Stellantis, continua la crisi dei chip: nuovi stop alla produzione in Nord America

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La casa automobilistica continua a riscontrare problemi alla produzione a causa della carenza di semiconduttori che sta impattando sull’attività di tutto il settore, aumentando il numero delle fabbriche costrette a fermare i loro lavori.


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Si ferma la produzione in Nord America

Stellantis ancora invischiata nella crisi dovuta alla carenza di semiconduttori e costretta a fermare nuovi impianti produttivi. Questa volta è il turno della fabbrica di Jefferson North, a Detroit, che vedrà sospendere le sue attività nella settimana che inizia il 27 settembre. Si tratta dei siti di produzione dei pick-up Ram pesanti, del Jeep Grand Cherokee e dei veicoli Dodge

Sempre in Nord America, la stessa decisione è stata presa per gli impianti di Belvidere (Illinois), dove si produce il crossover Jeep Cherokee, Brampton (Ontario) e Saltillo in Messico, mentre riprenderanno i lavori a Windsor (Ontario) dal prossimo lunedì.

Da Stellantis hanno cercato di rassicurare sottolineando che la società “continua a lavorare a stretto contatto con i fornitori per mitigare gli impatti di produzione causati dai vari problemi della catena di approvvigionamento che affrontano l’industria”, secondo quanto dichiarato dalla portavoce Jodi Tinson in un comunicato.

L’allarme sulla carenza di chip

La carenza globale di forniture continua a rappresentare un grosso problema per l’industria automobilistica e da Stellantis avevano già lanciato l’allarme nei giorni scorsi. “La situazione contingente è difficile”, spiegava Davide Mele, deputy chief operating officer (numero due) della Regione Europa di Stellantis.

“La pandemia ha prima condizionato pesantemente l’industria automobilistica e alla ripartenza ha visto un tasso d’inflazione delle materie prime significativo e l’inaspettata mancanza di microchip che mostrano quanto è fragile la capacità di adattamento della filiera nell’approvvigionamento dei semiconduttori”, aggiungeva il COO.

Per cercare di recuperare, i lavoratori della casa automobilistica stanno “lavorando 24 ore al giorno”, ma la società deve “gestire la contingenza temporanea, adattare la competitività allo stato attuale della fornitura, che all’inizio sembrava passeggero, ma ora appare più strutturale”, continua Mele, mostrandosi ottimista nonostante tutto: “continuiamo nel nostro impegno di investimenti e raggiungimento degli obiettivi della fusione”.

Mentre il mercato europeo fatica a riprendersi, però, il piano da 5 miliardi sull’Italia lanciato da Stellantis nel 2019 “è in fase di implementazione” e la società sta continuando a investire sul futuro”, ha aggiunto Mele.

Il piano al 2030, inoltre, “è in fase di sviluppo, verrà condiviso con fornitori, parti sociali e governo nel momento della maturazione. È un piano a step che stiamo condividendo con la trasparenza necessaria”.

L’accordo con sindacati e ministero

Nel frattempo, le associazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr ieri hanno firmato un accordo con Stellantis e il Ministero del Lavoro per l'esodo volontario di 390 lavoratori a non più di 5 anni dalla pensione, per l'assunzione di 130 giovani a tempo indeterminato.

L’intesa prevede anche le riduzioni di orario massime al 20% per media mensile di gruppo e non oltre il 49% a livello individuale.

A queste, scrive il Sole 24 Ore, si aggiunge un piano di formazione per 6.500 addetti e il ricorso agli ammortizzatori sociali.


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