Stellantis ai minimi storici: dazi, Hormuz e utili in crollo affondano il titolo

Stellantis chiude la settimana a 5,53 euro, segnando un crollo di oltre il 46% in dodici mesi e toccando nuovi minimi pluriennali. La tempesta perfetta di dazi sull'auto, chiusura dello Stretto di Hormuz e stime degli analisti in continuo ribasso trasforma il colosso automobilistico italo-americano in uno dei titoli più discussi — e più temuti — del 2026. Oggi un modesto rimbalzo tecnico del +2,13% non cambia il quadro d'insieme.
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Un anno di crollo: -46% in dodici mesi
Stellantis NV (STLAM.MI) ha chiuso venerdì 20 marzo a 5,53 euro, segnando un ribasso del 46,1% rispetto ai 10,26 euro di marzo 2025. La discesa si è accelerata drammaticamente nel 2026: solo a inizio anno il titolo quotava 9,72 euro, per poi perdere un ulteriore 41,9% in meno di tre mesi. Il punto di svolta più brutale è arrivato il 6 febbraio, quando la pubblicazione dei risultati annuali ha innescato un crollo in una sola seduta di circa il 25%, da 8,16 a 6,11 euro, con volumi record di oltre 237 milioni di azioni scambiate. Oggi, lunedì 23 marzo, il titolo guadagna il +2,13% a 5,65 euro in un rimbalzo tecnico di breve respiro.
La triplice pressione: dazi, Hormuz e utili in caduta
Tre fattori convergenti spiegano la crisi di Stellantis:
- Dazi auto USA: l'amministrazione Trump ha mantenuto i dazi del 25% sulle importazioni di veicoli dall'Europa, colpendo direttamente i modelli prodotti fuori dagli Stati Uniti. Stellantis, che assembla parte della sua gamma in Italia, Polonia e Germania, è tra i costruttori più esposti
- Chiusura dello Stretto di Hormuz: come riportato da Yahoo Finance nelle ultime ore, la tensione in Medio Oriente con la chiusura dello stretto sta alzando i costi delle materie prime e dei componenti per l'intera filiera automobilistica, comprimendo ulteriormente i margini
- Utili in caduta libera: le stime EPS per il 2025 sono crollate da 1,60 euro stimati 90 giorni fa a 0,72 euro attuali, con ben 4 revisioni al ribasso nell'ultimo mese da parte degli analisti. Il consensus punta ora su ricavi di 152,8 miliardi di euro per l'esercizio corrente, in calo del 2,6% rispetto all'anno precedente
Cramer boccia il titolo: «Non posso raccomandarlo»
A certificare il pessimismo che circonda Stellantis è arrivata nelle ultime ore la dichiarazione di Jim Cramer, il celebre conduttore di Mad Money su CNBC: «Non posso raccomandarlo... è ai minimi da 52 settimane. È una casa del dolore». La citazione, ripresa da vari media finanziari, fotografa il sentiment negativo che circonda il titolo. Il sentiment normalizzato degli investitori rilevato a inizio marzo si attestava ancora a 0,88-0,93 su scala 1, ma si trattava di dati precedenti all'ultima ondata di notizie negative. Sul fronte positivo, la società sta espandendo l'accesso ai Supercharger Tesla per i suoi veicoli elettrici tramite la piattaforma Free2move Charge con adattatori NACS, e sta integrando tecnologie ibride di Blue Nexus e Robert Bosch sui nuovi modelli Jeep.
Le stime degli analisti: recupero atteso, ma lontano
Nonostante il momento difficile, il consensus degli analisti prevede una ripresa nel medio termine. Per l'esercizio 2026 le stime EPS si attestano a 0,89 euro, con un rimbalzo del +213% rispetto al 2025, mentre per il 2027 la stima media sale a 1,64 euro. Tuttavia, le revisioni restano prevalentemente al ribasso: negli ultimi 90 giorni la stima EPS 2026 è stata tagliata da 1,94 euro agli attuali 0,89 euro, un calo del 54%. La forchetta delle stime è ampia — tra 0,63 e 1,04 euro — segnalando elevata incertezza. I ricavi attesi per il 2026 si collocano intorno ai 160,6 miliardi di euro, con una crescita del +4,7% rispetto al 2025.
Cosa monitorare: i rischi e le opportunità per gli investitori
Per gli investitori retail italiani che seguono Stellantis — quotata sia a Piazza Affari (STLAM.MI) che a Wall Street — i fattori da monitorare nei prossimi mesi sono:
- Evoluzione dei dazi USA: qualsiasi accordo commerciale tra Washington e Bruxelles potrebbe innescare un rimbalzo significativo
- Chiusura dello Stretto di Hormuz: un'eventuale de-escalation ridurrebbe la pressione sui costi delle materie prime
- Piano industriale: il mercato attende con attenzione aggiornamenti sulla strategia elettrica e sulla ristrutturazione dei costi sotto la guida del CEO Antonio Filosa
- Valutazione: con un prezzo di 5,65 euro e stime EPS 2026 a 0,89 euro, il P/E implicito è di circa 6,3x, storicamente basso per il settore — ma che riflette l'elevato rischio percepito. Il titolo quota ora al 45% in meno rispetto al valore contabile stimato, un dato che potrebbe attirare investitori value a lungo termine.
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