenti nell’accordo sulla Brexit firmato a dicembre da Ue e Gran Bretagna, a gennaio il Ceo di Stellantis, Carlos Tavares, aveva deciso di congelare ogni investimento in Gran Bretagna. Considerando l’indotto, i posti di lavoro a rischio se la fabbrica di Ellesmore Port dovesse chiudere sono oltre 7mila.

Il governo inglese, ha detto lunedì Kwarteng in Parlamento, sta cercando di fare nascere un’industria nazionale per la produzione di batterie: “Stiamo valutando molti siti per realizzare nuovi impianti. Ho la forte speranza che possiamo raggiungere una conclusione soddisfacente per garantire la continuità degli investimenti e dare supporto a Stellantis”.

Il consensus degli analisti indica un rapporto Prezzo/Utile di 6, inferiore a Volkswagen

Domani, mercoledì 3 marzo, Stellantis annuncerà i risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2020. Secondo il consensus degli analisti, il gruppo nato dalla fusione fra Fiat e Peugeot dovrebbe chiudere l’anno nero del Coronavirus con un fatturato di 136 miliardi di euro e un utile netto di 2,6 miliardi. Per il 2021 gli analisti si aspettano una crescita del fatturato a 154,3 miliardi (+13,4%) e un incremento dell’utile a 6,4 miliardi (+140%).

Stellantis ha debuttato in Borsa lo scorso 18 gennaio segnando un prezzo di 13,5 euro. Da allora il titolo è salito del 3,5% al prezzo attuale di 13,96 euro. Sulla base dell’utile previsto per il 2021, il P/E del gruppo automobilistico italo-francese è 6 e si confronta con il 6,6 di Volkswagen e il 18,5 di Renault.


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